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Il narcisista

Cuore

“Mi ha fatto fremere di rabbia, emozionare e commuovere perché a tutte è capitato di incontrarne uno… anche a me” scrive Marta, una nostra lettrice, sulla pagina Facebook. Vi riproponiamo sul blog “Il narcisista” di Mariella Loi, la storia vera più apprezzata del n. 17 di Confidenze

 

Dopo il divorzio ero come svuotata. È stato allora che ho incontrato Ludovico e ho scambiato per interesse quello che per lui era solo un capriccio: non amava nessuno, se non se stesso

Storia vera di Annamaria T. raccolta da Mariella Loi

 

Ludovico lo conobbi in palestra.  Alto, muscoloso, di una bellezza sfrontata, era impossibile non notarlo e tuttavia l’impressione che ne ricevetti fu negativa, tanto che quando mi avvicinò con fare volutamente seduttivo, d’istinto adottai un atteggiamento respingente.

Era l’autunno del 2005 e avevo appena compiuto quarantacinque anni, divorziata da poco, dopo una lunga separazione che non era bastata a metabolizzare le ferite di un matrimonio ormai spento.

Dopo il divorzio ero come svuotata, uscivo di casa per non stare da sola, ma di fatto rifuggivo del tutto la compagnia degli altri e il mondo mi era quanto mai estraneo.

Una sera, tornando da una delle mie peregrinazioni abituali, avevo adocchiato un cartello con la scritta “affittasi” che mi aveva acceso una lampadina dentro. Nell’arco di un mese avevo traslocato dalla mia vecchia casa carica di ricordi e fantasmi del passato e quel cambiamento mi aveva aiutato enormemente a voltare pagina.

Il passo successivo fu quello di iscrivermi in palestra, da anni continuavo a ripetermi che dovevo farlo, ma per decidermi mi ci volle del tempo.

Riprendere a svolgere attività fisica diede un’impennata al mio umore che nel giro di qualche mese si stabilizzò su toni più alti, con riflessi positivi anche sulla mia vita sociale.

Un anno dopo ero un’altra persona, avevo perso i chili di troppo, cambiato taglio e colore dei capelli, e cosa ben più importante, avevo fatto nuove amicizie.

In questo contesto però non c’era spazio per un nuovo amore perché il desiderio soccombeva davanti alla paura di soffrire ancora.

Ludovico era quanto di più distante ci potesse essere dalla tipologia d’uomo che avrei voluto accanto. Io desideravo una persona dolce e rassicurante e lui era tutto fuorché questo, Me lo diceva il mio istinto. Eppure la sua insistenza a volermi frequentare mi aveva indotto per un attimo a credere che il suo interesse  per me fosse autentico. Non avevo capito niente, e nella mia ingenuità di donna adulta che aveva vissuto poco, avevo scambiato per interesse amoroso quello che non era altro che un capriccio.

Il primo appuntamento non lo avevamo neanche concordato, era stato frutto di un equivoco, un malinteso nato a seguito di un sms inviato al destinatario sbagliato.

Era andata a finire che eravamo usciti insieme e la serata era stata inaspettatamente piacevole, condita da un guizzo di ironia ed entusiasmo.

Era stato in quel preciso istante che avevo cominciato ad abbassare le difese, non del tutto, ma quanto basta perché le attenzioni di Ludovico aprissero un varco nel muro delle mie resistenze.

E anche se inizialmente avevo rifiutato i suoi insistenti inviti a vederci da soli, qualcosa dentro di me era cambiato, e ora non solo non lo respingevo più con fastidio, ma quando era nei paraggi, con lo sguardo ne cercavo furtivamente la presenza.

Il primo bacio ce lo scambiammo una sera in un locale dove eravamo andati a festeggiare il compleanno di un amico. Un contatto intimo e intenso, su una pista da ballo, dove lui mi teneva talmente stretta da sentire che l’emozione che provavo era condivisa.

Iniziò così tra noi e i primi tempi furono belli, costellati di un’allegria antica che non ricordavo, che sentivo riaffiorare dalle viscere. Durò un mese quello stato di ebbrezza, poi a mano a mano che la sbornia andava dileguandosi, cominciavo lentamente a scorgere tutte le imperfezioni di un uomo che sembrava più interessato a esibirmi che a starmi accanto.

I suoi amici, che avevo avuto modo di conoscere, non erano molto diversi da lui, gente fatua più interessata all’apparenza che alla sostanza, coi quali gli unici discorsi possibili erano sull’ultimo modello di orologio o di suv. Eppure, anche con i loro limiti, erano tutti migliori di lui, perché non possedevano quel ghigno maligno che lo distingueva dagli altri e che era sempre pronto a tirar fuori, come a volerti schernire per una tua presunta mancanza.

Cominciai presto a capire che se la mia intelligenza era stata motivo del suo interesse iniziale, era anche la cosa che più lo rendeva indisponente nei miei confronti, perché persino ai suoi amici era stato da subito evidente il forte divario esistente fra noi.

Alcuni non avevano mancato di farlo notare e la sua reazione era stata volutamente sgradevole, verso di me, rea di averlo messo in ombra davanti alla sua corte di imbecilli.

Smise presto di rivolgermi qualunque complimento ed era pesantemente infastidito se, quando uscivamo, qualcuno me li faceva al suo posto e anche se io avevo messo la massima cura nel prepararmi, nel farmi bella, lui sembrava non vedermi affatto.

Cominciò presto, sempre in mia presenza e in modo plateale, a rivolgere le sue attenzioni ad altre donne, al solo scopo di ferirmi. Era il suo modo di dirmi che per lui non ero abbastanza, eppure ogni volta che nei mesi successivi avevo provato ad allontanarmi, non era riuscito a resistere neanche per brevi periodi lontano da me.

Non mi capacitavo del suo comportamento e ancor meno capivo il mio bisogno di lui e del suo sguardo su di me, come se al di fuori di quello io avessi smesso di esistere.

È vero, avevo desiderato a lungo avere un uomo accanto, un compagno con cui condividere, tanto le strade liscie e patinate quanto i sentieri acciotolati e impervi, ma quell’uomo non poteva essere lui, che era incapace di qualunque forma d’amore.

Mi ci vollero mesi e anche un discreto numero di umiliazioni, prima di arrivare a capire che avevo sviluppato una dipendenza amorosa, che nulla aveva a che vedere con l’amore autentico di cui ero assetata quando lo avevo incontrato.

E decisiva fu una sera a casa di amici per riprendere in mano le reti nelle quali mi ero impigliata, senza riuscire a scioglierne i nodi.

Si discuteva amabilmente degustando del vino, quando lui, orfano del suo palcoscenico che non lo consacrava più come primo attore, si scagliò contro di me con una violenza verbale inaudita.

Voleva umiliarmi, al cospetto di quanti ascoltavano con attenzione quanto avevo da dire, voleva sottomettermi, ridurmi a un piano subalterno che gli consentisse di sentirsi eternamente primo, immaginario duellante di un agone dialettico che esisteva solo nella sua testa.

Un bagliore di luce invase quella sera la scena, consentendomi di mettere a fuoco perfettamente ogni cosa. Non discussi con lui, conscia che non fosse all’altezza di un confronto tra adulti.

Mi limitai nei mesi successivi a mettere quanta più distanza possibile tra noi, ignorando i suoi tentativi di riavvicinamento.

Lui fu molto insistente ma io fui irremovibile, qualche tempo dopo venni a sapere che si era fidanzato con una giovanissima modella con la quale ripetè immutato lo stesso copione.​

 

 

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