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Coronavirus: e adesso cosa possiamo fare?

Mondo

Le nuove eccezionali misure del Governo non lasciano dubbi sul livello di allerta. Ora per vincere la sfida contro il coronavirus, ci resta una sola possibilità

 

Oltre 110.000 sono i contagiati nel mondo, di cui 7.375 in Italia. E ammontano ormai a 366 i decessi nel nostro Paese: siamo la seconda nazione per numero di morti da coronavirus dopo la Cina. Queste sono le cifre, a oggi, dell’emergenza dovuta al Covid-19.

 

Per chi ancora non lo avesse ben compreso, la situazione è seria. Il panico non serve, ma la prudenza e soprattutto il rispetto delle norme comportamentali indicate da istituzioni e autorità sanitarie invece sono indispensabili. Le misure eccezionali messe in atto dal Governo ieri sera con il nuovo decreto #iorestoacasa attivo da oggi, dovrebbero averlo fatto capire anche al più inguaribile malfidente. Mai nella storia d’Italia era capitato che l’intera Penisola venisse dichiarata  “zona protetta” dopo che Lombardia e 14 province di altri territori (Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia) sono state chiuse e isolate dal resto del Paese.

 

Eppure, quelle che si continuano a osservare sono condotte irresponsabili. Non solo al Sud, dove probabilmente manca la completa percezione della gravità della situazione, dal momento che si tratta delle regioni finora meno colpite. Lo scorso weekend i locali notturni di Milano risultavano pieni come al solito, le spiagge della Liguria erano invase dai turisti, su tante piste del Nord Italia gli sciatori si ammassavano spensieratamente in coda a skilift e seggiovie. Tutti comportamenti perfetti, se l’obiettivo è diffondere l’epidemia.

 

Così non va. Rischiamo di far lievitare il numero di contagi e decessi in maniera esorbitante. Il Codiv-19 non è l’influenza di stagione: in un numero significativo di casi, i suoi sintomi sono severi e richiedono il ricovero in ospedale, e non di rado in terapia intensiva, per la necessità della ventilazione artificiale o addirittura dell’intubazione per respirare. Ma i posti a disposizione non sono infiniti e negli ospedali della Lombardia è già emergenza grave. Cosa succederebbe se il virus si diffondesse nello stesso modo in tutto il Paese, comprese quelle regioni in cui la Sanità è più “debole” e non altrettanto pronta per affrontare tanti casi, tutti insieme, di malati con gravi complicazioni?

 

Alcune tipologie di pazienti paiono più soggetti a incorrere negli esiti peggiori del Covid-19: gli anziani (non crediate, comunque, che il coronavirus risparmi i giovani) e chi già soffre di altre patologie (non pensiate, tuttavia, a chissà quali malattie: nei decessi italiani, la comorbidità più frequente è stata la “semplice” ipertensione arteriosa, un disturbo che colpisce nel nostro Paese il 33% degli uomini e il 31% delle donne).

 

Sarebbe già un quadro critico, però c’è di più: il problema non riguarda solo i malati di Covid-19. Se non ci saranno più posti sufficienti nelle terapie intensive, nessuno potrà ricevere le cure necessarie, nemmeno giovani e giovanissimi che dovessero averne bisogno per altre emergenze di salute, come un infarto o un incidente in motorino.

 

Oggi, più che mai, è fondamentale seguire le indicazioni delle autorità preposte, affidandoci, con umiltà e senso civico, a chi ne sa più di noi e ha il compito precipuo di pensare alla sicurezza nazionale: se vogliamo sconfiggere il coronavirus e tornare al più presto alla normalità, dobbiamo stare a casa, muoverci il meno possibile e solo se strettamente necessario.

 

Perché, da Wuhan, in Cina, il luogo in cui l’epidemia di Covid-19 è iniziata, arrivano buone notizie. I governanti cinesi, per fermare il coronavirus, hanno dovuto fermare l’intera Cina. Ma le stringenti misure di contenimento, a cui oggi anche l’Italia si ispira, stanno funzionando: i morti e gli infettati, che nelle scorse settimane sono stati moltissimi, oggi in Cina diminuiscono, tanto che gli ospedali allestiti per l’emergenza chiudono progressivamente.

 

Facciamo in modo che sia così anche per noi. La sfida è difficile, ma con il buon senso e l’impegno di tutti possiamo vincerla.

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