Troppe donne per un delitto di Annalucia Lomunno

Cuore

Annalucia Lomunno ha preso il genere rosa e poi il giallo e la spy story, una dose di teatralità, un pizzico di fantasy e ha mescolato tutto. Il risultato lascia a bocca aperta

Prendete un uomo del profondo sud, Giacinto Catenaccio. Poi prendete il sole caldo e la luna che, d’estate, gli fa il verso. Prendete le tradizioni culinarie e prendete un gruppo di donne, tante, troppe. Riprendete il Giacinto Catenaccio e portatelo a una festa con voi e…zac! Sul più bello. Morto stecchito. Fatale, l’arma: un peperone sott’olio all’arsenico.

Tranquille, non sto spoilerando nulla. Tutto comincia proprio da qui e siamo più o meno a pagina 44 di 239, quindi di strada da fare e cose da scoprire e tempo per rimanere a bocca aperta ce n’è una infinità.

Chi ha ucciso il professore di ginnastica dell’Istituto Tecnico Commerciale e prestantissimo ex istruttore di tennis? Le indagini le seguirà il commissario di polizia Antonia Veloce e supposizioni le faremo un po’ tutti, personaggi e gregari del romanzo e noi, lettori presi per la gola dall’abilità felina della sapiente autrice pugliese già autrice di numerose opere una delle quali, Rosa sospirosa (edito da Piemme), arrivò nella cinquina finale del Premio Strega del 2001.

Annalucia Lomunno ha preso il genere rosa e poi il giallo e la spy story, una dose di teatralità, un pizzico di fantasy e ha mescolato tutto.

Il risultato è una crema fragrante e non viscida, una coralità di voci autonome e geolocalizzate; caratteri e maschere sono disegnate con cura e dipinte a tinte forti che pizzicano come una taranta scalza e indomita.

Ciliegina sulla torta, un linguaggio originale, figlio di una Terra e di un dialetto antichissimo ma ricamato con l’ago e il filo di un italiano perfetto.

Si legge, si ride e ogni tanto ci si vergogna anche un po’ di essere femmine, piene di rivalità e invidie e miserie esistenziali. Piene di solitudini.

Antonia ha una sorella. Si chiama Sabina. Vivono insieme. Sabina non fa niente di sorprendente, ha pochi contatti col mondo reale, legge e cucina. E’ un’ottima cuoca. Specializzata in torte salate, risotti e gnocchi. E’ più giovane di Antonia. Alta un metro e sessantotto. Peso cinquantacinque. Un bel peso. Rapporto perfetto: 55/68. Ha gambe come fuscelli e cosce magre. Adora i romanzi d’amore, è come catturata da intricate trame familiari, sentimenti forti e faccende melodrammatiche. E brividi e passioni. E nari frementi e labbra convulse. E occhi dilatati e sospiri”. 

Il crimine ha un sapore speziato. Come certe solitudini. Certi misteri limpidi. Certe storie.

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Annalucia Lomunno, Troppe donne per un delitto, Christian Marinotti Edizioni

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