L’inganno

Cuore

Rileggi sul blog L’inganno di Carmelita Fioretto, è la storia vera più apprezzata del n. 22 di Confidenze

 

Bello, gentile, premuroso. Cosa ci faceva un brillante avvocato come Filippo su un sito di incontri online? Non potevo credere che si fosse innamorato di me. Eppure, mi chiamava perla rara e mi faceva sentire unica. Scoprire la verità è stato terribile. Ma non è finita così

Storia vera di Emma C. raccolta da Carmelita Fioretto

 

32 anni ero ancora single. La mia vita sentimentale era praticamente inesistente. I ragazzi di cui mi ero innamorata mi avevano sempre ignorata. Fisicamente, ne ero tristemente consapevole, ero insignificante. Una che nessuna donna si sarebbe mai sognata di temere come una rivale e che gli uomini erano arrivati a considerare al massimo una buona amica.

Certo, tutti mi dicevano che ero dolce, sensibile, che avevo un buon carattere ma, dopo tante delusioni, ormai non avevo dubbi sul fatto che gli uomini non sanno che farsene di una “bella anima” se non è rivestita anche di un corpo almeno un po’ attraente.

I miei amici si fidanzavano, si sposavano, convivevano oppure, i meno fortunati, si invischiavano in travagliate, roventi storie d’amore e di passione.

A me, invece, non accadeva assolutamente nulla ed ero sempre più triste e depressa. Ero assetata d’amore e di tenerezza. Desideravo sentirmi viva e donna e sognavo anche una famiglia, dei figli.

«Perché non ti iscrivi a un sito d’incontri?» mi ha consigliato la mia collega Ivana, che aveva già conosciuto così diversi ragazzi, anche se non ancora quello giusto.

Ero alquanto scettica, ma lei ha insistito così tanto che alla fine ho ceduto, facendole però giurare che non l’avrebbe mai rivelato a nessuno.

La parte più difficile è stata scegliere la mia immagine. Non sono fotogenica, sembro addirittura peggio in foto che di presenza. Alla fine, mi sono truccata meglio che potevo e mi sono decisa a mandare la mia immagine.

Ero comunque decisa a non prendere l’iniziativa di un contatto, con nessuno. Avevo troppa paura di essere umiliata da un rifiuto.

Per un po’ infatti non è successo nulla. E poi un giorno, con mia grande sorpresa, ho ricevuto l’invito a chattare da un certo Filippo. Ho accettato, anche se con molte esitazioni. In foto, lui era decisamente un bel ragazzo.

Mi chiedevo che bisogno avesse di un sito d’incontri uno così. E poi, cosa lo aveva attratto in me?

Sono state le prime cose che gli ho chiesto. Mi ha risposto che il lavoro gli lasciava poco tempo per fare nuove conoscenze e che, per esperienza, diffidava delle donne troppo belle, spesso vanitose, piene di pretese e con un pessimo carattere.

Abbiamo chattato per due settimane. A quanto pareva eravamo molto simili per gusti e interessi. Se gli scrivevo di un libro, di un film che mi era piaciuto, anche lui l’aveva visto o letto. Condivideva le mie opinioni su qualsiasi cosa, dalla musica alle idee politiche, dai viaggi al cibo.

Se mi stupivo, commentava: “Siamo anime gemelle!”.

Quindi abbiamo cominciato a sentirci per telefono. Io però ero ancora cauta, diffidente.

E poi, Filippo mi ha chiesto: «Ti va di uscire insieme questo sabato sera?».

Io restavo perplessa. Persino Ivana lo era. Mi ha consigliato di prepararmi al fatto che lui potesse essere diverso dalla foto e comunque di essere molto prudente.

Ricordo come mi batteva forte il cuore quando sono entrata nel ristorante dove ci eravamo dati appuntamento.

Filippo era già lì che mi aspettava ed era identico alla foto.

È stato brillante, gentile, premuroso. Sembrava proprio ci tenesse molto a piacermi.

Per me è stato come entrare in un sogno, da cui avevo una gran paura di svegliarmi.

