Ghali, il poeta bambino

Mondo

La giornalista Giovanna Sica, questa settimana, dedica le pagine Parole in musica a Ghali

 

Hai un amico marocchino/ E ti ha insegnato solo parolacce/ A mandare a fare inculo/ E forse pure a dire grazie/ Salam alykom salam alykom/ Sono venuto in pace”, Wily Wily. Un italiano di seconda generazione, figlio di genitori tunisini, mischiando un arabo poetico, un italiano duro e sonorità evocative riesce a parlare di integrazione, di promesse mai mantenute e di sogni a un mare di ragazzi. È l’anno 2016, molti occhi sono puntati su di te. Ma chi è questo Ghali? Cos’è la trap? Ghali figlio di Amel è un ragazzo cresciuto a Baggio, “figlio di una bidella, con papà in una cella”. Ghali è un cantastorie; la trap non l’ha vista alla tivù, è la sua vita. Aveva 11 anni quando cominciò a passare le nottate al parchetto sotto casa a scrivere, perché c’aveva un vuoto dentro e forse anche tanta paura, sempre di più, a ogni amico che vedeva lasciare la famiglia per andare in affido. Tutti i figli di amici dei tuoi genitori vanno in affido. Ma tu no. Tu sei l’unico che rimane a casa sua. Tua mamma ha deciso che quel suo figlio visionario che inventa rime sulla sua vita (da una stalla a una stella) lei non se lo farà portare via. Fa il tifo per te, Amel, e ti mette addosso tutti i colori che incontra. Cose che non si possono spiegare a chi non le ha vissute, soprattutto a quelli che oggi ti chiedono stupiti: «Vivi ancora con la mamma?».

Vogliono conoscerti se fai successo/ Ma poi quando finisce dimmi ch’è successo?/ Io non lo so manco se volevo questo/ Oh mio Dio Michael, sono troppo Jackson” la tua Ninna Nanna sbugiarda l’ipocrisia dei bla bla bla: non siamo più piccini a cui si possono raccontare cantilene fantasiose. Tu non hai un bambino ma un flow (un flusso, la capacità di mantenere un andamento a tempo su una base, sempre con la stessa metrica) da consegnare: “Ninna nanna, ninna ninna oh/ uooh ooh/Questo flow a chi lo do?/Uooh ooh/Con i sogni dentro al biberon”.

Fammi un applauso con i piedi/ Ora che sono ancora in piedi/ Qua non ti ascoltan quando hai sete/ Ti stanno addosso quando bevi”, Habibi (2017), amore mio in arabo. È sorprendente il modo in cui riesci a mescolare le lingue. Col candore di un bambino ti innamori delle parole, e quando scopri che stanno bene vicino tu le sposi, le autorizzi a stare assieme. E non te ne importa niente di sapere se gli altri capiranno. Capirà chi avrà orecchie appoggiate al cuore, capirà chi ne coglierà il senso ancestrale, la prima chiamata. Ecco perché i tuoi testi arrivano anche ai bambini, perché i bambini sono puri e si affidano all’istinto, proprio come fai tu che sei “Felice di fare musica per ragazzini”.

Il tuo esordio risale al 2011, con i Troupe D’Elite; con loro pubblichi due album (Troupe D’Elite EP e Il mio giorno preferito). Dal 2014 al 2016 carichi una serie di singoli accompagnati da videoclip sul tuo canale Youtube; nel 2015 realizzi circa 86 milioni di visualizzazioni. Il 26 maggio 2017 arriva il tuo primo disco da solista, Album, pubblicato con la tua etichetta, la Sto Records. C’è molta attesa per Album; Happy Days, terzo estratto, manco esce che in giro lo cantano e lo ballano pure i sassi. Ancora una canzone da cui si possono prendere tante cose. Parole per pensare. Parole per stare senza pensieri. Musica per stare e per andare. “Non distrarmi sto guardando il vuoto/ Scendi alla prossima? No quella dopo…/ Tienimi il volante sparo a questi fake/ Non fare mai sentire le tue cicche no/ Non cambiare mai mai per due feedback no”.

