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Madrigale per Elisa Isoardi

Mondo

Dopo aver pubblicato su Instagram il post d’addio al suo ex fidanzato Matteo Salvini, sono partite le ostilità. Ma perché in tanti si sono messi ad attaccarla?

Come don Chisciotte, con la bacinella da barbiere in testa, scendo in campo a difendere una fanciulla oltraggiata. Anche se non ne ha bisogno, si sa difendere da sola: Elisa Isoardi.

Dopo aver pubblicato su Instagram la lettera d’addio al suo ex fidanzato Matteo Salvini, sono partite le ostilità. Ma perché in tanti si sono messi ad attaccarla? Che ha fatto di male?

Ne è nata una specie di festa paesana in tv, sui social, con uno sfottò di cattivo gusto, un tono derisorio. Ma che c’è da schiamazzare? Era una lettera gentile, sobria, con una foto dei tempi felici. Troppo gentile? Nell’era del vaffanculo, il garbo è un reato.

Siamo diventati tutti spettatori del Colosseo, e se non scorre il sangue, la folla protesta. Elisa e io non ci frequentiamo, non abbiamo mai preso un caffè insieme, ci incontriamo solo in qualche trasmissione televisiva, ma ho sempre avuto grande simpatia per questa ragazza viva intelligente e bravissima nel suo lavoro. Ammiro la sua immediatezza, la sua sincerità, la sua preparazione. E mi piangeva il cuore a vederla così male accompagnata, mi chiedevo «ma perché una così franca e indipendente sta con Salvini, si meriterebbe qualcuno che le somigli…»

Questo accanimento contro di lei e la sua lettera, fra il rimprovero e il ridanciano, fa parte della vigliaccheria di chi ragiona per gerarchie, e la pensa decaduta dalla posizione di donna del capo. Prima fuori dal suo camerino c’era una moltitudine, adesso si tira diritti. Meno male. Respirerà meglio. Sono contenta per lei.

Anche se non frequento i social, poi rimbalzavano dappertutto le sue foto in cui stirava, come ad adombrare la donna ideale del tempo che fu. Elisa è troppo spiritosa per fare donna Rachele, l’ha scampata bella. Le aggressioni verbali e gli abbandoni di oggi, sono lo specchio dell’invidia di ieri. E sono anche la dimostrazione del fatto che ogni scusa è buona per lapidare una donna.

Ora si è liberata anche di questo. Vai, Elisa!

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