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La suocera non esiste (il figlio figlione)

Cuore

Barbara Alberti riprende il dibattito su suocera e nuora, con un post provocatorio. Dietro le suocere che spadroneggiano, che vogliono sostituirsi alla moglie, c’è sempre un figlio che non sa tracciare i sacri confini tra la famiglia d’origine e quella nuova.

Mi sono appassionata alle note sulla “suocerità” scritte da Valeria Camagni e alle testimonianze delle lettrici dove apparivano suocere nefande, rivali invadenti.  Il fatto è che la suocera non esiste. La suocera è una creazione del figlio, che non sa essere marito. Dipende tutto da lui.

Dietro le suocere che spadroneggiano, che vogliono sostituirsi alla moglie, c’è sempre un figlio che non sa tracciare i sacri confini tra la famiglia d’origine e quella nuova. Se la suocera imperversa, è perché lui le ha consegnato la moglie. È un figlio figlione, incapace di dignità e di autonomia. E pure un disonesto: la doveva avvertire, la moglie, che era già sposato: con la madre.

Mia suocera, una dama  che aveva sognato per suo figlio la carriera diplomatica e un matrimonio con la marchesina M., quando invece lui diventò un artista e sposò me, la selvaggia che ero a 20 anni, mi odiò a vista, e provò a divorarmi. Il figlio non glielo permise. Senza offenderla, ma con chiarezza meravigliosa, le spiegò i suoi limiti. Una sera, che entrando in casa la trovammo con il nostro bambino influenzato,  visitato di soppiatto da un medico “suo”, cacciò di casa nonna e dottore. Ottenne un tale rispetto, che lei e io finimmo per amarci.

In seguito divenni suocera. Di una ragazza perfetta, che il figlio ci presentò solo sull’orlo delle nozze, per non essere condizionato. Credevo di essere una buona suocera, ma al primo nipote è uscita la bestia: i nonni sono dei rapitori naturali, e viene un senso illegittimo e prepotente di possesso sui bambini che i due giovani mettono al mondo- PER TE! Sotto sotto pensi che la nonna è mamma due volte. Una sera, quando  il bambino era neonato, passando sotto casa loro, mi parve naturale suonare il campanello e fare “una sopresa”- ovvero, invadere il territorio. Suono, al citofono mi risponde mio figlio “Passavo di qui…” e lui, di buon umore, per niente ostile, ma deciso, si mette a ridere “Eh no, qui si viene per appuntamento…”.

Pensai accidenti è come suo padre, si sa difendere. Venne da ridere pure a me, come al malandrino che “ci ha provato”. E capii qual’era il mio posto, e fui domata. Nonni, freniamo il nostro istinto primordiale di potere sulla moglie del figlio, e sulla stirpe: stare con i nipoti non è un diritto da esigere a mano armata, facendo irruzione nelle case. È un privilegio, e bisogna meritarselo.

 

 

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