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L’angelo in rosso

Cuore

La storia più apprezzata del  n. 42 di Confidenze è “L’angelo in rosso” di Rosa Romano. Ve la riproponiamo sul blog

 

Che cosa vorrà mai quel RAGAZZO che si SBRACCIA tanto guardandomi? Non mi INTERESSA. Ho fretta, voglio correre da Giulio, l’UOMO che amo, e fargli una SORPRESA. Sono tre mesi che non ci vediamo, chissà come sarà CONTENTO!

Storia vera di Chiara G. raccolta da Rosa Romano

 

Il battello corre veloce sulle acque azzurre del lago, lasciandosi dietro una scia bianca e spumosa. Fa caldo, il sole è alto e tutto intorno è un tripudio di verde e di azzurro. Per ripararmi dal vento, dagli spruzzi e dal sole mi siedo all’interno della piccola imbarcazione. Al mio fianco c’è un uomo. Giovane, indossa una maglietta rossa che valorizza il suo fisico atletico: ha occhi penetranti, capelli neri screziati da fili bianchi. Qualcosa di lui cattura la mia attenzione e anche lui mi guarda con una certa insistenza. Fingo di non accorgermene, ma i suoi sguardi silenziosi e intensi mi procurano uno strano piacere.

I miei pensieri però sono altrove, rincorrono Giulio, il mio fidanzato, che vedrò fra poco. Giulio non mi aspetta; la mia sarà una sorpresa. Lo amo, anzi ci amiamo.

Non ci vediamo da tre mesi, ossia da quando è venuto a lavorare come aiuto cuoco sull’Isola dei Pescatori, una delle Isole Borromee incastonate nelle acque azzurre del Lago Maggiore.

Attracchiamo e, nella fretta di scendere, passo davanti a tutti. Cammino a passo spedito, lasciandomi alle spalle i passeggeri che erano con me sul battello. Li sento ridere e istintivamente mi volto: tra loro c’è anche l’uomo con la maglietta rossa e ho l’impressione che mi stia facendo dei gesti, ma… No, mi sbaglio, perché dovrebbe?

Il ristorante dove Giulio lavora si affaccia sulla riva opposta dell’isola. Finalmente vedo l’insegna: alcuni scalini portano a una terrazza affacciata sul lago.

Mi fermo per cercare di controllare l’ansia, faccio due o tre respiri profondi, mi sistemo i capelli, quindi entro.

Il locale è luminoso: dietro la cassa, c’è un uomo con camicia coreana blu e occhialini.

«Buongiorno, c’è Giulio?» chiedo.

«Giulio?» ripete lui e sembra poco convinto.

«Sì, l’aiuto cuoco».

«Non so se oggi c’è. Aspetti, vedo».

In quel momento entra una donna bionda, carina. Si avvicina alla cassa, la guardo e ho la sensazione di averla già vista, anzi sono sicura, ma non riesco a ricordare esattamente dove.

«Cerca Giulio» le dice intanto l’uomo, indicandomi.

«Non c’è» risponde meccanicamente la donna, poi alza il capo. «È lei che lo cerca?» chiede.

Ho un lieve moto d’imbarazzo; lei lo nota, mi punta addosso gli occhi castano e mi domanda: «Chi sei?».

«Una sua compagna di corso» balbetto e aggiungo: «E anche la sua fidanzata…».

 

La donna spalanca ancora di più gli occhi. «La fidanzata?» ripete con un’espressione severa. Intanto riaffiorano alla mia memoria alcune fotografie. Ecco dove l’ho vista! Ora ricordo. È Paola, la sorella di Giulio: erano insieme in un’immagine. Sto per dirglielo quasi felice, ma la donna non me ne dà il tempo.

«La fidanzata, hai detto?».

«Sì» le rispondo. «E tu sei Paola, la sorella?».

«Sono Paola, ma, mi dispiace per te, non sono la sorella. Sono la moglie!» mi sillaba rossa in viso. Resto di gelo. Lei mi guarda di nuovo, scuote la testa e continua: «Lascia perdere e va via».

Immobile sulla porta, ho l’impressione di sprofondare. Non capisco. Che mi sia sbagliata? Forse non è questo il ristorante del mio Giulio e si tratta di un maledetto equivoco. In un istante rivivo gli ultimi sei mesi.

