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Il giorno più bello del mondo

Mondo

Il film di Alessandro Siani è una fiaba che volge in farsa. Ma più di tutto mi ha incantato la piccola Sara Ciocca, una novella Shirley Temple

Ho una gran simpatia per Alessandro Siani, come regista e come attore, perché lo vedi e gli vuoi bene, perché è l’ultimo favolista, per la sua comicità  innocente di uomo buono. Non sono la sola, visto che milioni di persone corrono a vedere i suoi film, e per entrare al cinema si fanno delle file da stadio.

L’ultimo, il sognante Il giorno più bello del mondo è la storia di Arturo Meraviglia, figlio d’arte napoletano, che non riesce a emulare i successi del padre. Ce la mette tutta, ma arranca fra i debiti del suo teatro in rovina, vanamente sperando di realizzare quello che era lo scopo della vita del padre: che qualcuno, guardando lo spettacolo, esclami con stupore

  • - Né, ma comme fa?

Il padre ci era riuscito, lui no. Ma Arturo non si arrende.  Spera sempre. I miracoli succedono solo a chi se li aspetta.

Ed ecco il colpo magico: la telefonata di un notaio annuncia ad Arturo Meraviglia che è diventato l’erede universale del ricchissimo zio. Il giovane Meraviglia corre a impossessarsene pensando che i suoi guai siano finiti, ma scopre che l’eredità consiste in due bambini da tirar su. I bambini sono Rebecca -Sara Ciocca- e Gioele – Leone Riva- perfettamente espressivo nel suo ruolo muto. Perché Gioele non parla, ma ha poteri sovrannaturali: è capace di far muovere gli oggetti con la mente. Arturo lì per lì è stordito da quest’altra responsabilità che gli è piombata in testa, ora che lui stesso non sa come sfamarsi. Ma suo malgrado è affascinato dai due piccoli inopportuni, e capisce che sono per lui una  grande fortuna: sfruttando  i poteri arcani di Gioele, Arturo organizza spettacoli dove il piccolo attira le folle. Finalmente il successo. Arturo vede avvicinarsi il grande sogno, che il teatro  ritrovi il suo splendore. Ma…qui si profilano i nemici cattivissimi che insaporiscono la fiaba volgendo in farsa, e il resto lo vedrete al cinema.

Io stavolta però più che da Siani ero attirata da un’attrice del film, che ammiro con fervore: Sara Ciocchi, qui nel ruolo della bambina ereditata, con un equilibrio squisito fra autorevolezza e dolcezza, spirito infantile e responsabilità. È dai tempi di Andrea Balestri, il Pinocchio di Comencini, che non mi entusiasmavo tanto per un piccolo attore. Sara Ciocca ha cominciato prestissimo, a dieci anni è già stata protagonista de Il miracolo per la regia di Niccolò Ammanniti, Radici di Alessia Gatti, e ha avuto molti altri ruoli importanti nel cinema e nelle fiction.

Gli ultimi due film, in uscita, sono La dea fortuna di Ferzan Ozpetek e La vita promessa 2, di Ricky Tognazzi e Simona Izzo. Sara ha una bellezza antica da medaglione vittoriano, coi lunghi capelli neri  inanellati e gli occhi azzurri e arcani che ti guardano in fondo, non li dimentichi.  Ed è una professionista come gli attori dell’antica Hollywood,  inflessibile nello studio – scuola, danza, pianoforte, lingue, dizione, l’addestramento del duellante che è l’attore, a 10 e a 80 anni. Non se la tira manco un po’, ringrazia il cielo di poter giocare coi suoi talenti.

Ne  Il giorno più bello del mondo Sara Ciocca ha una parte difficile, è la sorella maggiore che deve proteggere il fratello e se stessa, una piccola adulta vigile, attenta al pericolo per entrambi. Ma è anche una vera bambina coi suoi momenti di ingenua allegria  e una simpatia magica. Sara Ciocca non è solo brava, è prodigiosa. Adesso non si usa più la parola “bambino prodigio”, immagino per moralismo lessicale da par condicio, temendo di offendere quelli che prodìgi non sono. Mi ricorda Shirley Temple, la più famosa diva bambina d’America,  che è nella storia del cinema, e noi nonni la ricordiamo bene.

Se questa valanga di elogi la rendesse antipatica a chi non la conosce ancora, credo che basterà vederla al cinema per essere sedotti. Così pare a me, che lo sono.

 

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