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L’unica storia di Julian Barnes

Cuore

Due anime affini, due corpi, un passaggio in macchina: quello che deve accadere è scritto nel primo sguardo. Quello che è accaduto è scritto nelle tre parti che compongono questo romanzo delizioso e dolorosissimo

“Abbiamo quasi tutti un’unica storia da raccontare. Non voglio dire che nella vita ci capiti una cosa sola; al contrario, gli avvenimenti sono tantissimi, e noi li trasformiamo in altrettante storie. Ma ce n’è una sola che conta, una sola da raccontare, alla fine. E questa è la mia.

(…) Ma non dimenticare una cosa. Ognuno di noi ha la sua storia d’amore. Tutti quanti. Magari è stata un fiasco, magari si è consumata poco alla volta, magari non è nemmeno riuscita a partire, o magari è successa solo nella nostra testa, il che non la rende meno reale. Anzi, a volte è proprio il contrario. A volte capita di vedere una coppia e ti sembra che tutti e due si annoino a morte, e non riesci a immaginare che abbiano ancora qualcosa in comune, non capisci perché stiano insieme. Ma non è solo questione di abitudine, di sopportazione, di rispetto delle convenienze o altre cose del genere. È che in passato hanno avuto la loro storia d’amore come tutti. L’unica e sola storia.

(…) Non finisce mai niente, se è arrivato così in profondità”.

È tornato, il Signore della narrativa elegantissima. Ed è tornato tradotto di nuovo dalla superba (la adoro!) Susanna Basso, un vero prodigio di questa arte difficilissima: prendere qualcosa pensato e scritto in una lingua, che vuol dire un universo, e trasportarlo in un’altra galassia, un viaggio interstellare, che al confronto Terra e Marte sono due appartamenti di uno stesso condominio.

Paul Roberts, sono gli inizi degli anni Sessanta, ha diciannove anni. Nei sobborghi di Londra, durante la lunga estate, c’è ben poco da fare e per una volta il consiglio di una mamma può anche essere accolto: perché non iscriversi al circolo del tennis locale e cercare così di scacciare il più lontano possibile la noia e l’intorpidimento psicofisico?

Susan McLoad ha quarantotto anni, due figlie adulte, Martha e Clara, un marito grasso e noioso, Gordon. Susan ama giocare a tennis e adora il suo completino bianco con i risvolti verdi come i bottoncini che a guardarli ti chiedi se siano veri o solo un vezzo.

Ventinove anni sono la distanza che allontana la vita di Paul da quella di Susan. Un sorteggio per un doppio da giocare al circolo è l’occasione per accorciarla. Due anime affini, due corpi, un passaggio in macchina: quello che deve accadere è scritto nel primo sguardo. Quello che è accaduto è scritto nelle tre parti che compongono questo romanzo delizioso e dolorosissimo come deliziose e dolorose sono tutte le grandi storie d’amore, le storie d’amore stonate, quelle che ci riempiono il cuore e ci portano via dalla vita.

Barnes ci ha consegnato la storia, l’unica storia, di due anime gemelle e distanti, due generazioni in lotta contro tutto e tutti e contro loro stessi. Un amore invincibile o quasi. E qui mi fermo. Non vi dico nulla di più.

“In amore, ogni cosa è al tempo stesso vera e falsa; l’unico argomento al mondo sul quale è impossibile dire insensatezze”.

 

Julian Barnes, L’unica storia, Einaudi

Confidenze