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L’Annina

Cuore

Voglio salutare una persona a me cara, uno spirito libero e indomito: l'Annina, mia sorella

Lei aveva nove anni, quattro  più di me, che da piccoli è un mondo, si chiamava Anna Gloria detta Annina, era mia sorella. Io una bambina buona buona, volevo piacere alla mamma. Stavo seduta sullo scalino di casa, guardavo passare uomini e bestie, con un solo pensiero: che pensano di me i buoi? Camminavano maestosi…Non lo seppi mai.

L’Annina  invece già pensava ai ragazzi, se c’era una proibizione la infrangeva subito, ma non per principio: era nata libera.

Poi si ammalò, con una paralisi alla mano e al piede. Si pensò alla poliomielite, invece la malattia restò misteriosa, scomparendo senza lasciare tracce.

L’Annina diventò una bellezza degli anni cinquanta, capelli neri, vitino, gran seno, occhi bellissimi. Era brava a scuola, e la più famosa ballerina delle feste studentesche. Si innamorava sempre. Mi faceva fare the go between coi suoi morosi, io mi sentivo importantissima di essere inclusa nei suoi romanzi. il coprifuoco familiare scattava alla 8 di sera, ma lei tornava quando voleva. Scenate,  minacce… la sua gioia di vivere sorvolava tutto.

L’autorità non esisteva per lei.  Nostro padre era presidente di una minuscola squadra di calcio, ci portava alle partite, e lei si fidanzava sempre coi calciatori. Ma a 18 anni si ammalò di nuovo, e stavolta la mano e il piede restarono offesi. E si scoprì che era un problema di natura neurologica, e che si sarebbe ripresentato, ed era destinato ad aggravarsi.

Doveva rassegnarsi a una vita prudente, niente viaggi, niente emozioni forti…e lei che fa? Trova un lavoro negli Stati Uniti, e annuncia ai genitori che se ne va in America.

Mia madre esclama tragica Dovrai passare sul mio corpo!, e lei allegramente, Subito! Scoppiammo a ridere tutti e lei partì, perché era un corsaro, l’Annina, non voleva né sposare un bravo ragazzo né fare la malata, voleva l’avventura. Si sposò, invece, in New Jersey, e lo disse alla famiglia quasi un anno dopo Ho sposato Peter! Ebbero un figlio.

La malattia continuava a tornare ciclicamente, e col tempo la mano e il piede diventarono quasi inerti, perse quasi del tutto l’uso di un occhio, più un’infinità di mali collaterali per cui nel corso della vita subì 19 operazioni. Ma insegnava, e viaggiava in nuovi paesi,  da esploratrice più che da turista. Il marito, innamoratissimo, non cercava di limitarla. Lui morì troppo presto. Lei fra un’operazione e l’altra lavorava e faceva la mamma. Riuscì sempre ad essere economicamente indipendente. In vecchiaia si trasferì in Florida per stare vicino ad Allen, il figlio.

La salute peggiorava togliendole sempre più libertà. Un giorno mi ha telefonato È l’ultima volta che ci sentiamo. Aveva deciso di farsi addormentare. La combattente, l’avventuriera, la donna più spiritosa del mondo, diceva basta. Aveva lottato ogni giorno, e con onore, per sostenere quel corpo che era stato il suo nemico per troppi anni. Così se n’è andata.

Da questa pagina la saluto teneramente. Ciao Annina, ciao spirito libero, ciao sorella.

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