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Quale passione vorreste trasformare in un lavoro?

Mondo

Da piccola volevo fare la gelataia ma, nonostante la mia passione per il gelato sia rimasta invariata, alla fine ho capito che non era quella la mia strada.

Qualche giorno fa ho lanciato una domanda sul mio profilo Facebook: Lavorare per vivere o Vivere per lavorare? Le risposte sono state tante, c’è un comprensibile malcontento generale legato alla crisi del nostro paese, ma prevale la voglia di lavorare, per avere dignità, per poter vivere la propria famiglia, i momenti liberi e perché no, di provare a farlo con passione.

Vi riporto quella di Ade K.: “Chi fa un lavoro che non gli sembra un lavoro bensì la cosa che lo fa sentire realizzato e appagato, è una persona fortunata. Ce ne sono, credo. Ma non tantissime. La maggior parte delle persone lavora per vivere. E tra le due opzioni, direi che comunque sarebbe quella che preferirei, dovessi scegliere. Perché vivere per lavorare significherebbe non vivere per altro. Ma la vita non è solo il lavoro”.

Tra le due opzioni risponderei io stessa che lavoro per vivere, nonostante abbia una grande fortuna, dieci anni fa ho lasciato quel lavoro d’ufficio a tempo indeterminato che tanto odiavo per seguire il mio sogno: diventare una giornalista. E ci sono riuscita. Fare qualcosa che mi piace è un dono immenso, significa scrivere questo post alle 21.30 di venerdì sera ed essere felice.

Anche per questo la rubrica di Confidenze Io ce l’ho fatta è una di quelle che preferisco, pagine dedicate a donne che sono riuscite a trasformare la loro passione in un progetto lavorativo, coronando un sogno. La protagonista del n. 45 in edicola questa settimana è Veronica Benini, in arte Spora, che nell’articolo Alzatevi e camminate! di Francesco Uccello racconta di come, dopo una carriera da architetto, un tumore e un divorzio, si sia rialzata e reinventata motivatrice femminile. Tiene corsi di portamento attraverso i quali aiuta le donne ad aumentare la propria autostima e stare bene con se stesse.

“La vita è quel che decidi di farne”, spiega la Spora. Se non ci sentiamo all’altezza possiamo sempre provare con un Tacco 12, leggete la sua intervista e capirete perché.

 

E voi, avete un sogno professionale?

Commenti

  1. 4 novembre 2017 / ore 12:30
    Elisabetta

    Il tacco 12 non lo posso più indossare, l’ho portato in gioventù, dopo due fratture importanti ho deciso che basta. Il sogno? Fin da piccola avrei voluto diventare una scrittrice. Iniziai con poesie dialettali genovesi e vinsi premi, proseguii con favole e vinsi premi, scrissi un paio di brevi romanzi.. Quando si trattò di pubblicarli mi chiesero cifre esorbitanti; poi arrivò internet. Uno dei romanzi, “La migliore stagione” è diventato un ebook, ma come pubblicitaria sono un disastro, dunque non ha venduto nulla. Per fortuna sono riuscita ad aprire un blog tutto mio: Figliounico.blogspot.com, anche qui ho qualche difficoltà a pubblicizzare, intanto l’ho fatto, l’ho detto a tutte voi!!! Se volete andate a curiosare

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