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A 55 anni non smetto di sciare

Mondo

Ma neppure di andare in moto, divertirmi e, soprattutto, fare progetti. Perché ho deciso di fregarmene del trascorrere degli anni

Over 55, siamo tutte ragazze è un articolo che trovate su Confidenze in edicola adesso, dedicato a una generazione di donne che (recita garrulo il sommario) affronta il tempo che passa con serenità. E poiché over 55 lo sono anch’io da due lunghe settimane, il pezzo tira inevitabilmente in ballo anche me.

A questo punto, però, è da vedere quanto mi renda serena galoppare a velocità supersonica (più invecchi e più gli anni volano come siluri) verso età che trasformano le torte dei compleanni in enormi falò per l’esagerata quantità di candeline.

Diciamo che tanto felice non lo sono. Anzi, non lo sono per niente. Ma visto che non esistono soluzioni per fermare l’implacabile orologio, tento almeno di farmene una ragione: anche se ormai sono una signora e il termine ragazza lo posso usare solo in senso ironico, provo a vedere i lati positivi della faccenda.

Nel mio caso, il primo è che non riesco a sentirmi una carampana perché da sempre mi manca la reale percezione di me. Il che è una (forse patetica ma ben accetta) fortuna, che mi permette di vedere il mondo in base alla mia età. Cioè, abitato solo da cinquantacinquenni, esattamente come a 14 lo vedevo invaso da teenager in motorino, a 18 da neo-maggiorenni pronte per la patente, a 25 da future mamme a spasso con il pancione, a 35 da giovani donne alle prese con le pagelle dei figli e così via.

Insomma, come un camaleonte all’incontrario, non mi adeguo all’ambiente che mi circonda ma adeguo lui a me. Così, se mi trovo in un luogo affollato, quasi non mi accorgo della fanciulla in fiore, tonica e sexy e neppure dell’anzianissima signora che inizia ad avere qualche problema nel muoversi. No: la mia attenzione viene catturata esclusivamente da chi è più o meno “come me”.

Ciò di cui mi sono resa (drammaticamente) conto di recente, però, è che “come me” sono le persone che da ragazza consideravo decrepite. Me ne sono accorta durante una cena allargata di un’amica che aveva invitato una quarantina di ospiti.

Quella sera conoscevo quasi tutti, tranne tre coppie che ho commentato con una coetanea. Ai nostri occhi il gruppetto di estranei poteva appartenere alla cerchia di conoscenti dei nostri genitori: segnate in viso le donne. Con i capelli bianchi e la pancetta gli uomini.

Invece, se fosse entrato nella sala una trentenne avrebbe visto una folla omogenea e non sei bacucchi (le new entry) infiltrati in una compagnia di giovanotti (noi, i soliti amici). Perché ammettiamolo: eravamo (aiuto!!!) assolutamente uguali.

Tutto questo per dire che a 55 anni l’età è palese e bisogna farci i conti, anche se non è ancora il momento di incamminarsi sul viale del tramonto.

Io, per esempio, nonostante le rughe e i cedimenti cutanei, all’alba delle 55 berette affronto ancora la vita come una volta. Faccio ginnastica, vado a sciare, mi muovo in moto, impazzisco per la Nutella, piango al cinema, rido con le amiche, canto a squarciagola se sento una canzone che mi piace. E continuo a fare progetti per il futuro. Non proprio confortata dalla più totale serenità, ma alla faccia del tempo che passa.

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