Cos’è un padre?

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Cerco di rispondere alla domanda raccontandovi le memorie di un figlio speciale: Giovanni Barco, medico e scienziato a cui tanti devono la vita

Dove vanno quelli che amiamo, dopo la morte? Nei nostri ricordi. Non c’è altro cielo, altro inferno. Sono affidati al disegno della nostra mente. Fortunato chi ha dato ragione d’essere raccontato. Non ho mai conosciuto Antonio Barco. Non l’ho conosciuto, ma fa parte del mio immaginario attraverso le memorie del figlio.

Il ricordo del padre è legato a quello di una radio di 50 anni fa, una  Allocchio Bacchini, quando la radio era un monumento di radica, la signora della casa, che non solo si ascoltava, si guardava, con una lucetta giallo-verde che mio padre chiamava occhio magico. Il padre non è un eroe da cinema, sta su una poltroncina in una sala con la volta a stella, sulle coste del Salento e cerca le stazioni della radio. Che erano all’epoca disturbatissime, ci voleva una mano affinata per centrarle, e quando ci riusciva l’occhio magico si illuminava, come a complimentarsi.

Antonio tiene il figlio sulle ginocchia, ma non pretende la sua attenzione, lascia che sfogli le sue figurine, mentre lui finalmente “centra” il programma di una stazione slava in lingua italiana. Sono i tempi della guerra fredda. Il padre considera il comunismo una delle soluzioni possibili, è interessato a quella forma di economia e di società. Gli arrivano anche riviste dall’Est Europa, che portavano notizie dei progressi dei paesi dell’Est nell’industria pesante. In ogni fascicolo c’era la foto di un minatore con l’elmetto e la sua fiammella. Bastava sfogliare la rivista per sentirsi assaliti da un angosciante senso di colposa inoperosità.

Il bambino sfoglia, e fa una scoperta: in fondo, ci sono quattro pagine sulla scienza. È il primo contatto con la realtà della materia, la sua composizione, i suoi misteri, le sue leggi. Al bambino si presentano visioni inaspettate, si avvicina all’essenza del creato. Scopre che l’Universo non è un posto tranquillo, ma tumultuoso,  talvolta letale…Vede immagini di animali mostruosi che abitano la terra, grandi come palazzi. Il padre lo tranquillizza: i dinosauri c’erano 250 milioni di anni fa. Mio padre senza volerlo mi aveva indicato la regola più importante per studiare il mondo, e che l’unico metodo scientifico è rimisurare fino allo sfinimento i fenomeni naturali (…) il primo uomo, col suo cervello rettiliano,  per prima cosa ha delimitato il territorio, misurandolo e dando il via alle guerreMi parlò di un gruppo di studiosi, che avevano cambiato le sorti del mondo, accendendo un effimero secondo sole, ma di enorme potenza. Parlava di loro come se li conoscesse, si chiamavano Oppenheimer, Compton, Smith, Wilson, Feynman, Teller, Fuchs… Dopo gli uomini papà descrisse il luogo dove operavano, Los Alamos, in America.  Il suo racconto era come un film di John Ford sugli Indiani, e il nome della storia era Progetto Manhattan…E  poi vicende di spie, di tradimenti, fino alla bomba H, con un’osservazione che gela:  il 4 settembre del 2017 la Corea del Nord ha pensato bene di svegliare i governi che ancora credono in un possibile conflitto nucleare con dei vincitori ancora vivi. 

Penso ai padri di oggi armati di telefonino che sorvegliano i figli come segugi, e non hanno da trasmettere altro che la loro ansia. Penso ad Antonio, che ha trasmesso ciò che sapeva, e acceso la scintilla di curiosità smisurate e l’amore della ricerca. Il bambino diventò poi il prof. Giovanni Barco, medico e scienziato, e siamo in tanti a dovergli la vita per le sue straordinarie scoperte.

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