I doni infiniti di Christian

Cuore
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Non c’è DOLORE più straziante dello SCAMBIO nella catena NATURALE: quando il figlio MUORE prima del padre. Io l’ho vissuto con te, Chry-Chry, ma ho l’orgoglio di sapere che la tua fine INGIUSTA ha portato atti d’amore per l’umanità

Da quando sei andato via ogni giorno varco quel cancello che ci separa, attraverso il lungo viale alberato che mi porta a te, mi siedo davanti al tuo loculo e chiacchieriamo un po’. Qualche volta, per non sembrare pazzo agli occhi della gente, parliamo mentalmente e tu puntuale mi rispondi. So che non è una semplice suggestione, tu davvero mi stai a sentire e m’ispiri, e mi dai la forza per continuare e affrontare la mia esistenza senza di te. Quando quel giorno ci hai lasciato, anche la mia vita sembrava stesse finendo. Immerso in un silenzio desolante, percepivo un vuoto abissale e un dolore fisso al petto che non dà tregua nemmeno per pochi secondi. È un dolore inspiegabile. Tutto è maledettamente innaturale. Un figlio non può morire prima di un genitore. No, non può succedere. Non deve accadere. È talmente straziante, lacerante e pensi che non puoi sopravvivere a tanta disperazione e ti auguri di svegliarti al più presto di soprassalto sudato e tremante, e tirando un sospiro di sollievo ti rassereni per aver vissuto solo un terribile incubo. Purtroppo, non è stato così. Ricorderò per sempre quel sabato sera di diciotto anni fa. Tantissime volte ho desiderato cancellare ogni scena di quella maledetta sera del 17 gennaio 1998, ma non posso farlo. Ho un bisogno disperato di ricordare il tuo meraviglioso viso d’angelo per l’ultima volta.

Ero appena rientrato dal lavoro, e tu stavi discutendo con la mamma. Volevi a tutti i costi trascorrere il sabato sera in pizzeria per festeggiare insieme ad altri compagni il compleanno di un tuo amico.  La mamma non voleva darti il permesso e tu cercavi il mio appoggio. E come potevo negarti l’uscita? Avevi 17 anni, la vitalità prorompente di un giovane e tutto il diritto di divertirti. D’altronde, noi genitori abbiamo solo il compito di preoccuparci e stare in continua apprensione per voi figli. E anche quella sera fu così. Ci rassegnammo a rimanere in ansia fino al tuo ritorno e mi sembrò strano, quella notte, di sentire il suono del citofono ancora prima della mezzanotte, prima dell’orario stabilito. Aprii il portone, ma non vedendoti salire, ti chiamai attraverso il citofono. Mi rispose un tuo amico che con voce spezzata mi chiese di scendere spiegandomi che tu non avevi le forze per salire. Mi precipitai e ti trovai seduto a terra con i tuoi amici in circolo. Pensai che avessi alzato un po’ il gomito, un bicchiere di troppo di birra. No, mi dissero che non avevi bevuto. Ma ancora non mi preoccupai più di tanto. Insieme agli amici ti portammo sopra e ti adagiammo sul divano. Non reagivi ad alcuno stimolo e così decidemmo di chiamare un’ambulanza. Ti trasferirono subito all’ospedale, la situazione era più grave di quanto avessi previsto. Tua madre e io trascorremmo infiniti e angoscianti minuti in attesa di notizie. Quando il dottore che per primo ti aveva visitato ci comunicò il verdetto, una tempesta di sensazioni mi invase. No, non volevo credere a quelle parole infauste del medico: emorragia cerebrale. Iniziò un lungo calvario, eseguirono una Tac e subito dopo ti sottoposero a una lunga operazione che durò cinque ore, tempo che tua madre e io trascorremmo in religioso silenzio aspettando che qualcuno potesse darci buone notizie. Invece, verso l’una di notte arrivò la notizia drammatica. Avevi avuto una seconda emorragia, più violenta della prima, le speranze di salvezza erano nulle. Non ci sono parole per definire quei momenti, sembra di vivere in un’altra dimensione. Avvolti da un silenzio angosciante ti senti risucchiato in un baratro dal quale non riesci a scorgere nemmeno una luce fioca.

 

Fu tua madre a scuotermi con una frase meravigliosa: «Doniamo il cuore di Chry-Chry». In quell’istante non ero in me, ero incapace di capire che quelle bellissime parole avrebbero dato un senso alla mia vita. Ma in quella frase avvertii solo il mio immenso desiderio di salvare la vita a un ragazzo e di poter far pronunciare a dei genitori disperati: «Nostro figlio è salvo». La sera successiva avvenne l’espianto e ci chiesero ulteriori donazioni tra cui le cornee. Fummo d’accordo e felici che anche il tuo dolcissimo sguardo rivivesse in un’altra persona. Il giorno del funerale vi erano centinaia di ragazzi per darti l’ultimo saluto. Desiderai che in chiesa ci fosse un clima di festa, tu avresti voluto così. Decisi di diffondere la tua canzone preferita: Bella di Jovanotti. All’uscita dalla chiesa gli amici fecero volare tanti palloncini colorati e poi insieme ti accompagnammo al cimitero e molti di loro lasciarono per te un oggetto personale. Quella sera chiudendosi il cancello del cimitero, si chiudeva anche una parte pesante e drammatica della mia vita. E ora, cosa mi dovevo aspettare? Intanto, non potevo prevedere che qualcosa o meglio qualcuna stesse per entrare nella mia esistenza offrendomi una nuova visione di quel cancello.

