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Mamma single? No grazie

Cuore

Sono convinta che quando si decide di diventare mamma, ci voglia un papà accanto. Crescere i figli da sola, infatti, è una faticaccia. Che per fortuna a me non è toccata

Dopo aver letto l’articolo Mamme single tra gioie e difficoltà pubblicato su Confidenze in edicola adesso, sono rimasta della mia idea di sempre: i bambini si fanno, ma soprattutto si crescono in due.

Certo, purtroppo esistono donne che si ritrovano sole con prole loro malgrado (per tragiche vedovanze o interessanti fughe di lui durante lo stato interessante), ma quelle che decidono scientificamente di diventare madri senza un uomo accanto, proprio non le ho mai capite.

Intanto, un figlio è il progetto più importante, esaltante ed emozionante che una coppia possa realizzare e non vedo il motivo di volersi aggiudicare l’esclusiva. E poi, perché oltre al piacere sotto le lenzuola mentre si mettono le basi per il piano di lavoro (sesso senza protezioni), una volta ottenuto l’appalto (test di gravidanza positivo) è meraviglioso condividere con la dolce metà nove mesi magici, immersi nella festosa e totale inconsapevolezza di quel che sarà.

Mentre la pancia lievita, infatti, i problemi più grossi sono convincere suoceri e consuoceri della bellezza del nome pensato per la creatura in arrivo. La scelta dell’arredo per la sua cameretta. E organizzare le prime vacanze in tre (chissà perché, ma anche se il bambino nasce in gennaio non c’è futuro genitore che non sia già proiettato ad agosto).

Bene, rinunciare a tutto questo mi sembra un gran peccato. Ma non trascuriamo il periodo post-parto. Quando porti a casa il fagotto (soprattutto il primo) iniziano i conti con una realtà ben diversa da quella delle pubblicità: il fragile esserino urla come un ossesso e tu credi che si strangolerà con le sue stesse grida. Se, invece, dorme tranquillo e pacifico, pensi che sia morto e ti precipiti a controllare che il cuoricino batta ancora. A quel punto ti rendi conto che dalla beatitudine della dolce attesa sei passata all’ansia pura del traguardo (fiocco rosa o azzurro sulla porta). E se accanto non hai qualcuno che vive i tuoi stessi stati d’animo, potresti davvero dar fuori di matto.

Con il passare degli anni le cose non cambiano: le gioie che ti regalano i figli, se condivise sono moltiplicate per due e diventano ancora più gioiose. Mentre le difficoltà, divise per due appaiono un po’ meno difficili.

La mia fortuna è che ho sposato e messo al mondo due sgangherati strufolini con un uomo che la pensa esattamente come me. Perciò, anche se ci siamo separati molti anni fa, abbiamo sempre continuato a fare i genitori insieme. Il più delle volte prendendo decisioni concordanti, altre scontrandoci. Ma sempre insieme. Perché quello a cui nessuno dei due ha mai rinunciato è lavorare a ciò che di più bello abbiamo fatto della nostra vita.

Tutto questo mi fa trasudare orgoglio e potrei andare avanti una vita a raccontarvi. Invece mi interrompo perché devo telefonare al mio socio (il papà dei miei figli) in affari (i ragazzi) per confrontarci su alcuni dettagli: come ogni progetto che si rispetti, anche il nostro è un infinito work in progress, bisognoso di continui ritocchi.

Confidenze