La prima volta che mi ha baciata mi è sembrato di toccare il cielo con un dito.

La prima volta che abbiamo fatto l’amore è stato stupendo. Dopo, lui si è quasi commosso nello scoprire che non l’avevo mai fatto.

«Sei proprio una perla rara» mi ha sussurrato, stringendomi teneramente a sé.

Una parte di me comunque continuava a non credere a tanta fortuna. E non ero l’unica a essere perplessa. So per certo anche anche diversi amici, ai quali l’avevo presentato, si erano stupiti che un bel ragazzo come Filippo, per giunta un brillante avvocato, si fosse innamorato proprio di me.

Perché sembrava proprio innamorato.

 

Dopo un po’ che ci frequentavamo, qualche difetto è venuto fuori, ma erano di poco conto. Per esempio, era molto ambizioso: puntava a diventare socio nello studio dove lavorava e per questo era estremamente competitivo con gli altri colleghi. Inoltre, amava il lusso e sospettavo spendesse più di quanto guadagnasse.

Comunque, potevo escludere che mirasse ai miei soldi perché sapeva bene che ero una semplice impiegata e per di più di famiglia modesta. Economicamente, tra noi due, ero io che ci guadagnavo.

«Tu sei la prova vivente che le favole possono essere vere» sospirava Ivana e ormai non potevo che essere d’accordo con lei.

E poi, Filippo mi ha detto che eravamo invitati a cena dal suo capo, in un costoso ristorante alla moda.

È stato così che ho conosciuto Edoardo e sua moglie Micaela. Erano sposati da tre anni.

Ricorderò sempre lo scintillio nello sguardo di Micaela e il suo strano sorriso appena mi ha visto.

Nata in Guatemala, era la tipica bellezza latina: ardenti occhi neri, lisci capelli corvini e turgide labbra color granata. Il suo corpo era morbido, esuberante, sensuale.

Al confronto, mi sono sentita di nuovo come un brutto e goffo anatroccolo.

In ogni caso, mi sono trovata molto più a mio agio con lei che con Edoardo che, nonostante la sua amabilità da vero signore, mi incuteva un po’ di soggezione.

Micaela ha manifestato da subito una grande simpatia nei miei confronti e, nel giro di poche settimane, ha fatto di me “la sua migliore amica”.

Mi telefonava ogni giorno, mi trascinava in giro per negozi. A parte la palestra e il salone di bellezza, fare shopping sembrava la sua principale occupazione e più grande passione.

«Adoro spendere i soldi di mio marito! Dopo tutto è proprio per questo che l’ho sposato».

Ho sorriso a quella sua ammissione. Credevo che scherzasse. La trovavo invadente, ma non sapevo come arginarla senza offenderla. Mi sentivo anche un po’ in colpa, perché non riuscivo a ricambiare tutto l’affetto e la confidenza che mi dimostrava. Noi due non avevamo nulla in comune. Neppure l’età, perché era di cinque anni più giovane di me.

Mi imbarazzavano anche tutte le domande che mi faceva su Filippo. È stata così indiscreta da chiedermi persino com’era nell’intimità, quanto spesso facevamo l’amore. L’ho giudicata una curiosità un po’ morbosa.

O forse a infastidirmi è stato il fatto che non potevo certo confidarle che Filippo non era poi così focoso e appassionato come lei sembrava immaginare.

Dopo i primi tempi, era diventato più interessato al lavoro che al sesso. Intanto, noi quattro uscivamo insieme quasi tutti i sabati sera e più di una volta siamo stati ospiti per il weekend nella loro villa al mare o nella loro baita in montagna.

«Sono proprio contento di questa amicizia» mi diceva Filippo «Edoardo mi apprezza molto sul lavoro e credo che, prima o poi, mi proporrà di diventare socio nello studio. Per me sarebbe come vincere alla lotteria! Penso che essere così amici rafforzerà i nostri rapporti e accellererà i tempi».

Quindi, non potevo che mostrarmi gentile con Micaela e sforzarmi di esserle amica.

Per fortuna, più conoscevo Edoardo più lo apprezzavo. Non era un bell’uomo, però era uno con cui si poteva parlare di tutto e anche molto generoso.

