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Quella che non sono

ConfyLab

Ecco l’altra storia del Confylab numero 44 che ha avuto più voti dalle nostre lettrici: Quella che non sono di Silvia Alimonti. Ve la proponiamo sul blog 

storia vera di Silvia Alimonti

Esiste l’amicizia tra uomo e donna? Per tanto tempo ho creduto di sì, aprendo il mio cuore a un ragazzo che mi ha ripagato nel peggiore dei modi, dando di me un’immagine che non rispettava la realtà. È una ferita ancora aperta 

 

È stato uno di quei momenti particolari, quelli che io definisco spartiacque, a rivelarmi una verità in cui credo fermamente ancora oggi, forse comprensibile o forse assurdamente ridicola: l’amicizia tra uomo e donna non esiste. E questa convinzione non ha nulla a che fare con un tradimento fisico, ma con un segreto che ha reso il mio cuore di adesso un mosaico. 

Quando ero al liceo mi sentivo molto più a mio agio con i ragazzi, il fatto che amassi guardare ogni domenica le partite di calcio mi rendeva parte del loro gruppo, quello che tutte le mattine si riuniva nei corridoi per discutere delle ultime novità del calciomercato. Ed è stato proprio lì, tra quelle mura che dovrebbero proteggerti e preservare la tua innocenza, che ho incontrato Matteo, un ragazzone di quasi due metri, dalla battuta pungente sempre pronta e gli occhi da orso buono. Tra noi c’è stata subito un’intesa speciale, una di quelle che va al di là del semplice legame di amicizia, ma che sta a un passo da quello dell’amore. Se avessi dovuto immaginare un fratello maggiore, lo avrei creato esattamente a sua immagine e somiglianza, non avrei cambiato una virgola, né il suo sguardo da sbruffone né il suo spiccato disappunto per le regole. Lui era uno di quelli che aveva ideali in cui credeva fermamente e non era importante quanto questi fossero eticamente validi, ma l’ardore con cui amava parlarne. Li proteggeva dai pareri contrastanti con tutte le sue forze ed era proprio questo senso di protezione che Matteo aveva sviluppato nei miei confronti, perché all’epoca ero una ragazzina molto insicura e spaventata dal giudizio altrui. Tutti avevano notato gli effetti positivi di questa amicizia su di me, Lui mi faceva bene e io al suo fianco mi sentivo al sicuro, come se non importasse più cosa mi potesse succedere di brutto nella vita perché avrei avuto un amico che mi avrebbe teso una mano: il mio paracadute. Io e Matteo avevamo la fortuna di non abitare troppo distanti, così usciti da scuola passavamo una buona mezz’ora in metropolitana da soli a parlare di tutto. Eravamo una strana coppia, il gigante buono e la ragazza timida, per questo non tutti i nostri compagni di classe comprendevano quello strano legame.

Dopo quasi un anno di solida amicizia senza tentennamenti, era arrivato anche per me il momento della prima cotta. Tutte le adolescenti sognano di innamorarsi di un ragazzo più grande, magari uno di quelli che vedono tutti i giorni nei corridoi della scuola. E così Francesco aveva iniziato a farsi spazio nella mia vita, occupando parte del ruolo che da tempo avevo affidato a Matteo.

Non ci vedevo niente di male in questo, lo ritenevo un passaggio di testimone inevitabile. Ma nessuno di loro due trovava equa la ripartizione del mio tempo, entrambi volevano di più, e io mi trovavo in equilibrio precario su una fune dalla quale sarei potuta cadere da un momento all’altro. Per mesi avevo continuato a coltivare la mia solida amicizia con Matteo e le nostre chiacchierate quotidiane in metropolitana, mentre Francesco aveva imparato a tollerare un legame che esisteva già da prima del suo arrivo.

Fu la mia compagna di banco Ilenia a far crollare il mio sfavillante castello dorato, che sembrava indistruttibile, ma che mi accorsi troppo tardi di come fosse semplicemente fatto di carta. A raderlo al suolo fu lo scoppio di una vera bomba a orologeria, quella che la mia amica probabilmente si teneva per sé da un po’ di tempo. Io e Ilenia eravamo al cinema a vedere una commedia italiana quando fui pietrificata dall’assurda domanda sussurratami all’orecchio: «È vero che vai a letto con Matteo e che avete una storia segreta?».

