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Una voce poco fa

Cuore

                 È stata tra le più apprezzate del numero 36 di Confidenze. Una voce poco fa, raccolta da Federico Toro,  è la storia vera di una donna con un dono speciale. Ora potete rileggerla sul blog

 

 

Mi chiamano sensitiva. Quel che so è che mi è stato concesso un dono che mi permette di veder affiorare sorrisi sui volti disperati dei genitori che hanno perso i figli. Consolare chi prova il più ingiusto dei dolori non ha prezzo

Storia vera di Maria Pia Pipitone raccolta Da Federico Toro

 

Quando ero bambina spesso ascoltavo di nascosto alcune conversazioni tra mia mamma e mia nonna. Con gli occhi spalancati e le orecchie tese, le sentivo bisbigliare parole indistinte tra cui riuscivo a cogliere termini come “anime e spiriti”. Ero troppo piccola per comprendere i loro discorsi. La mia famiglia cercava di proteggermi e di tenermi lontana da questi dialoghi. Infatti, scappavo spaventata, eppure, durante la notte mille pensieri si affastellavano nella mente e non so come, ma a ogni mia domanda puntualmente arrivava una risposta.

Sono cresciuta con questo dono e purtroppo ricordo alcuni episodi spiacevoli avvenuti a scuola. A distanza di anni, i rimproveri della maestra sono ancora impressi nella memoria. Mi redarguiva perché utilizzavo la mano sinistra per scrivere, e ogni occasione, anche la più banale, era buona per mortificarmi. Una mattina, forse stanca delle continue vessazioni, le gridai con tutto il fiato: «Tu sei cattiva ed egoista. Hai lasciato tua sorella senza soldi riducendola in povertà!».

La maestra sgranò gli occhi e mi fissò terrorizzata. Non potevo assolutamente conoscere dettagli così privati e intimi dell’insegnante. Non fu un episodio isolato, ne seguirono altri.

Nello svolgere un tema sulla famiglia, raccontai di mia mamma, ma la descrissi in un altro modo: la vedevo in un posto lontano, in una casa insolita, con abiti lunghi e un’acconciatura particolare, delineando così una donna di origine russa.

Fu a quel punto che la maestra convocò mia madre per esprimerle tutta la sua preoccupazione.

«Sua figlia scrive dei temi molto strani, ha davvero una fervida fantasia».

Non so cosa volesse ottenere da quel colloquio, forse un chiarimento. Pertanto, la mamma si limitò ad abbassare il capo e rimase in silenzio. In cuor suo sapeva e non avrebbe certamente potuto fornire all’insegnante una spiegazione logica.

Durante l’adolescenza non credo di essere stata del tutto consapevole del mio dono. Ho preso coscienza delle mie capacità a 27 anni. All’epoca, cercavo di fuggire da un grande dolore, allontanare immagini poco edificanti che mi facevano soffrire molto e mi procuravano agitazione e rabbia. Così, per dare sfogo ai miei pensieri cominciai a raccoglierli in un diario.

 

Fu un’ottima idea. La scrittura mi rilassava e mi concedeva la possibilità di isolarmi e di immergermi in un mondo tutto mio. Poi, una sera accadde qualcosa di misterioso. Mentre ero intenta a buttare giù le mie impressioni mi sentii risucchiare in un vortice trascinante. Iniziai a scrivere di getto, non erano parole mie, ma frasi dettate da qualcosa che percepivo come un’entità superiore. Dapprima mi spaventai, brividi di freddo percorsero la schiena, ma con il trascorrere dei giorni il tutto avvenne con estrema naturalezza tanto da riuscire a scindere i diversi pensieri. Mi procurai due diari e ogniqualvolta sentivo di scrivere parole non mie, cambiavo registro e mi lasciavo trascinare.

Tante volte mi sono chiesta: perché proprio io? Ebbene, durante una scrittura ho ottenuto una risposta da quella che sentivo come una forte entità. Mi disse che ero meritevole del dono e che sarei riuscita ad aiutare gli altri con grande onestà. Avrei consegnato i messaggi ricevuti con garbo e sensibilità. Di carattere forte e battagliero, insofferente alle ingiustizie, avrei avuto il privilegio di sostenere e rassicurare molte persone.

