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Sottomissione volontaria di Lena Andersson

Cuore

Questo è il romanzo che tutte le donne dovrebbero leggere. Ci racconta cosa succede quando in amore l'intelligenza si sottomette al desiderio cieco e non corrisposto e la ragione si arrende

“Un breve senso di trionfo sorse nondimeno dopo che il messaggio fu spedito. Sia l’atto stesso di scriverlo sia quello di indirizzare la propria collera contro di lui in dure bordate scritte con stile attenuarono per un momento il dolore. E significava comunque contatto, una qualche forma di incontro umano che spezzava l’insostenibile silenzio. Lui avrebbe letto il messaggio e pensato a lei, e risposto. Ma non arrivò nessuna risposta. Niente di niente. Il sabato sera passò. La domenica passò. La mattina del lunedì erano ormai trascorsi tre giorni senza un solo cenno da Hugo. Era una dimostrazione di come si uccida socialmente una persona. A metà giornata lei scese alla stazione centrale e si piazzò dove arrivavano i treni da Malmő, ma non aveva senso. Ce n’era uno ogni ora, e le probabilità che azzeccasse quello giusto erano scarse. Dai numerosi vagoni dei treni scendevano fiumane di passeggeri che si dirigevano verso scale in discesa, uscite e scale in salita, e lei non lo vide. Rimase lì ad aspettare per due ore e tre arrivi. Poi ritornò a casa e scrisse una e-mail in cui analizzava freddamente l’intera catena degli eventi. ‘Più tu taci, più io parlo, è hegeliano’ scrisse, s’imbarazzò per la pretenziosità ma la lasciò. Espose le evenienze obiettive che poteva immaginare riguardo il perché lui avesse agito come aveva fatto, presentò tutte le prospettive, tutti i futuri panorami e le interpretazioni immaginabili e autocritiche che la sua fantasia era in grado di produrre, tranne una: che lei non aveva diritto a una spiegazione. Lì passava il confine. (…) Ipotizzò che fosse stata troppo precipitosa e non avesse colto i suoi bisogni e i suoi tempi. Ma riteneva di avere diritto a una spiegazione, perché ormai loro due erano uniti. Lui si era assunto delle responsabilità entrando nel suo corpo, le aveva prospettato qualcosa che andava portato a compimento”. 

Questo è il romanzo (in realtà dovremmo chiamarlo Trattato scritto in forma di romanzo) che tutte le donne dovrebbero leggere. 165 pagine e il gioco è fatto: se riesci a non chiuderlo dopo le prime dieci per il fastidio che provoca il vedersi ritratte in maniera così precisa nel personaggio di Ester Nilsson puoi dire di essere una persona, un lettore, un essere senziente, un pasticciaccio emotivo, pronto a fare il grande salto. Riconoscere quando stai esagerando, quando ti stai illudendo, quando stai riempiendo di significati e spiegazioni e aspettative e pretese e rancori postumi storie inesistenti o di letto e poco più.

Ester Nilsson (che ritroveremo anche in Senza responsabilità personale, altro romanzo pubblicato in Italia da e/o che continua a seguire Ester e la sua ricerca cervellotica e cieca dell’amore assoluto negli esemplari maschili meno adatti a lei), poetessa e saggista, si innamora di Hugo Rask, artista da lei considerato un vero genio, con il quale instaura un iniziale avvicinamento (complice una conferenza con un suo intervento su Rask) dalla forte componente erotica. Ogni parola ammirata che esce dalla bocca di Ester illumina e nutre l’ego di Rask.

Ester lascia il suo convivente e dedica ogni istante della sua giornata a Rask, alla realizzazione graduale e costante (nella sua mente) della loro inevitabile ed eterna relazione futura. Ogni azione di Rask, che dopo il primo momento fatto di fuochi (d’artificio) si allontana sempre di più e in modo eclatante da Ester, viene tradotto e trasformato e adattato ai desideri con il linguaggio del cuore senza cervello di Ester.

La logica alla quale Ester attinge per dimostrare a se stessa e a Rask che la loro è l’unione perfetta ci strappa risate in continuazione. Ester ci fa pena. Ci fa pena una storia che lei vuole con tutta l’anima, che deforma nei significati, negli allontanamenti, nelle forzature, nell’insistenza. Ci fa pena il modo in cui svuota la sua esistenza quotidiana da tutto il resto: solo Rask è l’ossigeno, lo stimolo, la ragione. Con Rask vola, senza Rask sprofonda.

Ripeto, questo romanzo è un Trattato. Sulla, mai titolo fu più perfetto, sottomissione volontaria dell’intelligenza al desiderio cieco, non realmente corrisposto e sulla resa, prolissa e rumorosa e insistente, della ragione, del buon gusto, di ogni dignità.

“Chi respinge non ha mai bisogno di parlare. È chi viene lasciato che ha bisogno di parlare in eterno”

 

Lena Andersson, Sottomissione volontaria, edizioni e/o

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