#AlessiaWay

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La storia vera di un'amicizia che va oltre i confini di un Paese per unire tutti coloro che hanno conosciuto Alessia Bouchlas. Scritta da Maddalena Giuffrida per Confidenze, la ripubblichiamo ora sul blog

 

storia vera di Mirella Bellantone raccolta da Maddalena Giuffrida

Voglio ricordarla così: con un hashtag stampato nel cuore. Era il suo modo di vivere e l’ha voluto trasmettere a tutti noi, ex compagni del Collegio del mondo unito di Trieste, nel momento per lei più doloroso: coltivare ogni giorno bellezza, umanità e altruismo

«Lo sai che non amo volare, ma l’aereo questa volta lo prendo lo stesso». Quel giorno la nostra settimanale conversazione su Skype si chiuse con una promessa, che si tradusse nell’acquisto di due biglietti per Londra. Uno per me e l’altro per mio figlio Giorgio. La mia vita fino ad allora si era imbrigliata nella paura di volare, fedele e ingombrante sodale che aveva ibernato la mia passione per i viaggi. L’ultima volta che avevo pianificato una vacanza in Europa avevo costretto la mia famiglia a raggiungere Oslo in macchina pur di non affrontare l’aereo. Fu un viaggio interminabile di oltre 2.000 chilometri per riabbracciare Britt una delle due amiche del cuore durante i migliori anni della mia vita, quando studiavo al Collegio del mondo unito dell’Adriatico nella piccola Duino, un borgo incantevole incastonato nel Golfo di Trieste.

A Londra, invece, avrei rivisto Alessia, l’altra preziosa amica della mia indimenticabile adolescenza al Collegio. Durante il biennio a Duino avevamo trascorso insieme una esperienza unica insieme a tanti giovani studenti provenienti da tutto il mondo. In quella comunità avevamo trovato stimoli fecondi e coltivato passioni e creatività, ma soprattutto avevamo scoperto il volontariato e i valori della condivisione. L’impegno nel sociale era il fiore all’occhiello della nostra scuola, nella conerano rimaste intatte e su Skype non perdevamo occasione per raccontarci a vicenda i nostri traguardi sul lavoro e nella vita.

Alessia salutò con gioia il mio matrimonio con Luca e l’arrivo di Giorgio e Giulio a coronamento della mia vita familiare. Fu un sostegno insostituibile durante i miei momenti di buio, perché riusciva sempre a decodificare i miei pensieri e a restituirmi un’analisi lucida e intelligente delle situazioni che a me sembravano insormontabili. Io seguivo da lontano le sue giornate londinesi da single, tra yoga e meditazione, frigo vuoto a casa e pasti frettolosi in ufficio, dove Alessia trascorreva lunghe ore al lavoro.

Per mancanza di tempo e anche di giusta attenzione verso se stessa, non aveva dato troppo importanza a quella tosse fastidiosa che si era trasformata in un male incurabile. Negli ultimi anni aveva riacceso la fiamma dell’impegno sociale e aveva contribuito alla fondazione di Youmanity, ente di beneficenza attivo nel campo della giustizia e dell’integrazione sociale nel Regno Unito, e sostenendo a distanza anche un progetto per l’integrazione dei rifugiati.

Per una volta decisi anch’io di ribaltare l’ordine gerarchico della mia vita, scandita tra lavoro e famiglia, mettendo l’amicizia in testa alle cose irrinunciabili e partii per Londra. Sapevo che andavo a salutare Alessia per l’ultima volta. Non mi accorsi nemmeno del volo, i miei pensieri erano assorbiti dal desiderio di riabbracciarla e dalla preoccupazione di non riuscire a sostenere l’emozione di rivederla. Ero consapevole che l’avrei trovata indebolita, gravata dalla sofferenza delle cure chemioterapiche. Accanto a me comunque c’era Giorgio, il maggiore dei miei due figli, a stringermi la mano e allontanare le paure.

Tutte le parole che avevo cercato di mettere insieme durante il volo esplosero in pianto una volta raggiunto il tredicesimo piano del Guy’s Hospital dove Alessia era ricoverata. Mi era sembrato di aver scalato una montagna, raggiungendo la vetta di un impotente dolore. Mi asciugai le lacrime, aprii la porta della sua stanza e di fronte a me trovai una donna molto provata, ma forte e coraggiosa pur nella consapevolezza di essere alla fine dei suoi giorni.

Nonostante tutto, Alessia mi accolse con un sorriso luminoso. Emanava un’energia positiva che subito trasformò il nostro incontro in un momento diverso da come lo avevo immaginato. Durante la giornata ci raggiunsero altri compagni del Collegio, che, come me, erano stati contagiati dal cuore grande e dalla simpatia della nostra amica durante gli anni di scuola. Era perfettamente al corrente che le rimanevano solo pochi giorni di vita e per questo ci chiese, con sorprendente lucidità, di trasformare la sua esperienza della malattia in un’occasione per coltivare ogni giorno bellezza, umanità, altruismo, evitando la superficialità di una vita dedicata solamente a lavoro, soldi e successo, come forse anche lei aveva fatto per molto tempo. La sua inaspettata richiesta ci lasciò senza parole per l’emozione e ci fece sentire gli amici privilegiati di una donna speciale.

Quando non fu più in grado di parlare per l’avanzare del male, affidò a una lavagna e a un pennarello i suoi pensieri, come quel “Buon Natale a tutti” che scrisse solo pochi giorni prima di lasciarci e che volle trasmetterci come ultimo video di saluto suggellato da un disarmante sorriso.

Se c’è un tempo per ogni cosa, Alessia ha rappresentato per me il tempo buono dell’amicizia, della solidarietà e dei valori che realmente contano. Come un tatuaggio ho marchiato nel mio cuore l’hasthag #alessiasway, per non dimenticare di vivere, qui e ora, quella pienezza che la mia amica mi ha insegnato proprio nel momento per lei più doloroso, affrontato con tanta forza.

Prima di lasciare la stanza dell’ospedale, mi sussurrò all’orecchio l’augurio di non farmi più vincere dalla paura e di avere più fiducia in me stessa e nel mio talento, lasciandomi, ancora una volta, senza parole. Ciascuno di noi si congedò da Alessia con una sorta di testamento personale. Lei aveva sempre avuto il dono di mettersi autenticamente in ascolto, di riuscire a interpretare le emozioni e i bisogni dell’altro e, anche negli ultimi istanti, seppe essere per noi un’amica incomparabile. Con commozione radunai i nostri compagni di studi e insieme salutammo Alessia a Monfalcone nel suo ultimo viaggio: il suo funerale è stato uno straordinario momento per richiamare alla memoria i valori che ci avevano uniti dalla scuola, quando sognavamo una vita vissuta senza trascurare noi stessi e l’altro. Come direbbe Alessia, ora è tempo di festa e noi brindiamo con lei alla vita.

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