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La chirurgia estetica io? Manco morta…

Mondo

Su Confidenze una donna racconta il suo incontro ravvicinato con il chirurgo estetico, una meta condivisa da sempre più italiani. Ecco cosa ne penso io

È una serata come tante, sto guardando il consueto dibattito televisivo dopo il tg, tra gli ospiti oltre alla giornalista conduttrice c’è un’economista che forse non arriva agli “anta”. Eppure le due messe vicine sembrano sorelle, non si capisce chi è più giovane e chi è più vecchia, nonostante la conduttrice viaggi sui sessanta. Poteri della chirurgia plastica? Può darsi. Ormai la tv ci ha assuefatto a un’eterna giovinezza: ci sono conduttrici e soubrette che da anni sono sempre uguali, anzi ad ogni nuovo palinsensto ringiovaniscono sfoggiando una ruga in meno.

Va be’, direte voi, fa parte delle esigenze del mondo dello spettacolo, ma ormai tra selfie e social non sono solo i vip a cedere alla tentazione del ritocchino (anche se io personalmente preferisco la classe di una Catherine Deneuve che all’ultima edizione del Festival di Cannes sfoggiava un viso maturo – sicuramente anche ritoccato -  ma non stravolto dalla chirurgia estetica).

L’Italia è infatti al quinto posto nel mondo per gli interventi di chirurgia e medicina estetica, dietro a Stati Uniti, Brasile, Giappone e Messico (dati Isaps 2017). E la novità è che non sono solo le donne ma anche gli uomini tra i 60 e i  70, a ricorrere a micro-interventi, allo scopo di migliorare il proprio aspetto fisico. E non stiamo parlando di chi va dal chirurgo per rifarsi il naso (scelta più che legittima se la natura non è stata generosa con noi).

Gli interventi più gettonati sono il lip lift (ossia il lifting alle labbra), il trapianto di barba e sopracciglia per gli uomini e naturalmente il rifacimento del seno per le donne, specie tra i 30 e i 40 anni dopo il parto.

In aumento sono anche gli interventi di liposuzione: secondo quanto riporta l’American Society of Plastic Surgeons, infatti, nel 2017 questi ultimi sono stati più di 245mila, contro i 235mila dell’anno precedente.

Di chirurgia plastica parliamo su Confidenze nella storia vera Maschere raccolta da Alessia Di Loreto, un titolo ironico ed evocativo che ben sintetizza quell’effetto di irrigidimento e di perdita dei connotati che ci rende simili a tanti simpatici Husky con gli occhi tirati all’insu e le guance a criceto.

Già perché al di là delle motivazioni del tutto personali e condivisibili che possono spingere a “rifarsi” (tra cui anche quella non del tutto trascurabile dell’effetto “amiche” come racconta la nostra storia vera) uno dei rischi da valutare è quello di finire nelle mani di medici poco specializzati e non competenti che spesso iniettano sostanze non adatte, se non addirittura proibite dalla legge, causando danni più o meno irriparabili (non è un caso se da ottobre 2018 è stato aperto a Napoli il primo ambulatorio convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale per curare i danni causati da filler).

Le cronache purtroppo sono piene di esempi: dall’attrice Laura Antonelli che rimase quasi sfigurata dagli effetti su lungo periodo della chirurgia estetica a Cher, emblema ante litteram di un viso ormai quasi irriconoscibile per i tanti lifting a cui si è sottoposta, alla statuaria Brigitte Nielsen che sui suoi interventi estetici (sebbene riusciti) ci fece persino un reality show trasmesso da una Tv tedesca, fino a casi meno celebri di gente normale che a volte purtroppo ci ha rimesso le penne (l’ultima a Saronno, Maria Teresa Avallone, 39 anni, deceduta a marzo a seguito di un intervento di liposuzione).

Senza voler fare terrorismo, penso che ciascuno sia libero di fare le proprie scelte e di spendere i propri soldi come vuole; certo i segni del tempo sul viso non fanno piacere a nessuno e confesso che ci vuole del coraggio a dire che ogni ruga è bella perché contiene un ricordo, un momento di vita. E se una maggiore attenzione al proprio corpo non può che essere indice di autostima e cura per se stessi, io però tra la palestra e la liposuzione sceglierei la prima, grazie.

Per quanto mi riguarda so che la paura di aghi e punture mi terrebbe lontana dalle lusinghe della chirurgia estetica più delle ragioni di principio. E in generale no, non mi sento afflitta dalla sindrome da Dorian Gray, il celebre personaggio del romanzo di Oscar Wilde (Il Ritratto di Dorian Grey, 1891) disposto a trasformarsi nel suo ritratto in cambio della giovinezza eterna immortalata dal dipinto.

Non penso che “la giovinezza sia l’unica cosa che valga la pena possedere” come scriveva il grande scrittore irlandese, né un treno che fugge da inseguire, perché a mio parere la vera giovinezza sta nell’animo, nell’entusiasmo e curiosità per il mondo e quella se non ce l’hai non te la può ricostruire nessuno. Ma capisco anche chi guardandosi allo specchio ogni mattina provi a sognarsi diversa e più bella con qualche ruga in meno e un lifting in più.

 

Confidenze