Sono più che sicuro che è stato un tuo dono, dopo aver pensato agli altri, hai voluto pensare al tuo babbo.

Quel giorno vidi tuo fratello Jacopo salire le scale con in braccio un cucciolo. «È tua, babbo» mi disse. Era spaventata, smarrita ma bellissima. Jacopo mi spiegò di aver accolto l’appello di un signore che dava in adozione sei cuccioli abbandonati. Tuo fratello si era precipitato e trovò solo lei. L’aveva lavata con cura e portata dal veterinario. Di circa due mesi, un incrocio tra un pastore tedesco e non si sa di quale altro cane. Mi innamorai di Kyra a prima vista e decisi di lasciarle questo nome che le era stato affibbiato dalla ragazza di Jacopo. Era dolcissima e tenera, e capii da subito che questo batuffolo d’amore mi avrebbe aiutato a superare il periodo più devastante della mia vita.

Ti ricordi, Chry-Chry, la prima visita di Kyra? Dovevo a tutti costi fartela conoscere nonostante il divieto di introdurre cani nel cimitero. All’epoca, era ancora piccola e tra le mie braccia riuscii a nasconderla facilmente. E così ti presentai Kyra. Nel momento in cui è entrata nella mia vita mi ha offerto il suo amore e siamo diventati un tutt’uno, non riusciamo a separarci nemmeno per un minuto. Infatti, da quando è diventata un po’ più grande è davvero dura lasciarla in auto per venire da te. Pur parcheggiando l’auto in modo tale che Kyra possa vedermi, comincia a grattare con le zampe sul vetro e piange talmente forte che riesco a sentirla a distanza di molti metri. Così, le visite al cimitero sono diventate sempre più brevi. E non avrei mai immaginato che ciò potesse accadere. Pensavo che nessuno avrebbe potuto condizionare le mie lunghe e preziose chiacchierate con te. Eppure, questa deliziosa amica ha avuto e ha la capacità di regalarmi momenti spensierati e di allontanare, per qualche secondo, un dolore che non cesserà mai. Ed è per questo che sono convinto che sia un tuo dono meraviglioso.

Io e Kyra amiamo immergerci nella natura deliziandoci con lunghe passeggiate. E proprio durante alcune escursioni mi sono accorto che oltre a essere attratta da laghetti e corsi d’acqua, di continuo annusava il terreno come se andasse alla ricerca di qualcosa. Da qui ebbi l’idea di iscrivere Kyra a un corso di addestramento come cane da soccorso, volevo che lei continuasse la strada intrapresa per ricordare te, Christian: aiutare il prossimo.

In verità, il primo impatto non fu dei migliori. Trovai un addestratore dai modi bruschi e non volevo in alcun modo sottoporre la mia adorata a simili soprusi. Ma in un secondo centro andò meglio, anche se le speranze che Kyra potesse conquistare il brevetto erano poche, abituata a vivere una vita  comoda, senza troppe regole. Ma pian piano riuscì a superare le prime difficoltà fino a essere pronta per l’esame finale.

 

E non puoi immaginare, Chry-Chry, l’ansia quando arrivò quel giorno. Doveva assolutamente passare l’esame e prendere quel brevetto, doveva farlo soprattutto per te. E ancora una volta sono sicuro che tu da lassù abbia guidato Kyra. Quando il giudice mi disse che aveva superato l’esame, consegnandomi la pettorina con scritto: “Unità cinofila da soccorso”, l’abbracciai stretta e scoppiai a piangere. Che immensa gioia provai quella mattina, non vidi l’ora di venire al cimitero e non mi importò di infrangere il regolamento e feci entrare anche lei che si posizionò davanti alla lapide orgogliosa di mostrarti la sua pettorina.

Dopo pochi giorni arrivò la prima missione per Kyra. L’addestratore mi telefonò comunicandomi che una persona anziana, malata di Alzheimer, si era allontanata da casa. Sul luogo Kyra si comportò da grande professionista stando sempre con il naso a terra per trovare qualsiasi traccia. A fine giornata ci dissero di rientrare in quanto l’anziano era stato ritrovato in una strada secondaria. Le nostre ricerche si erano concluse ma Kyra era stata bravissima. Con il passare del tempo l’addestratore ci coinvolse partecipando anche ad alcune dimostrazioni nelle scuole, spiegando ai piccoli il duro lavoro nell’istruire i cani a soccorrere le persone. A seguire, ci furono esibizioni di Kyra che si adoperò a ritrovare i bambini che per gioco si erano nascosti. In quell’occasione ebbi la conferma di quanto fosse dolce e affettuosa con i piccoli. Loro la adoravano, l’accarezzavano, proprio come se fosse un’amica.

