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American widow di Torres e Choi

Mondo

A metà agosto 2001 Eddie Torres andò a fare un colloquio di lavoro alla Cantor Fitzgerald. Primo giorno di lavoro, lunedì 10 settembre. Sede, World Trade Center. Alissa Torres era la moglie di Eddie e in questa graphic novel disegnata da Sungyoon Choi ripercorre la storia di un amore e di una morte raccontando tutto quello che la stampa ha taciuto per scelta o necessità sull'11 settembre 2001

Quanti sono gli attimi che restano impressi come fotografie nelle nostre menti? Sono i momenti essenziali di ogni vita e sono legati, tutti, all’amore e al dolore, bisturi affilatissimi. Ogni primo bacio, il giorno della laurea, la nascita dei figli, la fine di una storia, la morte di una persona cara. Il caso può aggiungere altro: un incidente, una calamità, una catastrofe planetaria.

C’era un gran sole, quel giorno. L’estate ancora nell’aria. Mia figlia aveva poco più di un anno e imparava a camminare e cadere. Mi telefonò mia sorella, mi disse: «Accendi la televisione, a New York sta accadendo qualcosa di tremendo». Ricordo di aver fatto in tempo. A vedere una delle due torri ancora in piedi. E poi l’arrivo dell’altro aereo. Poi tante rondini – non lo erano – cadere. Poi il grido del giornalista. Seguito dal mio.

A metà agosto 2001 Eddie Torres andò a fare un colloquio di lavoro alla Cantor Fitzgerald. Primo giorno di lavoro, lunedì 10 settembre. Sede, World Trade Center.

Alissa Torres era la moglie di Eddie e in questa graphic novel disegnata da Sungyoon Choi ripercorre la storia di un amore e di una morte raccontando tutto quello che la stampa ha taciuto per scelta o necessità: le ipocrisie della politica e della burocrazia, le falle assistenziali, la solidarietà imbellettata e impostata.

Due mesi dopo la morte del marito, Alissa ha messo al mondo il loro bambino, Joshua. Con lui, e per lui, ha cercato di difendere quello che restava, una vita da onorare in ricordo di una promessa, di un progetto, un grande sogno. Per lui ha voluto raccontare al mondo con delicatezza e grande fermezza.

Nel senso di vuoto e confusione di Alissa può ritrovarsi chiunque abbia avuto un suo 11 settembre. Ricordo che la notte del 6 aprile 2009, mentre percorrevo le strade dell’Aquila distrutta e vedevo pezzi di cielo e nuvole di polvere al posto delle case, gente gridare e piangere con i pigiami ridotti a brandelli, corpi estratti dalle macerie…io non capivo. I primi istanti il terrore ti protegge, ti anestetizza, “non è possibile” ti ripeti.

Poi passano i giorni. I mesi. Gli anni.

È quando la quotidianità ti restituisce l’assenza che comincia il lutto. Quando la vita ricomincia a respirare. E ti sembra di tradire.

Ti cerco in ogni particella dell’universo. E solo quando smetto di cercarti tu compari.

Il perito medico ha detto che ci hai messo 18 secondi a cadere.

Eddie…a cosa hai pensato?”

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Alissa Torres e Sungyoon Choi, American widow, Rizzoli Lizard

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