Inizialmente ci risi sopra, pensando che fosse un semplice pettegolezzo dovuto al fatto che io e Matteo passavamo molto tempo da soli, ma poi Ilenia iniziò a svelarmi tutto. Erano mesi che Matteo raccontava a tutti i miei compagni di classe come io e lui in realtà fossimo amanti, che nascondessimo la nostra scabrosa relazione fatta di eccessi in modo che la mia immagine risultasse pulita, e che avessimo scelto di comune accordo di incontrarci in segreto, oscurando tutto sotto la nostra amicizia. La mia relazione con Francesco sarebbe stata solo una copertura, perché Matteo non incarnava l’idea di bravo ragazzo che la mia famiglia si sarebbe aspettata da me.

 

N

on riuscivo a credere che una delle poche persone a cui avrei affidato la mia vita avesse potuto calpestare il nostro sentimento puro solo per gonfiare il suo ego, per vantarsi di una malsana relazione consumata nell’ombra.

Il mio cuore si era spezzato in quel momento lì, quando avevo ascoltato tutti i racconti che Matteo amava spiattellare come finte verità, dipingendo un’immagine di me che non rispettava la realtà.

Non ero io quella che Matteo descriveva, ma soprattutto non ero io quella che per mesi era stata sulla bocca di tutti, malelingue che non si erano chieste quale fosse la verità, perché un segreto, pur indecente che sia, andava mantenuto.

Ricostruire tutte le bugie era stato un dolore insopportabile, ogni compagno di classe custodiva un pezzo del mio cuore ridotto a mosaico, proprio quel cuore spezzato dal tradimento del mio custode, protettore della mia fragilità.

Mi chiedo ancora oggi cosa possa aver spinto quell’amico fidato a pugnalarmi alle spalle, se la gelosia nei confronti di Francesco o un amore che non era riuscito a confessarmi.

Non ebbi mai un confronto diretto con Matteo, ci allontanammo, diventando due sconosciuti che si passavano accanto senza accorgersi l’uno dell’altra. Non ebbi mai neanche un chiarimento dai miei compagni di classe, quelli che si dichiaravano vittime inconsapevoli di un ammaliatore convincente, quelli che hanno contribuito alla mia sfiducia di oggi nell’amicizia. Io a quel tempo implosi, in silenzio, nascosta tra i banchi di scuola con un peso invisibile sull’anima. Feci finta di niente, non ne parlai più, mi leccai le ferite da sola com’ero abituata a fare, coprendomi di nuovo di quella timidezza innata che mi portavo dietro da sempre, .

Ora sono passati più di dieci anni ma il mio cuore è rimasto un mosaico, perché ciò che si ricostruisce dopo una rottura non è mai uguale all’originale, i pezzi sono stati incollati grazie al tempo che è passato veloce, ma se si guarda attentamente si possono vedere ancora tutte le vecchie fratture.

Il segno che mi porto dietro è la mia diffidenza negli uomini, come se il fantasma di Matteo mi suggerisse che non può esistere quel tipo di amicizia lì e che, se anche un legame ne avesse solo la parvenza, di sicuro celerà da qualche parte una falla. Mi sono convinta che l’amicizia tra uomo e donna quasi mai è bilaterale, una delle due parti cederà irrimediabilmente a quel vortice chiamato amore. Ho la fortuna di tenere questa convinzione solo per me, per cui quando osservo gli altri credo nelle loro amicizie miste, solide come quelle di due fratelli, ma è come se guardassi un film di cui non potrò mai essere la protagonista.

Abbiate cura dei segreti, ma fate in modo che siano usati sempre nel modo corretto.

Valutate le singole confessioni con giudizio e siate capaci di comprendere quando vale la pena rompere una promessa. Evitate di usare i segreti come arma per distruggere: se lo avessero fatto con me ora il mio cuore non sarebbe un mosaico. ●

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