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L’ultima viltà: truffare i vecchi

Mondo

La cronaca racconta di sconosciuti che estorcono denaro a ignare vecchiette, fingendosi nipoti bisognosi di aiuto economico. Ma perché tanti ci cascano? È solo debolezza? No, la ragione è un'altra

Ma perché tante truffe agli anziani? Perché è così facile raggirarli?

Perché sono deboli, a volte un po’ annebbiati, sì, certo: ma soprattutto, perché sono soli come cani. E se qualcuno gli rivolge la parola, magari per la strada,  oltre al portafoglio gli danno pure il cuore, basta dimostrargli un po’ d’interesse.

Molti dei nostri vecchi sono abbandonati alle badanti – ormai siamo così insensibili, da esser ridotti a importare la pietà. Dall’Africa, dall’India, dalla Romania, dalle Filippine, dal Sud America. I figli sono indaffarati, i nipoti ancora di più: I truffatori invece sono amabili per mestiere, e hanno tutto il tempo, sono bravi attori, si prendono cura della vittima, le fanno balenare un sogno.

Poi c’è pure qualcuno che la truffa se la merita, perché ha agito per avidità: una mia zia per esempio, si lasciò convincere per la strada da due compari che le offrivano quattro magnifici brillanti a un prezzo stracciato, e avevano tanta fretta – era chiaro che si trattava di merce rubata. Lei, mossa dalla cupidigia, non volle perdere l’occasione. E poi ci restò male quando scoprì che le avevano rifilato quattro scintillanti zirconi. Le stava bene, visto che voleva fare la ricettatrice.

Altri invece ci cascano perché hanno immaginazione, e fede nel miracolo. Mio padre per esempio, lucidissimo, grande giocatore di poker fino all’ultimo, pure si fece intortare da un volpone forse nemmeno troppo abile, ma grande affabulatore, che lo aveva incantato con una storia romanzesca (c’era di mezzo una miniera). Ci rimise un milione di lire, e disse «I soldi sono il meno, il peggio è che ora mi sento un vecchio scemo». Però mentre lo diceva gli brillavano gli occhi, e quasi gli veniva da ridere. E alla fine ammise che però, finché era durata l’illusione, si era sentito un cercatore d’oro nel Klondyke. Era tornato all’adolescenza, a Jack London, all’avventura. «L’ho pagato un po’ caro…ma accidenti, se sapeva raccontare!».

Qualcuno si era preso la briga di affascinarlo – e questo era già tanto.

 

 

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