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New York, ore 8.45 a cura di Simone Barillari

Mondo

Una raccolta di articoli dei Premi Pulitzer sulla tragedia delle Torri Gemelle, perché ricordare significa anche tentare di capire

“Sembravano scene di un film catastrofico. Oppure di un romanzo di Tom Clancy. O di un notiziario della CNN da una nazione straniera e lontana.                                                                                                        Ma quelle scene ieri accadevano veramente. E accadevano proprio negli Stati Uniti. James Cutler, un assicuratore di trentun anni, ricorda che si trovava nel ristorante Akbar al piano terra del World Trade Center quando ha sentito boom, boom, boom. In pochi secondi le porte della cucina si sono spalancate, fumo e cenere hanno invaso il ristorante e il soffitto è crollato. Cutler non sapeva ancora cos’era successo quando si è ritrovato in mezzo a corpi sparsi per tutto il pavimento. «Era l’apocalisse», ha detto.                                                                                                                     

Più o meno nello stesso momento Nestor Zwyhun, trentotto anni, capo della divisione tecnologica della Tradecard, una ditta di intermediazione commerciale, scendeva dal traghetto dei pendolari del New Jersey e camminava in direzione del World Trade Center quando ha sentito un rumore, «come di un jet a tutta velocità», e poi un’enorme esplosione. Il fumo si addensava in cielo e cadevano lastre di vetro da tutte le parti. «Sono rimasto lì fermo per due secondi e poi mi sono messo a correre»”.

Comincia così il primo articolo di cronaca della Nuova Era. 12 settembre 2001. La testata è il Wall Street Journal. Gli autori Clare Ansberry, Christina Binkley, Kate Kelly, June Kronholz, Antonio Regalado e Michael Schroeder.

Poche ore prima di andare in stampa la Storia del mondo era cambiata. Ancora presto per rendersi davvero conto della portata di quegli eventi, forse. Provate a immaginare Manhattan, provate a immaginare il caos, la polvere, le sirene, il terrore. E provate a immaginare questi professionisti, persone anche loro, fermi alle loro postazioni, nella loro redazione, l’attenzione massima per dover raccontare e magari figli, genitori, mogli e mariti chissà dove.

Alle 8.45 di quel giorno di settembre è cominciato tutto: anche Parigi, Londra, Bruxelles, Nizza, Barcellona, Madrid. Il terrorismo di matrice islamica e la nuova jihad globale hanno quel titolo, quella presentazione al mondo occidentale: il cielo limpido di una mattina a New York.

Simone Barillari ha curato per Minimum Fax quattro volumi nei quali ha raccolto il meglio del giornalismo di matrice americana, quel giornalismo che origina dalla Columbia University, un narrare gli eventi in modo analitico, consequenziale, asciutto, necessario. I testi sono tutti stati premiati con il maggior premio giornalistico forse del mondo, quello dedicato al fondatore della facoltà di giornalismo dell’università newyorkese, il Pulitzer.

Il volume numero 3 raccoglie gli scritti migliori riguardanti la tragedia delle Torri Gemelle. Una raccolta di articoli che chiarisce e spiega una catastrofe annunciata, il rapporto tra Bin Laden e il Nuovo Mondo, la formazione delle cellule che attivano gli attentati, le corresponsabilità dell’amministrazione Bush. Una lettura utile ancora oggi, nella nostra Europa teatro di attacchi sempre meno inaspettati ma sempre più sorprendenti, dolorosi, sconfortanti.

L’unico modo per onorare, ricordare, è tentare di capire. Il buon giornalismo ha ancora un senso, una missione. E come nel mondo della medicina, delle forze dell’ordine, ha uomini e donne pronti a restare, resistere, sacrificarsi. Non è poco, credetemi.                                                                       

 

I Maestri del Giornalismo, New York, ore 8.45, Minimum Fax

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