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Vecchia non si dice

Mondo

La civiltà dei consumi non contempla più la parola "vecchio". Che è invece un titolo prezioso e bisogna meritarselo

Ho capito quanto la vecchiaia femminile fosse un tabù quando avevo 36 anni: rispondendo a una lettera ad Amica, dove tenevo la posta del cuore, avevo definito “vecchia” una donna di 72 anni.

Apriti cielo. Le lettrici si offesero – Vecchia non si dice! – arrivarono proteste e ingiurie.

Risposi “Care amiche, la vostra visione della vecchiaia è abominevole, ed è quella che il conformismo vuole. Mi rendo conto del razzismo contro i vecchi dalla reazione che provoca la parola vecchio. Non ne ho paura e non la adopero come insulto. È certo una grande liberazione e un vantaggio, oggi, poter conservare bellezza, vivacità, civetteria, agilità,  il più a lungo possibile. Finché non diventa una prigione. Finché il linguaggio pubblicitario non ci condiziona al punto che la parola vecchiaia non si nomina più: al pari degli escrementi viene radiata dalle conversazioni e dalle coscienze. Guai a seppellire le parole, e con esse i significati. Il mercato sta ibernando le età. Tutti i consumi prevedono solo  d’essere giovani o giovanili. Ricordo bene la crudeltà verso le donne di quando ero bambina. Nel mio paese umbro c’era un detto tremendo, “A quarant’anni, buttala al Tevere con tutti i panni”- e io pregavo, “Gesù, fammi morire a dieci!”. Ma anche dover essere asservite a un modello giovanile a tempo indeterminato, è crudele. Il modo per aggirare l’enigma del tempo non è negarlo, ma entrarvi dentro in pieno. In un solo giorno la persona “sana”, ovvero vicina alla natura, cambia età chissà quante volte. Mai adattarsi a diventare un sempre-giovane, uno escluso dal mutamento. Io voglio un giorno potermi chiamare vecchia. È un titolo prezioso, e bisognerà meritarlo.  Non vuol dire essere dei relitti, ma riconoscere il colore delle proprie foglie, e da quanto sei nel terreno, e che forma hanno impresso su di te le piogge e gli esseri. Pretendo il titolo di “vecchio”, che una volta voleva dire colui che non deve più affannarsi, ma tramandare la sua esperienza. Voglio assaporare fino in fondo questa avventura che ci accomuna. Vecchia: è bello fregiarsi di un titolo che voi considerate offensivo, e portarlo come un’insegna. Voglio diventare una bella vecchia. Con la certezza che non sarai mai infelice dell’infelicità che temevi da bambino, non diventerai mai un adulto senza fede”.

È passato tanto tempo da allora. Oggi le donne più belle del mondo hanno 50 e anche 60 anni.  Se le plastiche hanno fatto molte vittime, ginnastica e alimentazione hanno fatto miracoli. Ma la parola “vecchio” è più che mai fuorilegge.

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