Tu mi sei sempre vicino, Chry-Chry, e sono sicuro che eri accanto a me e Kyra quando il veterinario a una visita di controllo mi diede la terribile notizia: la mia piccolina è affetta da displasia che le impedisce di camminare bene. A causa di questa patologia avrebbe dovuto evitare le operazioni di soccorso. Dopo la tua morte, Kyra è stata la cosa più bella che poteva capitarmi, mi ha donato quell’amore incondizionato e non riuscivo a capacitarmi del perché stesse accadendo anche questo. Ma a tutto c’è una spiegazione e mi consolai pensando che averla accanto era molto più importante di un brevetto di soccorso.

Ormai mi ero rassegnato. Kyra con il suo problema alle zampe non avrebbe più potuto prestare soccorso, ma sapevo che aveva ancora tanto da offrire. E proprio la sua predisposizione nei confronti dei bambini mi spinse a contattare di nuovo l’addestratore per concretizzare la mia idea di far diventare Kyra un cane di supporto per i diversamente abili. L’addestratore  appoggiò la mia idea con entusiasmo. Così, iniziò un nuovo percorso di addestramento durante il quale la mia adorata apprese tanti esercizi su come rapportarsi con i diversamente abili. Quando Kyra fu pronta, carichi di entusiasmo, ci recammo presso la casa famiglia dove ci attendevano i bambini. Fu semplicemente meraviglioso. Ancora una volta, tu Chry-Chry e Kyra mi stavate regalando momenti indimenticabili che conserverò sempre nel mio cuore. Grazie a Kyra, molti piccoli sono riusciti a ritrovare anche se per poche ore, sprazzi di felicità. Ricordo Mattia, un bambino di sette anni, affetto da problemi comportamentali. Quella mattina chiese il mio aiuto nel cercare nei boschi il “giardino incantato”. Mi si sciolse il cuore a questa richiesta e gli promisi che con il supporto di Kyra saremmo riusciti a trovare la meta tanto desiderata. Così, noi tre ci avventurammo nei boschi e davvero lo trovammo o almeno così lo immaginava Mattia. E naturalmente fu Kyra a scoprirlo. Durante le ricerche ci portò in un angolo di bosco che Mattia ribattezzò come suo “giardino incantato”. Quanta emozione provai nel vedere gli occhi del piccolo illuminati da questa fantastica scoperta. Sembrava di essere stati catapultati in una favola. Ma la mia piccolina non regala felicità solo ai bambini anche a tanti adulti. Ci rechiamo una volta a settimana in un centro anziani e lì Kyra si esibisce con le sue abilità regalando ore serene a tante persone che vivono, purtroppo, una situazione di profonda e disperata solitudine. Pensa, che alcuni di loro tengono la foto di Kyra sul comodino. Hai notato, Chry-Chry, quanto amore sta donando Kyra? È tutto merito tuo. E me lo fai capire ogni giorno lasciandomi tracce del tuo amore a cui vorrei dare una spiegazione logica ma non riesco a trovarla. Sarebbe molto più facile per me se avessi fede, non dovrei cercare necessariamente una risposta.

 

Ricordi quei sassolini bianchi che delimitavano la tua tomba? Sì, quelli su cui erano impressi i nomi della nostra famiglia e di tutti i tuoi amici. All’inizio delimitavano il tuo giardino personale, poi dovetti raccoglierli in un contenitore perché gli addetti al cimitero decisero di piantare delle siepi ornamentali. Quella mattina, mentre cercavo alcuni sassi per bloccare le lettere, le sciarpe e i regali che altrimenti il vento avrebbe spazzato via, mi trovai tra le mani un sassolino e quando lessi il nome inciso rimasi di stucco. Sul sassolino era scritto: “Chira”. Tu lo sai, io sono sempre stato razionale e doveva esserci una spiegazione. Forse volevo scrivere Chiara e avevo omesso una vocale. Così, rovistai nel contenitore e mi gelai quando trovai il sasso con scritto: “Chiara”. Come era possibile? Avevo scritto su quei sassolini prima dell’arrivo di Kyra. Mi sono scervellato a trovare una ragione plausibile. Poi, ho capito: non c’è bisogno di spiegazioni. Da quando sei andato via hai lasciato un vuoto immenso, ma nello stesso tempo sei riuscito a donare un amore infinito. Sette persone vivono grazie alla tua donazione. Abbiamo regalato un pulmino a una casa famiglia e con Kyra, il regalo più bello che potevi farmi, stiamo donando tanta felicità a bambini e anziani. E una piazza di Livorno porta il tuo nome perché tsei un esempio d’amore per tutti. Ora, devo proprio andare, c’è Kyra che mi aspetta in auto. E sai quanto soffre la mia lontananza. Noi ci vediamo domani. Ciao, Chry-Chry.

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Nell’editoriale del n. 6/2018 ricordiamo la vicenda di Mario Bartoli, l’uomo che sta cercando da vent’anni la persona che ha avuto in dono il cuore da suo figlio Christian, morto a diciassette anni. 

 

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