Una sera, l’ho incontrato per caso a un concerto di musica classica che si teneva in una chiesa.

Filippo, così mi aveva detto, era a una rimpatriata con dei compagni del liceo.

E comunque, si sarebbe rifiutato di accompagnarmi. Quel genere di musica lo annoiava. Ormai avevo scoperto che quando chattavamo aveva mentito, solo per compiacermi. Non avevamo affatto gli stessi gusti, né gli stessi interessi.

«Micaela è a cena con un’amica di passaggio in città» mi ha spiegato Edoardo. «Del resto la musica classica è una passione che non riesco a condividere con lei».

Dopo il concerto, siamo andati a bere qualcosa in un locale. Era la prima volta che mi trovavo sola con lui. È stata una serata molto piacevole. Abbiamo chiacchierato di musica, di libri. Lui mi ha parlato un po’ di sé, della sua famiglia d’origine, mi ha raccontato divertenti episodi di quando era ragazzo. Anch’io ho fatto altrettanto e mi piaceva l’interesse con cui mi ascoltava, il suo modo di ridere alle mie battute. Mi faceva sentire interessante, importante.

Con Filippo non accadeva quasi mai. Anzi, più di una volta mi aveva ferito il suo evidente disinteresse, la scarsa attenzione ai miei discorsi, come se lui fosse sì accanto a me ma mille miglia lontano con il pensiero. Quando glielo avevo fatto notare, o aveva negato o si era scusato dando la colpa alla stanchezza o a problemi sul lavoro.

 

Quella sera, mentre io parlavo non ricordo più di cosa, Edoardo a un certo punto ha esclamato: «Sei proprio deliziosa, Emma! E Filippo è davvero fortunato. Non fraintendermi, ma ti confesso che, se tu non fossi già impegnata con lui e io con Micaela, ti farei la corte. Ammesso che tu possa prendere in considerazione uno come me».Ovviamente, non gli ho creduto. Ho pensato che volesse soltanto essere gentile facendomi un complimento.

La mezzanotte è arrivata in un lampo.

Sì, è stata proprio una piacevole serata.

Eppure, quando con Filippo siamo stati invitati a passare le prime due settimane d’agosto nella loro villa al mare, avrei preferito non andare. Avevo sperato molto in un viaggio noi due da soli. Filippo, però, aveva già accettato l’invito senza neanche consultarmi.

All’inizio, sembrava proprio una bella vacanza.

Ricordo le uscite in motoscafo alla ricerca di qualche caletta dall’acqua limpida, la sabbia dorata e poi la sera le passeggiate per le viuzze del paesino.

Anche se mi sforzavo di non darci peso, qualcosa però mi turbava.

Il fatto è che la notte Filippo, nell’intimità della nostra camera, si dichiarava sempre esausto e, dopo un rapido bacio, si girava dall’altra parte, addormentandosi all’istante.

Comunque, attribuendogli un pudore che invece, come avrei purtroppo scoperto presto, era ben lontano dal provare, pensavo che fosse la vicinanza dei nostri ospiti, nella camera accanto, a inibirlo.

La verità mi è piombata addosso all’improvviso, pesante come un macigno.

Un giorno, subito dopo pranzo, forse per il troppo caldo, mi è esplosa una forte emicrania. Preso un analgesico, mi sono coricata cadendo presto in un sonno profondo.

Mi sono svegliata quasi al tramonto.

La casa era deserta. Gli altri dovevano essere in spiaggia. Dal terrazzo ho visto Edoardo sul pontile dov’era ormeggiato il motoscafo.

Li ho avvistati appena ho imboccato il sentiero scosceso che portava al mare: seminascosti da un oleandro, Filippo e Micaela si baciavano appassionatamente, avvinghiati l’uno all’altra. È stato come se mi avessero gettato addosso una secchiata d’acqua gelida. Dalla bocca mi è sfuggito un suono a metà tra un grido e un lamento.

Per qualche secondo il mio sguardo ha incontrato quello attonito di Filippo.

