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Baobab Experience e le ruspe

Mondo

Lo sgombero del centro di accoglienza a Roma non risolve il problema dei migranti, ma crea solo nuovo allarme sociale

È tutto in quella parola, buonismo, inventata per farci diventare tutti dei mostri. Chiamano buonismo la civiltà, come se l’uomo potesse essere solo malvagio, e ogni gesto di umanità fosse ipocrita. Se non disprezzi i migranti, se hai rispetto dei disabili, se dividi il tuo pane, se non sei sfrontatamente egoista, sei un buonista, intimidazione derisoria verso chiunque compia un gesto di umanità: lo fa perché è uno scemo e un simulatore.

Per arrivare a una forma di vita civile ci sono volute migliaia e migliaia di anni. Per tornare alla clava, basta poco. Se qualcuno vuole suscitare i nostri istinti più vigliacchi e assassini, indicando un nemico “di razza”, sul quale indirizzare l’odio e buttare ogni colpa, basta qualcuno versato nelle arringhe, come nella Germania di Hitler. Non voglio fare confronti, per carità. Non c’è ancora la frana, ma sento come un ding-ding di sassolini.

Il centro Baobab Experience è un covo di buonisti, con volontari buonisti che cercano di rimediare alle mancanze  dello stato nella disastrosa e pericolosissima gestione dell’immigrazione. Il Baobab è finanziato dalle donazioni dei privati, altri fottuti buonisti che mandano abiti, soldi, cibo, coperte, libri. I volontari sono uomini e donne che hanno famiglie, lavoro e tutti i problemi loro, ma per fare i buonisti trovano sei ore al giorno – metà della vita – da dedicare ai migranti, scrivendo il curriculum di ognuno, con la sua competenza o non competenza lavorativa, li riconoscono come individui, indirizzandoli a diventare cittadini invece che sbandati, instaurano un rapporto tra uomini. Offrono pasti caldi, tende, medici legali. E li guardano negli occhi.

E sono con loro negli sgomberi (22 in tre anni), e insegnano loro l’italiano, che è la prima accoglienza, la vera moneta di scambio contro il disordine sociale. Proprio quello che fa comodo a Salvini: l’apartheid, il sospetto, l’odio per lo straniero, meglio se nero, adulando la paura degli italiani, per porsi come protettore e salvatore, colui che come Mosé fermerà l’immigrazione con un dito: «Ho chiuso i ponti!».

Ma cosa dice ministro? L’Italia è tutta un attracco, da Genova a Palermo. I modelli di accoglienza sono i suoi nemici. Per aver compiuto un piccolo miracolo dell’integrazione, il sindaco di Riace è stato esiliato – che parola antica, medievale, c’è una particolare malvagità in questo allontanarlo dal mondo concorde che aveva creato con passione, capacità, ingegno.

Era solo l’inizio. E per rinnovare la sua fama di paladino dell’italianità,un’altra impresa eroica a favore degli elettori: ha mandato le ruspe al Baobab, ovvero creato degli homeless. Ributtando in strada persone con una protezione umanitaria per cinque anni, spargendo allarme sociale, per far salire l’insofferenza degli italiani e l’esasperazione dei migranti. Quei dannati buonisti di attivisti continuano il loro lavoro. Se vi avanza qualche coperta, una tenda, un giocattolo, e siete buonisti, sapete a chi mandarli. Baobabexperience@gmail.com.

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