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Domani ancora noi

Cuore

La storia preferita dalle lettrici questa settimana è “Domani ancora noi” di Federico Toro, pubblicata sul n. 21 di Confidenze. Ve la riproponiamo sul blog

 

Mio marito ha fatto la valigia, per dedicare un po’ di tempo a se stesso. L’ha chiamata pausa di riflessione, ma io so che per una coppia, il più delle volte vuol dire “addio”. Per me è iniziato un incubo. Lui non ha un amante, allora perché se n’è andato?

Storia vera di Laura M. raccolta da Federico Toro

Dopo dodici anni di matrimonio, Giorgio ha deciso di allontanarsi da me. Non sono mai riuscita a comprendere il motivo di questa sua decisione. È vero, mio marito e io abbiamo gusti e interessi diversi, caratteri diametralmente opposti. Abbiamo litigato perfino per chi dovesse occupare la parte destra del letto, per il colore di un divano e per una stupida lampada da comodino. Ricordo perfettamente quel giorno. Io preferivo una lampada classica, mentre lui, ostinato e prepotente, si era invaghito di uno strano e incomprensibile oggetto.

«Non capisci nulla di arte contemporanea» puntualizzò Giorgio con perfida ironia.

«Forse, non capirò, ma desidero una lampada che ne abbia almeno l’aspetto», risposi con animosità.

Dopo alcuni minuti scoppiammo in una fragorosa risata dimenticando anche il motivo del nostro diverbio.

Sì, nonostante le continue diatribe, tra di noi c’è un’alchimia capace di trasformare i litigi, le incomprensioni e gli scatti d’ira in momenti sublimi e indimenticabili. La serenità ritorna come per incanto e non rimane alcuna traccia di astio e rancore.

Due figli meravigliosi hanno suggellato e reso più forte il nostro amore. Fortunatamente, Alessandro e Camilla sono riusciti a superare il distacco dal padre senza traumi, senza alcuna conseguenza sulle loro personalità. Si sa, i bambini possiedono una capacità straordinaria di adeguarsi alle situazioni. Giorgio è un padre affettuoso e amorevole, e nel periodo di esilio non ha mai lesinato il suo amore, anzi, il suo affetto sembrava ancora più intenso.

Alle volte la piccola Camilla mi chiedeva: «Mamma, tu vuoi ancora bene a papà?». «Certo che gli voglio ancora bene», rispondevo stringendola a me. «Allora perché non vive più con noi?».

A quella domanda rimanevo inebetita. Non sapevo cosa risponderle. L’amore tra me e Giorgio non era finito. E allora come potevo spiegare a Camilla la decisone avventata del padre? Intanto, il tempo passava inesorabilmente. Erano trascorsi cinque mesi dalla nostra separazione e ancora non riuscivo a darle una risposta concreta.

Rimasi più colpita e spaesata quando Alessandro rientrando da scuola, con tono da ometto esordì: «Papà non tornerà più a casa».

«Amore, perché? Papà presto tornerà a casa, lo sai, non potrebbe vivere senza di noi. Ci ama tantissimo».

«Invece no. Anche i genitori di Mattia non vivono più insieme. Ora Mattia vive solo con la mamma».

In quel preciso istante mi sentii morire. Quelle parole furono come una stilettata in pieno petto. Un ragazzino di 11 anni con la sua sensibilità aveva aperto uno squarcio nella mia anima. Mi esortava a uscire dal mio guscio costringendomi ad affrontare una triste e angosciante realtà.

Lo accarezzai sulla guancia e gli sussurrai all’orecchio: «Vedrai, presto tutto si risolverà. Stai tranquillo. E ora corri subito a lavarti le mani… è pronto in tavola».

Quel giorno non toccai nulla. Il mio stomaco era completamente chiuso e se avessi tentato di ingerire qualcosa, le conseguenze sarebbero state spiacevoli. Tutti i miei pensieri erano rivolti a quel maledetto pomeriggio di fine agosto.

