Augustus di John E. Williams

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Dall'autore di "Stoner", una brillante e originale costruzione della storia del primo Imperatore Romano, Ottaviano

“Da quanto tempo viviamo la menzogna romana? Sin dove riesco a spingere la memoria, di certo. E forse anche da molti anni prima. Da quale fonte, mi chiedo, questa menzogna succhia la sua energia, così da diventare più forte della verità? Abbiamo assistito a omicidi, furti e saccheggi in nome della Repubblica. Li consideriamo lo scotto necessario da pagare per la libertà. Cicerone deplora la depravata moralità romana che adora la ricchezza. Ma lui stesso è molte volte milionario e viaggia con un centinaio di schiavi dall’una all’altra delle sue ville. Un console parla di pace e di tranquillità: e poi arma gli eserciti per assassinare il collega che minaccia i suoi interessi. Il Senato parla di libertà: e mi affida poteri che non voglio, ma che devo accettare ed esercitare se Roma vuole vivere. Non esiste il modo di eliminare la falsità? Ho conquistato il mondo, ma non c’è una sola parte di esso che sia sicura. Ho mostrato la libertà al popolo, e il popolo la fugge come fosse una malattia. Disprezzo quelli in cui posso riporre fiducia, e amo quelli che più di ogni altro si affretteranno a tradirmi. Non so dove siamo diretti, nonostante stia guidando una nazione verso il suo destino. Questi, mio caro nipote che vorrei chiamare figlio, sono i dubbi che assediano l’uomo di cui si vorrebbe fare un re. Ti invidio l’inverno ad Apollonia. Sono soddisfatto di quanto mi si riferisce sui tuoi studi, e lieto che ti trovi così bene con gli ufficiali delle mie legioni. Ma sento la mancanza delle nostre conversazioni serali. Mi consolo con il pensiero che le riprenderemo quest’estate, durante la campagna in Oriente. Marceremo attraverso il paese, ci ciberemo dei prodotti locali e uccideremo chi dobbiamo uccidere. È la sola vita possibile per un uomo. E le cose andranno come dovranno andare”.  (Lettera: Giulio Cesare a Gaio Ottaviano, in Apollonia, da Roma – 44 A.C.). 

Lui lo conoscete già. Mi riferisco a Williams. Lo conoscete già per un motivo: l’autore ha scritto, e voi lo avete certamente letto, il romanzo dei romanzi, ovvero Stoner. Già solo per questo, una garanzia a vita su tutto il resto che anche lontanamente dovesse essere associato al suo nome, vi vedo correre a velocità supersonica verso la libreria più vicina. Molto bene! Avete già la vostra copia in mano e siete pronti, prontissimi, per calarvi nel romanzo dell’Imperatore, pubblicato nel 1972 e vincitore del National Book Award. Se avete amato Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar e Io, Claudio di Robert Graves, se avete amato lo studio della storia dell’Impero Romano, le sue contraddizioni, i suoi fuochi, la tenacia dei grandi condottieri e la fragilità del sogno nel suo ultimo istante, allora questo è davvero lo scritto che fa per voi.

Decine di lettere scritte da quanti lo conobbero, amici e nemici, compongono la brillante e originale costruzione, in gran parte fedele e in parte di fantasia, che disegna il tempo di Ottaviano – primo Imperatore romano – dalla sua proclamazione, appena diciottenne, per diritto ereditario dopo l’assassinio di Giulio Cesare alla sua morte, morte dell’uomo in cui pochi credevano e che mostrò invece doti belliche, militari ma soprattutto politiche tali da valergli il titolo di Augusto.

Splendido come sempre l’equilibrio della scrittura di Williams. Esattamente come in Stoner all’autore riesce un miracolo letterario: far sì che la parola moderata, il periodare discreto e mai retorico, riescano a smuovere le corde più intime in chi legge.

Quando l’uomo, da solo, riesce a scegliere per la propria vita la strada da percorrere, egli diventa un eroe. Eroe nella solitudine, nella perseveranza, nelle molteplici ombre che la fisiologia dell’errore genera. Stoner patì la solitudine del suo Impero interiore, Augustus quella di una città infinita nei suoi confini e piccolissima nella stretta egoistica delle ambizioni di troppi. Due capolavori.

 

John E. Williams, Augustus, Castelvecchi

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