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Fai da te, non fai per me

Mondo

Ho tentato e ritentato, ma tricottare o creare gioielli non è nelle mie vocazioni. Insomma, non sono proprio il tipo da fai da te

Amiche amanti dell’uncinetto udite, udite! Sul numero di Confidenze in edicola adesso ci sono le spiegazioni per realizzare una borsina con le frange davvero troppo carina. Così carina che sarei quasi tentata di armarmi dell’attrezzatura giusta e mettermi subito a sferruzzare.

Le mie velleità di creatrice di accessori, però, muoiono sul nascere appena torno con la memoria ai tempi del liceo. Quando, cioè, alcune compagne si presentavano in classe con sciarpe, cappellini e guanti fatti da loro e pronti per essere messi sul mercato della scuola.

Mi ricordo come se fosse ieri che, appena suonava la campana dell’intervallo, i banchi si trasformavano in bancarelle ridondanti di colori. E immediatamente venivano circondati dalle alunne-acquirenti, disposte a picchiarsi pur di aggiudicarsi il berretto novità. E dalle alunne-stiliste, gonfie come tacchini nel vedere le loro proposte andare a ruba.

Nella chiassosa confusione (sembrava sul serio un mercato), in me convivevano due sentimenti. Quello arraffone, che mi spingeva a comprare di tutto e di più, perché mi faceva impazzire di tutto e di più. E un’invidia da diventare gialla, visto che avrei dato chissà cosa per sentirmi domandare con supplica: «Ti prego Albie, mi faresti un cappellino al più presto?».

Invece, richieste di questo tipo non hanno mai deliziato le mie orecchie, anche perché con ferri e uncinetto sono sempre stata un disastro. Nonostante un paio di tentativi (una sciarpa orribile e un gilet tutto sbilenco) e un caloroso incoraggiamento (il mio adorabile babbut che qualche volta li ha gentilmente indossati fingendo che gli piacessero).

L’essere completamente negata, però, non ha minato la mia tenacia. Ma anche quando ho tentato la strada della designer di “gioielli”, le cose non hanno dato particolare soddisfazione: i risultati dei lavori con telaio e perline erano spaventosi braccialetti grumosi come budini non mescolati durante la cottura, fermati da chiusure che tenevano al massimo una quindicina di minuti.

Affranta ma non ancora demotivata, mi sono data allora alla costruzione di piccole bacheche in legno compensato, da appendere al muro e riempire con oggettini delle dimensioni delle sorpresine delle uova Kinder alternati a campioncini di profumi. L’idea mi è venuta guardando quelle che realizzava la mia amica Paola, la cui manualità mi sembrava assolutamente emulabile.

Be’, sbagliarmi di più non potevo. E l’ambiziosa carriera di falegname in gonnella si è rivelata l’ennesimo fallimento: nei pomeriggi in cui lavoravamo insieme, Paola produceva una decina di bacheche perfette e ben levigate. Mentre io ero sempre alle prese con la mia unica, intenta a cercare di raddrizzarla e liberarla da spunzoni e accumuli di colla rinsecchita.

A quel punto, ho capito che dovevo arrendermi. Ho buttato via gli attrezzi del mestiere e ho deciso che non mi sarei mai e mai più dedicata al fai da te. Una promessa che ho mantenuto senza fatica fino a oggi, quando ho visto la borsina con frange di cui vi ho parlato. Ma se un giorno mi vedrete in giro con il trendissimo accessorio, sappiate che non sarà frutto del mio lavoro. Probabilmente l’avrò comprata. Ma c’è anche una seconda possibilità: che abbia chiesto con supplica: «Ti prego Paola, me la faresti tu al più presto?».

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