Eravamo appena tornati dalla Sardegna. Una vacanza di sole, passeggiate sulla spiaggia e cocktail con ombrellini. Abbronzati e belli. I nostri amici ci invidiano considerandoci la classica coppia da giornale di gossip. Forse, io non tanto, ma lui è davvero bello, tiene molto alla sua forma fisica con appuntamenti fissi in palestra e in piscina. Ero rientrata entusiasta dalla vacanza e non vedevo l’ora di raccontare i dettagli alle mie amiche.

 

E invece, all’improvviso, uno tsunami mi ha travolto con tutta la sua impetuosa violenza.

«Laura ascolta, ho bisogno di tempo» mi disse.

«Per fare cosa? Per disfare la valigia?» e la mia non fu una risposta ironica.

«No, Laura, non scherzare, ho bisogno di stare da solo».

«Cosa significa stare da solo?» incalzai. «Mi sento in gabbia». «Giorgio, dimmi la verità, hai un’altra? Non è così?». «Ma cosa dici, sei impazzita! No, non c’è nessuna. Desidero trovare un po’ di tranquillità, devo fare chiarezza nella mia mente».

A quel punto non replicai. Era assurdo, mi veniva anche da sorridere pensando che potesse essere uno scherzo di pessimo gusto.

Non era uno scherzo. E invece di disfare la valigia della meravigliosa vacanza in Sardegna, ne preparò un’altra e da come la riempì, capii che si sarebbe trattenuto un bel po’ di tempo fuori casa.

Salutò i bambini adducendo come scusa un impegno di lavoro urgente e chiuse la porta alle sue spalle.

Rimasi pietrificata, ma cercai di mostrarmi allegra con i miei figli.

«Questa sera si dorme tutti nel lettone» fu la prima cosa che mi uscì dalla bocca, sforzando di trattenere le lacrime. Mi rintanai nel bagno e rovistai nell’armadietto dei medicinali in cerca di una pillola che potesse smorzare la mia inquietudine, mentre fuori dalla porta udivo le urla gioiose dei bambini entusiasti di trascorrere la notte nel mio letto.

Si dice che la separazione può portarti alla depressione, soprattutto per chi è più sensibile. Come potevo sentirmi depressa? Non vi era alcun motivo, e intanto nella testa mille pensieri giravano vorticosamente.

Per due settimane, andai alla ricerca di segnali premonitori che, forse, non ero riuscita a cogliere nel nostro rapporto, e in questa analisi mia madre non fu collaborativa.

Come al solito, cominciò a sentenziare. Per lei, due erano le possibilità: aveva un’altra o io non ero stata in grado di gestire il rapporto.

«Cara Laura, possibile che tu non riesca nemmeno a capire il motivo per cui ti ha lasciata? Secondo me in Sardegna avrà trovato un’altra. Quante volte ti ho ripetuto di pensare di più a tuo marito. Invece lo metti sempre in secondo piano. Prima il marito e poi i figli. Non dimenticarlo mai!».

«Mamma, ti prego, non darmi lezioni. In questi anni penso di essermi comportata bene. In vacanza è stato stupendo. E ti assicuro, non c’è un’altra donna. Forse troppe pressioni sul lavoro, si sente particolarmente stressato, forse ha bisogno di riflettere e non vuole coinvolgere me e i bambini. Maledizione, mamma, non lo so. Smettila di farmi il terzo grado, così non mi aiuti».

Durante la nostra separazione fu presente nella vita dei bambini come non mai. Veniva a trovarli tre volte a settimana dedicando loro molto tempo: li aiutava nei compiti e trascorrevano ore a disegnare e a colorare. Inventava giochi fantasiosi, impersonava figure immaginarie, il tutto scandito da grandi risate e tanta armonia. Accompagnava i nostri figli in piscina e qualche volta si fermava anche a cena. E poi, come un amico, ci baciava affettuosamente e tornava al suo residence. I bambini non hanno mai posto alcuna domanda. L’amore di Giorgio non era cambiato minimamente.

E ogni volta trattenevo disperatamente le lacrime… soprattutto per i miei figli.

