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Heimat di Nora Krug

Mondo

L'identità tedesca è ancora un peso difficile da portare per chi nasce in Germania? Questo libro prova a dare una risposta, insegnando a non confondere i colpevoli con un'intera nazione

“Mentre inserisco il cd nel computer, non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che non ho il diritto di essere triste per una vita tedesca che si è spenta in tempo di guerra. Apro le lettere una a una, decisa a non impietosirmi. Mi proteggo da racconti di coraggio e cameratismo. Ma le lettere di Edwin alla moglie Elsa, decorate da disegni e da foglie e fiori schiacciati, con il nome dei luoghi censurati dalle forze armate, spedite da quella che lui definisce una terra di ‘impenetrabili foreste, paludi e steppe’. Riferiscono soltanto la sua graduale disgregazione emotiva. L’Est, 23 maggio 1944 Quando il tempo me lo concede, guardo le piccole foto che mi hai mandato. Ogni volta ci trovo qualcosa di nuovo e di magnetico. Questo album tascabile è il mio rifugio perché non ho nient’altro di tuo. A parte i miei pensieri, che sono sempre con te. L’Est, 2 giugno 1944 Una canzone dice: ’Non faccio che pensare a quant’è bello essere un soldato’. Per me invece è l’esatto contrario. Non faccio che pensare a quanto sarebbe bello essere a casa. (…) L’Est, 11 agosto 1944 Il desiderio di te finirà per soffocarmi il cuore. (…) §§§ 17 ottobre 1944 Cara Elsa, sono contento anche solo di riuscire a scrivere perché quello che ho alle spalle non è facile e, dovessi tornare a casa, non lo scorderò mai. Hai conservato le verdure sott’aceto e le hai messe in cantina per me. Ma solo il tempo dirà se potrò mangiarle. Se va avanti così, le speranze sono poche. (…) Al fronte, 28 dicembre 1944 Cara Signora Rock, mi duole comunicarle che suo marito non ha fatto ritorno alla sua compagnia dopo la battaglia sulla penisola di Sworbe, e da allora risulta disperso. (…) Nel 2009, a cent’anni dalla nascita di Edwin, suo nipote ha ricevuto una lettera della Croce Rossa tedesca: ‘Purtroppo le nostre ricerche a tappeto non hanno dato risultati. Proseguiremo le ricerche su Edwin Rock finché non avremo escluso ogni eventualità’. Per la prima volta accuso il lutto che ha colpito la mia famiglia”.

Basterebbe la riga scarna, ma il giornalismo americano – quello serio, quello che è figlio di Pulitzer – è fatto così, veloce e pratico, del New York Times a invogliare la lettura di questa Graphic Novel: “Un modo geniale di fare i conti con il proprio passato”. Heimat è una autobiografia, una ricerca a ritroso nelle radici di Nora Krug, autrice tedesca trasferitasi negli Stari Uniti, dove svolge il ruolo di professore associato al corso di Illustrazione della Parsons school of Design di New York.

Il titolo dell’opera è il cuore della stessa. Heimat, termine che nell’uso comune si riferisce al “luogo in cui una persona è nata e dove ha vissuto le prime forme di socializzazione che plasmano in buon parte l’identità, il carattere, la mentalità e la visione del mondo”. Come fai a capire chi sei, se non capisci da dove vieni? Questa è la domanda che Nora rivolge a se stessa. Le pesa sulle spalle la sua identità, essere tedesca, appartenere alla nazione che ha sterminato un popolo, che nella storia più recente ancora è additata e temuta e guardata in cagnesco. Essere tedeschi vuol dire essere impastati di nazionalsocialismo e di dna hitleriano? Chiunque provenga da quei luoghi, chiunque lì sia nato, è unto dal crisma della vergogna, del crimine ereditato? Essere tedeschi coincide con l’essere razzisti, spietati, tatuati nei gesti e nei pensieri dal desiderio di dominio e potenza? Le caratteristiche di una pagina storica dannatamente nera possono essere prese e inserite nella vita di ogni uomo, di ogni donna?

Nora è andata alla ricerca non di una assoluzione, ma di elementi della vita quotidiana, fotografie, lettere, narrazioni: appartenere per nascita a un luogo non vuol dire esserne schiavo. Le radici danno la possibilità a un corpo di avere equilibrio, ma sono decine le componenti che decidono della possibilità dei frutti futuri, della ramificazione. Nora racconta a noi la storia della sua famiglia, una famiglia tedesca, una famiglia che ha conosciuto la morte, il dolore, lo sconforto, la confusione. Nora ci racconta una guerra figlia della guerra: quella contro la verità. Dobbiamo ancora imparare, ha dovuto impararlo anche Nora, a non confondere i colpevoli con una nazione e un popolo intero.

Nora Krug, Heimat, Einaudi

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