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Spegnete il telefonino e guardate il mondo

Mondo

Una volta il telefonino serviva per.. telefonare! Mentre oggi è il filtro di una vita in differita. E io ho nostalgia di quella in diretta!

«Guardatevi intorno, valigie!» era l’ordine categorico che i nostri genitori ci impartivano quando da bambini salivamo in auto. E la solfa era la stessa, indipendentemente dai chilometri: che si andasse da casa a scuola o che si attraversasse l’Italia intera, per noi vigeva sempre e comunque il divieto di comportarci come i bagagli che, una volta rinchiusi nel baule, non vedono più niente di quello che c’è fuori dal finestrino.

Questo dettaglio della mia infanzia mi è tornato in mente leggendo l’editoriale di Angelina L’autobus stregato (su Confidenze in edicola adesso), in cui il nostro direttore racconta che appena prende posto sui mezzi pubblici, è incuriosita da tutto ciò che la circonda. Nonostante conosca il tragitto a memoria, perché ormai lo percorre da un bel po’ di anni.

Ma mentre lei si lascia ancora sedurre dai colori degli alberi a seconda della stagione o da un nuovo negozietto, gli altri passeggeri tengono gli occhi fissi sullo smartphone. Ed eccoci arrivati alla prima domanda esistenziale che mi pongo: è possibile che i telefonini abbiano cancellato la curiosità di guardare il mondo senza i filtri di un device?

La seconda: non è assurdo che gli smartphone siano ormai usati come la prova schiacciante di fatti irrilevanti? Cerco di spiegarmi meglio: mi capita spesso che qualcuno mi racconti quisquilie del tipo «Ieri sera ho mangiato una polenta e funghi eccezionale». E senza neanche darmi il tempo di reagire, mi sbatte in faccia lo schermo del suo cellulare con la foto del piatto fumante.

Davanti a queste scene mi verrebbe da chiedere al soggetto in questione che problemi ha. Perché gli crederei anche senza vedere l’immagine: che senso avrebbe dirmi che ha mangiato la sua strabenedetta polenta se non fosse vero? E che motivo avrei io di pensare che non fosse eccezionale (dettaglio, fra l’altro, che l’immagine non può provare)?

Ok, mettiamo che io sia una pazza boccalona che si accontenta di dichiarazioni prive di documentazioni. Ma c’è un’altra abitudine che non tollero. Ed è l’ansia di controllare in tempo reale tutto quello di cui si parla. Per esempio, se si chiacchiera di un argomento e non ci si ricorda un nome o una data, non si continua il discorso. E no! Di colpo tutti iniziano a smanettare su Google. Dopodiché, il più veloce nel dare la risposta esatta se la tira neanche fosse quel pozzo di conoscenza del dottor Inardi del Rischiatutto.

Concludo tornando alle valigie e raccontandovi un ultimo aneddoto. Qualche giorno fa, sono stata a una presentazione pullulante di giovani e bellissime influencer. Le quali credo non sapessero neanche dove si trovavano, visto che sono scese dal taxi, entrate nel locale e hanno partecipato all’evento ognuna con il volto nascosto dal proprio smartphone che filmava tutto. Ma senza allargare il raggio visivo oltre l’obiettivo della telecamera.

Le osservavo esterrefatta e avrei voluto far loro un sacco di domande. Ma non ho potuto avvicinarle, perché nel frattempo era scattato il tragico momento dei selfie. Cioè, tristissime foto che ti fai da sola!!! Vi assicuro che mi sembrava di essere stata catapultata sul set della serie Black mirror. Invece, è solo successo che la realtà ha superato la fantasia.

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