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Una certa idea di mondo di Alessandro Baricco

Mondo

Una raccolta di recensioni/consigli di Baricco per consigliarvi una certa idea di mondo, quella di Elizabeth Strout

“Le fotografie raccolte in Olive Kitteridge (racconti travestiti da romanzo) non le si riesce a guardare senza commozione, benché non sia chiarissimo il perché. Tutte scattate in un villaggetto della provincia americana, sull’Atlantico. Piccolo mondo, storie gigantesche o minime, di quelle che senti dalla parrucchiera. Quasi tutti i personaggi fotografati sono anziani, o sull’orlo della pensione, o giù di lì. Bisogna vederli, infagottati in quella loro pelle di carta velina, mentre spiano i battiti del cuore, un po’ a vigilare sull’eventuale infarto, e un po’ a registrare, stupefatti, l’ostinata epifania di desideri fuori tempo massimo. Sono magnifici quando si chinano sul libro mastro della loro vita a calcolare, mettendo in colonna i ricordi, una somma che non viene mai. Covano rimorsi per cui non hanno più tempo, e rimpianti che fanno fatica a ricordare. Leggono il giornale, costernati dall’aver dimenticato quale è stato il preciso momento in cui hanno cessato di avere delle opinioni. Ogni tanto squilla il telefono, e forse è uno dei figli, ormai grandi, ma poi non lo è quasi mai, e allora tornano a sciabattare in quelle loro piccole case rese enormi dal silenzio, e dalle stanze vuote. Tuttavia sono capaci di ridere, ognuno ha un segreto a cui si scalda nell’inverno di quel crepuscolo, e tutti sanno che è un dono, ogni mossa della vita – anche quel giallo del bosco, o lo zucchero della ciambella”. 

Non è un errore di impaginazione, credetemi. Io voglio consigliarvi questa raccolta di recensioni/consigli di Baricco per consigliarvi – no, non è una ripetizione per povertà di sinonimi – ancora e ancora (l’ho fatto già e questa non sarà l’ultima volta) la mia amatissima (ma siamo in moltissimi, moltissimi!) Elizabeth Strout.

Crosby, Maine. Un luogo di quelli che ne è piena, l’America federale; quella che sta a nord, quella con tante stelle e abbastanza strisce da restare abbagliati e ingarbugliati insieme. Stanno tutti lì, i personaggi che Elizabeth è in grado di creare riuscendo a raggiungere la verità delle esistenze e la loro molteplice varietà.

Ma Baricco che c’entra? Baricco c’entra perché lui capita spesso che non solo sappia scrivere in modo che affascina, ma anche che sappia essere fortemente lettore e che nella professione suprema del prestare ascolto alla parola scritta riesca a nuotare in stile libero rigorosissimo: amo le sue recensioni, somigliano alle mie (o forse è più credibile che le mie somiglino alle sue): non vuol dire che scriviamo nello stesso modo, vuol dire che leggere ci restituisce una certa idea di mondo, che i conflitti che emergono nei luoghi dove la letteratura fiorisce sono conflitti mai distruttivi ma solo di impollinazione creativa e comunicativa. Si scrive per narrare se stessi, per essere ascoltati, per essere capiti sul lungo periodo e per essere restituiti al grande universo della vita, che forse conosce inizio e fine fisici, mai di esperienze e di emozioni.

“Non so se la Strout li abbia conosciuti, ma io sì, questo è il bello, è come se fossi stato là. Lei li ha fotografati per me, con una lente di cui ignoro il segreto, e adesso io potrei riconoscere l’odore delle loro case, e sapere che sono loro da come bussano alla porta”.

 

Alessandro Baricco, Una certa idea di mondo, Feltrinelli

Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, Fazi Editore

 

Confidenze