Ho conosciuto Giulio a Milano, durante un corso per sommelier. Era febbraio, il giorno di San Valentino. Ci siamo innamorati al primo sguardo. Anzi, io mi sono innamorata, è stato un colpo di fulmine. Dopo pochi minuti di conversazione, avevo capito che era l’uomo che stavo cercando.

Tutto è avvenuto in modo molto semplice e veloce, grazie a una sequenza quasi incredibile di coincidenze. Ci siamo incrociati in metrò, in un negozio del centro per riparare il telefonino, in coda al cinema per vedere lo stesso film e infine in un ristorante dove a volte vado con gli amici a cena: l’ho urtato mentre usciva dalla cucina. Così ho scoperto che lavorava lì come aiuto cuoco.

Dopo poco più di un mese ci siamo fidanzati. Almeno così mi sono illusa.

Sì, illusa. A testa bassa esco dal ristorante senza dire una parola.

Ho le lacrime agli occhi; il caldo ora è ancora più opprimente e, nonostante una brezza leggera, ho l’impressione di soffocare. Mi siedo su un muretto poco distante dal ristorante.

Giulio! Il mondo intero mi è crollato addosso.

«Mi dispiace, è uno stronzo, tu non sei la prima» mi ha detto la moglie, mentre stavo uscendo. «Lascialo perdere, non sai chi è».

Già, mi rendo conto solo ora che di lui so molto poco. Buio e silenzio sul suo passato, a parte qualche fotografia vista per caso sul suo cellulare. “Stupida che non sei altro” mi dico. “Ti sei accontentata di quello che ti raccontava senza mai fare domande”.

Gli ho creduto anche tre mesi fa, quando mi ha detto che aveva trovato un posto sull’isola. Gli dispiaceva lasciarmi, ma voleva fare un’esperienza diversa, in una vera località turistica. È partito promettendomi che a ottobre sarebbe tornato a Milano; nel frattempo potevamo continuare a telefonarci e a inviarci messaggi. Messaggi, sì! Ne ho il cellulare pieno. Decido di mandargliene uno io, al veleno di vipera.

 

Apro la borsa per prendere il cellulare, lo cerco, ma non lo trovo. Eppure l’avevo: l’ho consultato sul battello per controllare l’indirizzo del ristorante. Deve essersi infilato da qualche parte.

Per quanto frughi ovunque, il cellulare non c’è. Mi assale l’agitazione, sono a un passo da una crisi di panico. Sto per esplodere in un pianto dirotto, quando una mano mi tocca la spalla e sento una voce che mi chiede: «Cerchi questo?». Alzo gli occhi: davanti a me, una maglietta rossa e una mano che mi porge il cellulare.

Mi chiedo come sia possibile che abbia il mio telefonino. Magia, un caso di pura magia. Lui, il mio vicino di battello, altro non è che il mio angelo in rosso, non può essere che così. «L’hai perso sul battello. Ti sto inseguendo per dartelo da quando siamo scesi a terra. Per fortuna oggi ho il turno pomeridiano, altrimenti non avrei potuto rincorrerti» dice lui per sedare ogni dubbio. Non rispondo, nuovamente delusa. Non era magia, ma semplice distrazione.

Mentre riprendo il cellulare, noto che sull’icona di WhatsApp c’è una notifica. Guardo col cuore che batte il mio angelo in rosso e poi leggo il messaggio. Ovviamente è di Giulio. “Che cavolo hai fatto? Dobbiamo parlare. Hai rovinato tutto”. Altro non dice. Asciutto come questo sole d’estate. È davvero troppo.

Nonostante l’educazione e il rispetto che io stessa insegno ai miei alunni, mi ritrovo a esclamare con un tono di voce alto: «Che stronzo!».

Il mio angelo in rosso, intanto, si siede vicino a me sul muretto. «Non so esattamente cosa sia successo, però penso che tu abbia ragione» mi dice guardandomi con uno sguardo intenso.

Alzo gli occhi e resto in silenzio a fissarlo. Poi, quasi inspiegabilmente, sorrido.

 

 

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