In amore sono monogama

Cuore

Nella vita sentimentale sono fedele come un cagnolino. Perché per me amore significa gioco di coppia e non di squadra. Alla faccia dei paparazzi

Per dirla in gergo da giornalismo rosa moderno, se fossi una starlette dello showbiz sotto casa non avrei mai l’ombra di un paparazzo ansioso di beccarmi accanto a un amore clandestino.

La mia vita sentimentale, infatti, non è certo da scoop e non merita, quindi, nessuna copertina. Anzi, monotona fino alla noia, non farebbe vendere neanche mezza copia in più ai giornali scandalistici, per la disperazione di editore ed edicolanti.

Votata alle storie lunghe e importanti, quando mi innamoro ho occhi solo per il mio fidanzato. Al punto che se Brad Pitt in persona dovesse corteggiarmi, vi giuro che gli darei buca (se mi beccasse in un momento da single, invece, non ci penserei un nano-secondo a tuffarmi nelle sue bracciotte splendide come lui).

Ve ne parlo perché su Confidenze in edicola adesso una lettrice dichiara: Amo mio marito, ma prendo continue cotte (che poi è il titolo dell’articolo che riporta la sua testimonianza). In altre parole, Gaia T. è felicemente sposata con Alessandro. Eppure, basta un’attenzione esterna appena accennata per mandare in circolo i suoi ormoni e spingerla in un letto diverso dal talamo nuziale.

Per carità, ognuno faccia quello che gli pare e lungi da me l’idea di essere moralista. Però, leggendo le dichiarazioni sono rabbrividita per il povero consorte pluri-cornuto, ma anche per la fedifraga seriale.

Su Alessandro, in realtà, c’è ben poco da dire, se non che ci auguriamo tutti che non sospetti quanto sia piccante il peperino che ha accanto. Mentre per quel che riguarda Gaia, mi domando come possa andare in tilt per un banale complimento.

Vanitosa più di un pavone, anch’io sono molto sensibile agli apprezzamenti. Soprattutto a quelli maschili. Ma da qui a sostenere che uno sguardo insistente o una frase galante mi facciano perdere la testa ce ne passa.

Addirittura, arrivo a sostenere che reputo alcune lusinghe antipatiche, imbarazzanti e fuori luogo. E che considero l’artefice un imperdonabile sfigatone.

L’uomo che mi piace, infatti, è quello che non deve chiedere mai. Cioè, colui che ha capito benissimo se c’è storia e che agisce solo nel momento in cui è sicuro di fare bingo!

I corteggiatori mammolette, invece, mi stanno cordialmente sulle palle. Peggio ancora sono coloro che ci tentano sempre e comunque, puntando sulla probabilità numerica (si riconoscono a mille miglia di distanza). E per finire l’elenco dei terribili, aggiungo i viscidi che ti salutano con un abbraccio finto amichevole, pronto a trasformarsi in molesto palpeggiamento neanche tu fossi carne da macello.

Da quel che racconta, Gaia non solo è attratta anche da queste tipologie di pretendenti, ma sbarella per chiunque respiri. E il suo caso mi sembra preveda una diagnosi più grave di una semplice instabilità sentimentale.

Sono convinta, infatti, che ogni donna (compresa la farfallona indefessa) una minima selezione debba farla. Se non per un patetico tentativo di rispetto nei confronti del proprio uomo, almeno per un briciolo di dignità personale.

Detto questo, invito il mondo intero a vivere l’amore come meglio crede. Ma ringrazio con tutte le forze il mio fidanzato per riempirmi talmente la vita e il cuore da non lasciarmi neanche un centimetro di spazio per nessun altro. E consiglio a paparazzi e giornalisti di non appostarsi sotto casa mia: perderebbero tempo inutilmente.

Confidenze