Da più di 20 anni, aiuto genitori che vivono una delle tragedie più dure e disumane: la morte di un figlio. Vengono da me per “ritrovare” i loro cari e per quanto possibile riacquistare uno spiraglio di serenità. Non prendo un centesimo, non ho mai giocato e mai ho approfittato delle mie capacità. Un sorriso e un abbraccio mi bastano. Cosa c’è di più bello che veder affiorare sul viso di genitori disperati un sorriso di gioia e di speranza? Così, spesso mi chiamano mamme o papà affranti dal dolore e io li invito da me. In casa non ho candele, santini, oggetti strani ma mi presento come un’amica disposta ad ascoltare le loro afflizioni. Per stemperare la tensione preparo un caffè e per rilassarci scambiamo due chiacchiere. Cerco di creare un clima piacevole e distensivo. Poi, arriva il momento di prendere carta e penna e… accade.

Durante la seduta emerge con forza la mia razionalità, fornisco prove concrete ai genitori della presenza dei loro cari. Comunico fatti, eventi e dettagli minuziosi che io non posso assolutamente conoscere. Alla fine, nasce spontanea la domanda: «Ma come fai?».

Da 20 anni cerco di trovare una risposta plausibile. Mi limito a dire: «Non lo so, è la mia mente, fa parte di me, del mio essere».

A quel punto scatta l’abbraccio stretto, affettuoso, caloroso. Arrivano le lacrime tra sorrisi dolci e tremanti.

Di sicuro, io non posso eliminare il dolore, magari potessi farlo, ma provo a ridimensionarlo, a renderlo più accettabile e a far comprendere che la morte è un passaggio naturale. Nulla di più.

Ho aiutato tantissime persone ad elaborare quella sofferenza acuta e tremenda. Ricordo la storia di una donna.

 

Quella sera, mi fece telefonare da una sua amica che mi riferì quanto fosse immane la sua disperazione. Aveva perso il figlio in un incidente d’auto. Non indugiai e mi precipitai a casa sua. Seduta al tavolo, iniziarono ad arrivare i primi messaggi attraverso la scrittura automatica. Avvertii immediatamente la presenza di suo figlio. Le dissi che non aveva sofferto e aggiunsi un particolare preciso: era rammaricato di non poter più portare il pane fresco. Vidi i suoi occhi illuminarsi. Il figlio lavorava in un panificio e ogni sera portava a casa il pane. Da allora, la vita della signora è cambiata. Lei stessa ora aiuta genitori addolorati, li conforta guidandoli nel loro angoscioso cammino.

Credo che l’amore sia un mezzo così potente che permette a tutti noi di “sentire” i nostri cari anche senza doni o facoltà. Aprendo il nostro cuore, la nostra anima, possiamo percepire l’essenza e l’energia di chi abbiamo amato. Ne siamo perfettamente consapevoli, forse abbiamo soltanto bisogno di rispolverare quel coraggio e di ricevere quella piccola conferma per alimentare la fiamma sempre viva in noi.

Ed è quello che è successo a una coppia. Avevano perso una figlia di 20 anni. Ogni giorno avvertivano la sua presenza aleggiare in casa, percepivano l’amore sconfinato, unico, profondo. Ecco, il mio intervento è servito solo ad avvalorare ciò che i loro cuori già sentivano da tempo.

Nel corso degli anni ho spesso collaborato anche con la Polizia, per alcuni casi di scomparsa. Quando accade pretendo che la scrittura venga registrata e che siano presenti le forze dell’ordine.

Il dono meraviglioso che ho ricevuto mi rende viva, solare e allontana momenti tristi e cupi.

Sono madre di tre figli splendidi e vivo le giornate nella più totale normalità. Mi occupo personalmente della casa e mi nutro dell’affetto dei miei cari e dei miei amici. E se qualcuno chiede il mio aiuto sono pronta ad accoglierlo o a recarmi da lui. I sorrisi, gli abbracci scaturiti dall’affetto e dalla stima mi fanno sentire una donna fortunata e privilegiata. Il mio cuore batte con loro e sono battiti d’amore… di infinito amore. ●

Confidenze