La parola mamma compare spessissimo nei tuoi brani, a rimarcare continuamente la presenza di colei che per crescermi ha fatto di tutto (Ricchi dentro). Nel 2017 realizzi Lunga vita a sto, un album raccolta.

L’anno dopo arriva la botta di Cara Italia, la tua lettera d’amore al tuo Paese, quello in cui sei nato e cresciuto e a cui vuoi bene, nonostante tutte le sue contraddizioni. Oh eh oh, quando mi dicon: “Vai a casa!”/ Oh eh oh, rispondo sono già qua/ Oh eh oh io t.v.b. cara Italia/Oh eh oh sei la mia dolce metà”. Continui a pubblicare singoli e la modalità è sempre la stessa: le tue canzoni hanno vari livelli di lettura: tu dai tutto insieme, ognuno prende quel che vuole: “Cosa spingi a fare/Se c’è scritto tirare (Turbococco).

A febbraio scorso è uscito DNA, il tuo secondo album. Più hip hop e pop e meno trap, in fondo, l’hai detto tante volte, la trap ha un senso quando la vivi, con tutti suoi disagi, e tutti quelli che la vivono non vedono l’ora di uscirne. Il disco è stato anticipato da due singoli: Flashback e Boogieman, quest’ultimo feat. Salmo. Il terzo estratto, Good Times, è ai vertici di iTunes, Spotify e della classifica ufficiale di vendita. Un brano che invita a godere dei momenti felici, i Good times (Tutto bene, tutto a gonfie vele/ Certi amici meno li vedi e più gli vuoi bene/ Notti intere con chi non ti chiede/ Come stai) dall’incipit premonitore: “Di febbraio/sembra la fine del mondo, ma mi calma/ Mi chiedono in che lingua sogno, che domanda”.

Caro Ghali, proprio in questi giorni compi gli anni: 27 e ho accolto con stupore il numero. Troppi? Troppo pochi per tutto quello che hai già cantato e svelato? Non lo so. Ti guardo e non so darti un’età, già da prima che tu cantassi: “Non ho mai la mia età, no mai”(Flashback). Ti guardo e mi appari magico. Per conquistare i tuoi occhi c’è da aggrapparsi al cielo; c’hanno dentro tante storie, vissute e immaginate, quei tuoi occhi profondi e visionari. Jimmy in una mano. I rasta e le farfalle che ti danzano intorno, proprio come sulla copertina di DNA e nel video spoiler del tuo ultimo pezzo, Cacao (feat. Pyrex), che a sorpresa, il 30 aprile, hai messo su tutte le piattaforme di streaming: “Non mi vendico, so già che Dio è un grande/ Squali sentono il mio sangue/ Squali vogliono il mio sangue/Scaccio il mio grillo parlante/ Sei solo una stella filante”. Le farfalle hai raccontato di averle viste per la prima volta sul prato del carcere in cui andavi a fare visita a tuo padre. Io credo davvero tu le abbia viste, ma mi è sorto un dubbio bello che accresce ancora di più il tuo fascino e il tuo mistero: hai mai chiesto agli altri bambini se le vedevano pure loro, tutte quelle farfalle? Forse le vedevi solo tu, con la tua potente immaginazione, la stessa che ti ha permesso di realizzare il tuo sogno.

Ghali figlio di Amel, Beppe Sala, sindaco di Milano, ha scelto te per scrivere e interpretare il video YesMilano, te, per dire col tuo accento irresistibile che dobbiamo ripartire ma con cautela, un passo alla volta. “Il primo passo. Dobbiamo fare attenzione, non dobbiamo avere paura. Siamo in maschera non siamo bendati”. Buon compleanno, ragazzo magico, habibi. Che Dio ti benedica.

di Giovanna Sica, da Confidenze n. 22.

 

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