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Il gabbiano di Sàndor Màrai

Cuore

Il gabbiano di Sàndor Màrai è un romanzo enigmatico, complesso e splendidamente romantico

Gli scrittori che scrittori non sono si riconoscono dal fatto che scrivono sempre la stessa cosa, rimpastata.

I grandi scrittori, al contrario, riescono a scrivere e basta.

Senza guardare indietro e senza, soprattutto, guardare avanti.

Dopo Le braci a Sàndor Màrai sarebbe potuto accadere di tutto. Un blocco, una paresi, una nausea…invece no.

Il gabbiano, stampato nel 1943, è un romanzo enigmatico, complesso e splendidamente romantico.

Gli scrittori che scrittori non sono si riconoscono dal fatto che non riescono ad essere universali nel genere letterario che abbracciano.

I grandi scrittori, al contrario, sono quelli che riescono ad unire lo sguardo critico e severo nei confronti del loro Tempo all’intimismo delle pulsioni e delle passioni umane.

 

Il consigliere di Stato, dopo aver baciato Aino Laine, la donna finlandese identica ad Ili, la compagna che qualche tempo prima si è tolta la vita, “si riappoggia alla libreria, incrocia le braccia, fissa serio dinanzi a sé.  Il bacio c’è stato, e potrebbe essere uno dei baci che nella magia dell’attimo uomini e donne si sono scambiati già miliardi e miliardi di volte: un bacio, perché in fondo alla vita c’è il bacio; un bacio, perché solo così i corpi riescono a esprimere quel che cercano per tutta l’esistenza; un bacio, perché tra uomo e donna qualsiasi parola è superflua. Il bacio, un gesto indifeso e assetato, l’incontro di due epidermidi riarse, al di sopra delle abitudini, delle inclinazioni e dei riti, un morso ammansito, un comportamento da predatore ormai addomesticato che l’uomo custodisce nei nervi e nelle labbra, come il ricordo di qualcosa che all’inizio dei tempi e della vita umana era spaventoso, cruento e mortale”.

Aino Laine, Unica Onda. Chi è? Possibile una tale somiglianza, al mondo? Ili è davvero morta, oppure?

“Passa anche il dolore provocato dall’amore, non credere. Rimane il lutto, una specie di cerimonia ufficiale della memoria. Il dolore era altro: era urlo animalesco, anche quando stava in silenzio. Il lutto è già un dare senso, una ragione o una pratica. Ma il dolore un giorno si trasforma, la vanità e il risentimento insiti nella mancanza si prosciugano al fuoco purgatoriale della sofferenza, e rimane il ricordo, che può essere maneggiato, addomesticato, riposto da qualche parte. È quel che accade a ogni idea e passione umana”.

Gli scrittori che scrittori non sono intorpidiscono e addomesticano il sentire comune, massificandolo.

I grandi scrittori bastonano con forza. Non lasciano ferite né lividi. Forgiano. Formano. Svegliano.

Sàndor Màrai, Il gabbiano, Adelphi

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