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Gli ultimi galantuomini

Mondo

In un mondo immerso nel malaffare, quando muore un uomo che stava dalla parte del giusto la gente si accorge della perdita e lo mette sull'altare

“E’ morto a 86 anni Bud Spencer, il gigante buono del cinema italiano, il grande nuotatore, il grande filantropo…” .

Per giorni e giorni è andato avanti l’elogio commosso di stampa e tv, e anche gli speaker più bugiardi avevano accenti di grande sincerità. Omaggio che  un uomo come lui si meritava tutto. Ma questa fiammata così estesa e intensa intorno alla sua memoria mi ha stupita. Bud Spencer da tempo si era ritirato dal cinema, non era sulle prime pagine, non c’era la corsa dei media a intervistarlo sulla sua attività in aiuto dei bambini africani e del resto non era ciò che voleva, si godeva la vita stando appartato con quelli che amava, e storicamente i suoi fan dovrebbero essere i nonni.

Invece hanno pianto anche i giovani e i ragazzini, perché i suoi film girano in rete e nelle tv, e l’amore per il giustiziere giocoso e il suo compagno Terence Hill  ha attraversato le generazioni.

Terence, l’angelo insolente, e Bud, il terrore dei mariuoli, erano gli Zorri dei derelitti, che raddrizzavano i torti essendo anche un po’ figli di puttana, e facendo ridere. Piangono Bud anche le donne, meno inclini ai film di cazzotti, perché un omone così che mena delle palate a chi se le merita, nei sogni politicamente scorretti, ci piacerebbe a tutte averlo in casa.

Da giovane scrissi la sceneggiatura di due film interpretati da Bud Spencer e Terence Hill, “Più forte ragazzi” di Giuseppe Colizzi, e “Io sto con gli ippopotami” di Italo Zingarelli. Così lo conobbi e ho dei bei ricordi. Com’era galante e spiritoso con la moglie, e lietamente innamorato, cosa rara nel maschio italiano, per di più divo. Come perdeva e vinceva al Casinò di Cannes, imperturbabile, elegantissimo gigante.

Il 19 maggio è morto Pannella, e il rimpianto ha travolto l’Italia, vecchi e giovani sono stati toccati dalla sua scomparsa. Che cosa accomuna il lutto per l’artista del cinema e il grande poeta della rivolta? Io credo che se la loro scomparsa coinvolge tutti, è perché stanno morendo gli ultimi galantuomini. In un mondo così immerso nel malaffare pubblico e privato, nell’etica della delinquenza che sono il vanto del nostro tempo, la parte di noi che non è totalmente corrotta, quando muore un uomo che stava dalla parte del giusto, si accorge che qualcosa è perduto, e lo venera, lo mette sull’altare. Marco Pannella e Bud Spencer, sono i nostri santi.

 

 

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