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L’amore? Fatti, non parole

Cuore

Frasi che ogni donna ha pronunciato almeno una volta nella vita sono state messe sotto accusa. Ma io voglio essere il loro avvocato

5 frasi da non dire in coppia è un articolo pubblicato su Confidenze in edicola adesso, che spiega quanto le parole sbagliate possano giocare un ruolo nefasto nelle relazioni sentimentali. Ovviamente sono andata a leggerle subito (le frasi) e, sorpresa, non ne ho trovata una particolarmente minacciosa per l’armonia con la dolce metà. Anzi, mi sono sembrate addirittura vincenti e ho pensato di difenderle.

Decidi tu, a me va bene tutto. Vanesi come pavoni, molti uomini adorano avere in mano la vita della compagna. E lasciar credere che sia così a mio avviso non fa traballare la coppia, ma le fornisce un piedistallo solidissimo. La frase incriminata, infatti, si trasforma in una dolce melodia che diffonde nelle loro orecchie le note di una magica docilità, E pazienza se la (presunta) arrendevolezza stoppi sul nascere ogni nostro diritto di critica: ristoranti deludenti, weekend mal riusciti o serate da pistola alla tempia verranno comunque vendicati con femminile sottigliezza.

Era tanto che non mi divertivo. Sarò fortunata o semplicemente di bocca buona, ma divertirmi non è che mi capiti così di rado da dover urlare ai quattro venti, quando succede, che è successo. Questa seconda frase, quindi, penso sia da vivere come il gioioso desiderio del partner di condividere anche verbalmente dei momenti spassosi. E se poi le sue risate arrivassero davvero dopo un lungo periodo di tedio e cupezza, tanto meglio: sarei infatti orgogliosa di averlo aiutato a ritornare sulla retta via.

Non ti va questa posizione? Sull’argomento sesso stendo un velo di discrezione, perché tutto cambia a seconda di chi c’è con te sotto le lenzuola. Quindi, no comment.

Lascia stare, posso fare io. Più che un’offesa o un’espressione irritante (come sostiene l’articolo), la quarta frase a me pare la manna dal cielo. Altro che non pronunciarla mai: supplico vivamente chi ho accanto di ripeterla come un mantra. In cambio, gli prometto una doppia felicità. La sua, finalmente appagato nell’ansia di rendersi utile. E la mia, compiaciuta di saperlo realizzato e soddisfatto, mentre me ne sto in panciolle senza il minimo senso di colpa.

Mi piaci anche così. Ai caratteri infiammabili quell’anche può effettivamente risultare di troppo, ma pure la quinta (e ultima) frase mi sembra innocua. Certo, volendo cercare a tutti i costi il pelo nell’uovo si può convenire che se la lascerebbe sfuggire solo qualcuno che si accontenta. Ma io preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno e recepirla come un complimento un po’ goffo.

Mi trovate eccessivamente remissiva e pronta a scusare qualsiasi espressione verbale senza censure? Io, invece, sono convinta che le parole siano sicuramente importanti. Ma che dare loro troppo peso significa rischiare di mandarsi a cagare per un inaspettato «Ciao come stai?», uscito sbadatamente dalla bocca al posto di un atteso «Ehilà, tutto bene?». Un errore gravissimo, poiché la felicità di ogni coppia si costruisce (e si mantiene intatta) con i fatti.

Confidenze