«Emma!» mi ha chiamato, mentre io già correvo verso la villa.

In camera, sono crollata sul letto. Tremavo tutta. Sentivo una morsa al cuore e un’altra allo stomaco. I pensieri mi si frantumavano in testa. Ero completamente sconvolta.

Dopo qualche minuto, Filippo è apparso sulla soglia.

«Lo dirai a Edoardo?» mi ha chiesto. Era terreo.

Non ci avevo neanche pensato.

«Voglio andarmene!» ho affermato. «Accompagnami in stazione».

«Non se ne parla» ha replicato «Dobbiamo andare via insieme. Micaela si inventerà qualche scusa con Edoardo».

«Già, dev’essere brava in questo!» ho commentato acida.

Lei non si è fatta più vedere.

In auto, non abbiamo parlato per un po’. Non ero mai stata in collera con qualcuno, come in quel momento. La vicinanza di Filippo mi ero odiosa e sentivo di detestarlo profondamente.

«Da quanto dura tra te e quella lì?» ho chiesto, decidendomi a spezzare finalmente il silenzio.

«Da due anni» ha confessato, dopo un attimo di esitazione.

«E vi amate o è solo una storia di sesso?».

«Ci amiamo…»

«Ma allora perché Micaela non divorzia?».

«Oh, Emma!» ha sbottato Filippo. «Sei davvero così ingenua? Non lascerebbe mai Edoardo. Non potrei mai darle tutto quello che le dà lui! Non sono ricco. E poi io dovrei lasciare lo studio, ricominciare daccapo da un’altra parte…».

«Così, io vi sono servita da paravento per nascondere la vostra tresca» ho commentato con amarezza. «Scommetto che mi hai scelta su quel sito d’incontri, perché ero così insignificante che Micaela non poteva considerarmi una rivale!» ho continuato decisa.

«Sì. Però lei è stata lo stesso un po’ gelosa di te» ha detto lui, con sincerità.

 

Il silenzio è  tra di noi, pesante come una cappa di piombo.

«Non lo dirai a Edoardo, vero?» mi ha chiesto di nuovo Filippo, mentre scendevo dall’auto, trattenendomi per un braccio.

«Ma vai al diavolo!» ho replicato, liberandomi con uno strattone «Non voglio rivederti mai più».

E così è stato.

Ho cancellato dal cellulare il suo numero e quello di Micaela.

Quello di Edoardo, invece, chissà perché, l’ho tenuto anche se non ho pensato, neppure per un attimo, di chiamarlo e rivelargli la verità.

È che qualcosa in me si è rifiutato di eliminarlo.

Per mesi, sono stata molto male, incapace di ritrovare un po’ di equilibrio e di gioia di vivere. Credevo di aver cancellato dal mio vocabolario la parola amore.

No, non mi sarei mai più fidata di un uomo.

E poi un giorno, quando ormai ero uscita dal tunnel e avevo rivisto il sole, ho ricevuto un messaggio da Edoardo su WhatsApp.

“Cara Emma, desidero informarti che mi sono separato da Micaela. La decisione è stata mia. Anche se non riuscivo ad ammetterlo, da tempo ormai con lei mi sentivo infelice e solo. Penso spesso a te e mi piacerebbe rivederti.

P.S. Filippo non lavora più per me”.

L’ho riletto mille volte. Anch’io pensavo spesso a lui, ma senza illusioni, senza speranze.

Eppure, ci ho messo più di una settimana prima di decidermi a rispondergli: “Incontriamoci”.

Mi ha telefonato quasi subito.

Risentire la sua voce è stata un’emozione fortissima, che non mi aspettavo.

Due sere dopo, è passato a prendermi all’uscita da lavoro. Non appena mi ha visto, si è illuminato tutto. Ricorderò per sempre la tenerezza con cui mi ha guardato.

Sì, i suoi occhi per me sono come uno specchio limpido in cui mi vedo bella come non sono mai stata, come non sarò mai.

Ma che importa? Ciò che conta è che io sia bella per lui, che da due anni è mio marito e da uno il padre del mio bambino.

 

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