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Margini di errore di Daniele Coen

Mondo

Daniele Coen ha fatto il medico d'urgenza per tutta la vita e dalla sua esperienza sul campo nasce questo libro che ci racconta perché i medici sbagliano

 “Un approccio moderno dovrebbe riconoscere che la medicina non è una scienza esatta e che tutte le decisioni che i medici prendono hanno un carattere probabilistico. Allora si capirebbe anche come non possa esistere una sequenza deterministica che porti direttamente da un sintomo alla diagnosi, da una diagnosi alla terapia e da una terapia alla guarigione. La diagnosi è invece, piuttosto, quell’insieme di segni, sintomi ed esami di varia natura che rende un’ipotesi sufficientemente probabile da giustificare un trattamento. E la terapia è la decisione di scegliere quello, tra i tanti farmaci o interventi strumentali e chirurgici possibili, che sembra offrire il miglior rapporto tra rischi e benefici per una specifica persona, in una specifica condizione di età, di fragilità, di patologie concomitanti. La guarigione è infine anch’essa una probabilità, ma non certo l’unica, visto che spesso sono possibili, o addirittura prevedibili, altri esiti, come il persistere nel tempo della malattia, il suo progressivo peggioramento, l’emergenza di complicanze impreviste, gli effetti collaterali dei farmaci, e anche, inevitabilmente, la morte. Solo condividendo questa consapevolezza, e non solo le informazioni tecniche, su disturbi, diagnosi e terapie, il paziente e il suo medico potranno stabilire una vera alleanza e fare insieme scelte consapevoli. Solo una volta che questa consapevolezza sia stata condivisa, diventerà possibile anche ragionare in modo rigoroso e obiettivo sugli errori che un medico può commettere. L’errore medico può emergere come una colpa o come l’inevitabile conseguenza di un insieme di eventi; come il peccato individuale che condizionerà la carriera, e a volte anche la vita personale di un professionista, o come un campanello d’allarme che deve richiamare l’attenzione su problemi strutturali, organizzativi, di percorso clinico che è possibile affrontare e risolvere nell’interesse di tutti. Se dunque è vero che errare è umano, come diceva Sant’Agostino, sarà senza dubbio più utile e produttivo fare nostra la massima del molto meno noto John Powell secondo cui «L’unico vero fallimento è quello da cui non impariamo nulla»”.

Libro preso per caso, davvero. E come spesso accade nella relazione con una lettura, si è accesa una luce. Una luce delicata e naturale che prova a illuminare una delle realtà più complesse della vita di ogni essere umano: quella dell’incontro con la malattia e con esseri umani che dedicano la propria vita alla sua comprensione, al tentativo di superarla, annullarla o almeno alleviarla.

Daniele Coen ha fatto il medico d’urgenza per tutta la vita dopo essersi formato nei reparti di ematologia e ha diretto il Pronto Soccorso del Niguarda, un grande ospedale milanese. Dalla sua esperienza sul campo, dai suoi rapporti con gli scostamenti dalla normalità biologica conosciuta (questo è la malattia) e con le emozioni di chi con questa alterazione spesso irreversibile e ultimativa deve accettare di convivere, nasce questo libro dalla lettura scorrevole e attenta: tutti abbiamo avuto a che fare con la malattia, nostra o di chi amiamo, tutti abbiamo avuto la sensazione di avere nel medico o nella sanità degli antagonisti ma è nei medici e nella sanità che tutte le nostre speranze, le nostre preghiere, si affidano.

Daniele Coen ci racconta perché i medici sbagliano. Come accade. Cosa provoca nel medico, nella sua vita privata, nella sua professione. E per farlo, per farci capire che anche chi indossa il camice bianco è figlio di una fragilità, prova a descrivere l’indescrivibile: la malattia intesa come un insieme mai del tutto certo di aspetti da indagare strumentalmente ma anche attraverso il dialogo con il paziente e attraverso la clinica del singolo specialista.

Consiglio la lettura di ogni riga di questo libro. Richiama alla responsabilità che il malato non può demandare: la malattia è prima di tutto una presa di coscienza, è capacità doverosa di narrare un sintomo e quanto lo ha preceduto, è dovere di ascolto. L’uomo si è evoluto culturalmente in molte cose legate all’aspetto biologico, deve evolversi anche nel suo rapporto con la propria malattia.

Daniele Coen, Margini di errore, Mondadori

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