Una sera, riaccompagnò i bambini a casa dopo essere stati al cinema. Lo invitai a fermarsi a cena. Declinò l’invito e prendendo coraggio gli chiesi: «Giorgio, perché tutto questo, me lo spieghi? Sono trascorsi cinque mesi da quando sei andato via. Dammi un motivo, altrimenti rischio di impazzire».

«Laura non vi è alcun motivo e se pensi che io abbia un’altra, ti sbagli».

«Allora, spiegami. Ti ho fatto qualcosa di male? Ti ho deluso? Ti prego, torna a casa».

«Ancora no, Laura. Non so cosa mi stia capitando, voi siete straordinari, non avete alcuna colpa, desidero stare un po’ da solo a pensare».

«Hai problemi sul lavoro? Vuoi capire se ti amo? O vuoi capire se il nostro rapporto è finito?».

«No, Laura. Io ti amo e adoro i nostri figli, ma avverto il bisogno di fare ordine nella mia mente, non nel mio cuore». Mi diede il solito bacio e lasciò nuovamente casa.

 

Da quell’ “ancora no” trascorsero altri tre mesi. Avrei preferito che ci fosse stata davvero un’altra donna nella sua vita, almeno il suo comportamento avrebbe avuto un nome. Giorgio non stava mentendo, i suoi occhi erano sinceri, puliti. Ciò mi procurava rabbia misto a un profondo senso di smarrimento.

Un caro amico di Giorgio cercò di approfittare della mia situazione di single momentanea.

«Laura, ti va di uscire questa sera? Possiamo andare a mangiare qualcosa. Hanno aperto un nuovo ristorante sul lago e da fonti certe ho saputo che preparano una paella fantastica innaffiata da una deliziosa sangria. Cosa ne pensi?».

«Alberto, forse ti sta sfuggendo un piccolo dettaglio. Sono una donna sposata e non ho alcuna intenzione di uscire con te o con altri» gli risposi disgustata dal suo tentativo di sedurmi.

«Come la fai lunga! Se non sbaglio, sono mesi che tu e tuo marito non vi frequentate. Sto dicendo una sciocchezza?».

In quell’istante avrei voluto colpirlo in faccia con un pugno. Mi trattenni a stento. Come osava irrompere nella mia vita privata?

«Alberto, farò finta di non aver sentito. Mi domando come Giorgio possa essere ancora tuo amico».

Me ne andai di corsa nauseata, sentendolo farfugliare scuse di cui non sapevo che farmene.

Io amavo mio marito e non avrei accettato la corte di nessuno, anche se alcune amiche mi consigliarono di ingelosirlo, soltanto per vedere la sua reazione. Io non volevo ricorrere a questi mezzucci, speravo che la lunga pausa di riflessione giungesse al termine. Nel frattempo, anche mia madre mi invitava a uscire e accettare inviti da altri uomini.

«Scusa, ma che male c’è? Dovresti frequentare un po’ di gente invece di rintanarti tra queste quattro mura. Ti sei vista allo specchio? Sei irriconoscibile. Senza trucco, con i capelli disfatti, vestita come una barbona. Sembri una vedova inconsolabile. Dài Laura, riprenditi la vita».

Ecco, ancora una volta mia madre con eccezionale abilità era riuscita a farmi sprofondare in un pozzo senza fondo. Non avrei rinunciato a Giorgio per nulla al mondo. E lo avrei aspettato anche per anni, a dispetto di mia madre che avrebbe già voluto che le presentassi un nuovo fidanzato.

Le amiche riuscivano a comprendermi. Anche se le frasi consolatorie, i comportamenti affettuosi erano dettati più da una sana invidia che da una reale amicizia. Ricordo i loro commenti: «Tu e Giorgio siete una coppia fantastica», «avete avuto tutto dalla vita» e ancora «sei stata molto fortunata Laura. Bello e ricco».

Ora, le mie amiche potevano gioire della mia disperazione, spettegolare e scommettere sul ritorno a casa di Giorgio. E chissà, qualcuna in cuor suo poteva anche ambire a essere la sua nuova fiamma.

