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Buon compleanno

Cuore

Mio figlio ha festeggiato il suo ventiseiesimo compleanno. E io l'ho chiamato all'ora giusta

 

Mio figlio, il primogenito, ha appena compiuto 26 anni. Ed è così grande, ormai, che il suo compleanno è quasi passato in sordina: niente feste con bambini che ti distruggono la casa, tartine preparate con amore e sbocconcellate con indolenza, regali rumorosi che fanno venire voglia di riciclarli alla prima occasione alle mamme che li hanno comprati.

No, tutto questo (per fortuna) non mi appartiene più, da un bel po’ di anni. Da qualche tempo, per fargli sapere che comunque mi ricordo perfettamente del “grande giorno”, metto la sveglia alle 00,01 per chiamarlo al momento giusto (non un minuto prima perché porta male, non uno dopo perché voglio essere solerte). Gli faccio gli auguri assonnata e lui mi risponde con la freschezza di chi si sta godendo la notte. Come a ribadire che il mio cucciolino è diventato un uomo. E io, che ho ancora la casa piena di foto di lui e suo fratello in salopette sull’automobilina della giostra, so che è in jeans al volante di una macchina vera e propria.

Tutto questo mi fa un’impressione pazzesca, perché quando lo vedo vorrei rimpinzarlo ancora di baci e strapazzarlo come fosse un peluche. Fargli i massaggini su una schiena minuscola. Chiedergli se ha voglia di accompagnarmi da qualche parte noiosissima e vedere sul suo faccino entusiasmo e gratitudine. Mi dicevano di godermi i bambini finché erano piccoli perché avrei rimpianto la magia di averli intorno. Meno male che ho ascoltato questi consigli.

Oggi i miei figli sono adulti fatti e finiti. Adorabili, simpatici, affettuosi, a volte di una tenerezza sconvolgente, ma drammaticamente adulti. A cui, per poter dare un bacio, devo sperare in una grande occasione. La prossima? A maggio, per i 25 anni del secondo. Una data che sto aspettando con la stessa frenesia con cui da bambina attendevo il Natale.

Confidenze