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Padri e cani

Cuore

Spezzo una lancia in difesa dei cani e di chi li umilia vestendoli o peggio ancora mandandoli alle Spa per cani

Non posso dire di amare i cani, ci vivo abbracciata dalla nascita, non li ho mai visti come altro da me. Da piccola piccola credevo che Fulmine, il Pointer compagno di cacce di mio padre, fosse mio fratello. E poi abbiamo parecchio in comune. Anch’io come loro non so nascondere i sentimenti, se qualcuno mi piace scodinzolo, altrimenti ringhio (Susanna Barbaglia mi capisce)- e se mi va di fare le feste, salto e corro in tondo senza freno.

E non mancherei loro di rispetto vestendoli con impermeabilini british e cappellini da pioggia alla moda. Alcuni sono forniti di guardaroba con capi costosi. Ma se vi piglia così giocate alle bambole, invece di umiliare quelle brave creature che hanno uno spiccatissimo senso del ridicolo. Provate a ridere del vostro cane: se ne andrà offeso e mortificato.

Una volta rischiammo di perdere il dignitoso Moro, un nero-bianco incrocio fra maremmano e belga, per averlo reso, secondo lui, ridicolo. A Carnevale lo avevamo vestito da Zorro, con cappello mantello e mascherina, e quando apparve, impacciato, con lo spadino al fianco, al suo ingresso tutti scoppiammo a ridere. Lui si precipitò fuori seminando i travestimenti, si diede selvaggiamente alla fuga, e lo ritrovammo dopo aver battuto la campagna per una settimana. Vedendoci scodinzolò debolmente, a testa bassa. Ci mise un po’ a perdonarci.

Figuriamoci come si sente il cane col cappottino di cachemire. Ho visto in televisione un servizio sulle Spa per cani, e c’era un  povero Cavalier King Charles cui stavano applicando la maschera di bellezza al caviale, e lo frizionavano con una preziosa pozione per volumizzare il pelo. Ma che ha fatto di male? Ma perché dev’essere volumizzato? Lui vuole le carezze, i grattini, gli scherzi, vuole che gli tu parli facendo le voci, che gli lanci la  pigna, che gli dia la sua dose di crocchette e acqua, vuole correre al parco, dove incontra i suoi simili, coi quali non si giudicano dalla gualdrappa ma dall’odore.

Mio padre amava i suoi cani, per questo li trattava da cani, nutrendo per loro una considerazione altissima. Quando aveva la mia età, e ormai si sentiva in prima linea, mio padre cominciò a frequentare i preti per interrogarli sulle scritture, e capire se nell’aldilà avrebbe ritrovato i cani persi in vita. Arno, Freccia, Rolando, Stella, Bartali, Aldino…ma di una gli interessava soprattutto, una pastora maremmana morta da vent’anni, e diceva “Che ci vado a fare in paradiso se non ci trovo la Diana?”.  Questo è amore. A volte il cane Lucky mi guarda con gli occhi di mio padre.

Confidenze