Un episodio stravolse il tutto. Una sera, la piccola Camilla aveva difficoltà respiratorie. Non mi preoccupai più di tanto, a scuola, in quel periodo, girava l’influenza e probabilmente l’aveva contratta. Ma quando le controllai la temperatura fui assalita dal panico. Il termometro segnava quasi 39. Non osai chiudere occhio. La monitoravo costantemente e soffrivo nel vederla in quello stato. La stringevo forte a me accarezzando i suoi morbidi capelli biondi. Guardai la sveglia sul comodino: 1:15.

Le controllai di nuovo la temperatura e, nonostante gli antipiretici, la febbre continuava a salire e la sua respirazione peggiorava. Mi spaventai tantissimo. Presi il cellulare e composi il numero di Giorgio. Tremavo come una foglia.  Dopo cinque squilli mi rispose assonnato.

«Camilla sta male, non respira bene. Ha la febbre alta. Giorgio, io non so cosa fare» gridai terrorizzata. «Corri al Pronto Soccorso, ti raggiungo lì». La voce ferma e risoluta di Giorgio mi diede la forza di reagire.

Avvolsi Camilla in una coperta di lana e lasciai Alessandro da una vicina. Chiamai un taxi. Ero troppo sconvolta per guidare.

 

Appena arrivai, trovai Giorgio in ansia. Emisi un sospiro di sollievo nel vederlo. Ora, mi sentivo un po’ più al sicuro, protetta. Giorgio prese in braccio la piccola e andò alla ricerca di un medico.

Tornò dopo alcuni minuti.

«Non ti preoccupare, la stanno visitando».

Scoppiai a piangere e a singhiozzare. Per la prima volta mi ero sentita sola, inerme, incapace di agire e angosciata di essere arrivata troppo tardi.

Giorgio mi abbracciò e io mi sentii sciogliere tra le sue braccia. Credo che percepì il mio stato d’animo, mi strinse ancora di più e sussurrò: «Vedrai che andrà tutto bene, Camilla è una bambina forte. Sei stata davvero in gamba. E mi dispiace se…».

A quel punto ci interruppe il medico e la sua voce calma e rassicurante mi fece abbozzare un lieve sorriso: la febbre era scesa, ma la bambina doveva rimanere in osservazione per tutta la notte.

Ci abbracciammo ancora, felici, e m’intenerì il suo gesto di asciugarmi il viso bagnato dalle lacrime. Rimanemmo abbracciati, seduti in sala d’attesa su due sedie fredde aspettando l’arrivo del nuovo giorno. La mattina riportammo a casa Camilla, stava migliorando. Giorgio non si staccava per un attimo dal suo letto. Insieme giocavano, coloravano, le raccontava le sue favole preferite ed era molto scrupoloso nel somministrarle i farmaci.

«Papà, è vero che non vai più via e rimani con me?». Io trattenni il fiato. Giorgio non rispose, fece un largo sorriso e amorevolmente le accarezzò la fronte.

Avevo appena fatto addormentare Camilla e mentre le rimboccavo le coperte, Giorgio mi prese la mano e mi disse: «Mi dispiace Laura di averti lasciato da sola». «Non ti preoccupare, mi sono spaventata, ma per fortuna è andato tutto bene». «No, Laura, non mi riferivo solo all’altra notte». «Cosa vuoi dire?» gli domandai sorridente.

«In questi mesi ho avuto bisogno di ritrovarmi, di crearmi uno spazio, ma lo sgomento per il malessere di Camilla ha cancellato ogni mia esigenza. E ho compreso. Siete voi la mia vita, siete voi il mio mondo e ora sono pronto a ricominciare, sempre se lo vuoi anche tu».

Da allora, sono trascorsi due anni e ammetto di aver avuto paura. Credevo che quella “lunga” pausa di riflessione fosse un modo delicato ed elegante di Giorgio per troncare il nostro rapporto. Invece, aveva solo bisogno di riflettere, di prendersi un periodo di riposo per ricaricare mente e corpo. E forse quella pausa ha fatto bene anche a me, perché quel distacco, quel terribile senso di solitudine e di angoscia mi hanno regalato la consapevolezza che certi amori, come cantava Venditti, sono indivisibili, indissolubili, inseparabili.

 

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