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Buon Natale Michele! O Pelatino?

Cuore

Quando giocavamo da bambini, lui si chiamava Pelatino. Era mio fratello (con me nella foto), la persona che, se potessi, vorrei riabbracciare

Se non sapete cos’è un telepsi trasportatore radar rivelatore fotografico da scalata non avete neanche mai sentito nominare Pelatino De Pelatis né Cappelloncina De Cappellonis, il bambino pazzerello e la sua amica un po’ hippy che l’avevano inventato.

Come mai su Google non compaiono? Semplice: in realtà non esistono. O meglio, lo strumento dalle funzioni che ancora oggi non mi sono del tutto chiare era una torretta che Michele e io avevamo costruito con il Meccano da piccoli. Mentre Pelatino e Cappelloncina erano i nomi che adottavamo quando giocavamo.

Ve lo racconto perché ho letto su Confidenze in edicola adesso l’articolo Se potessi ritrovare… in cui è stato chiesto agli intervistati chi vorrebbero (se, appunto, potessero) riabbracciare. E subito a me è venuto in mente lui: Pelatino!

Ormai sono passati più di dieci anni dal suo incidente, ma tutte le cose divertenti (anzi, divertentissime) che abbiamo fatto insieme sono ancora stampate a caratteri cubitali nella mia mente, come se appartenessero a ieri. D’altronde, è stato un compagno speciale, con la sua vita fuori dagli schemi, la simpatia travolgente, la fantasia galoppante.

Pur essendo nati entrambi l’8 gennaio, non eravamo gemelli ma figli di genitori evidentemente precisi come orologi svizzeri. E se lui era più giovane di due anni, lo consideravo il fratellone e, soprattutto, la persona che meglio al mondo mi conosceva e con cui più mi piaceva parlare di qualsiasi cosa, sapendo che ci saremmo vicendevolmente capiti.

La confidenza tra noi e l’alleanza erano effettivamente uniche, ma anche l’idillio più solido prevede degli intoppi. Così, a un certo punto un litigio furibondo ci ha allontanati per qualche (stupido) mesetto. Durante il quale, però, non ho sentito la sua mancanza: sarebbe bastata una telefonata per ritrovarci. Inoltre, la famiglia ci teneva aggiornati sull’altro in tempo reale.

Quello che mi faceva imbufalire, invece, è che in quel periodo lui gestiva un ristorante dove ogni sera molti amici andavano a cena e tutti gli altri li raggiungevano più tardi per tirare notte insieme. Così, io continuavo a incontrare gente che mi diceva: «Ah, come ci siamo divertiti ieri dal Michele», facendomi schiattare d’invidia.

Nel frattempo, la mamma lavorava ai fianchi di entrambi per accelerare la pace tra noi (nessuno dei due era più arrabbiato con l’altro), adottando strategie diverse. Ed ecco quella vincente: un giorno mi ha invitata a pranzo al ristorante di Pelatino, offrendo a me la possibilità di andarci per non offenderla. E a lui di accogliermi a braccia aperte, perché un nuovo cliente non si rifiuta mai.

Ovviamente l’incontro è stato perfetto. Appena mi ha vista, Michele mi ha trattata come se ci fossimo salutati il giorno prima. E quando a fine pranzo (e locale ormai quasi vuoto) si è seduto con noi al tavolo, abbiamo iniziato subito a parlare di Cagnone e Cucciolino, i Mordicchioni, Super Balenone, Marta e Mostro, Varicellato, Tartufo al Lampone e di tantissimi altri personaggi inventati durante la nostra infanzia magica e fantasiosa. Forte, no?

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