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Visionari

Mondo

Un manuale di resistenza alla normalità, un viaggio alto e pericoloso: di visione in visione rischiate di trovarvi davanti voi stessi

Amate la quiete? Diffidate dei sogni? State lontani da questo libro. Visionari di Tiziana Gazzini (Fefè editore) è un manuale di resistenza alla normalità, un salvagente gettato a chi non ha più visioni per eccesso di visione (televisione, computer, cellulare, ecc.). Un viaggio alto e pericoloso: di visione in visione rischiate di trovarvi davanti a voi stessi. Tiziana Gazzini, studiosa d’arte e artista jusqu’au bout des doigts, ci porta a passeggio con Sigmund Freud e la sua gardenia all’occhiello, Claude Lévy Strauss, in arte antropologo, e occulto regista-musicante, la leggendaria Vita Sakville-West (accanto a lei, come un’ombra, Virginia Woolf nelle vesti di Orlando). Erik Satie, lo jeratico ed esplosivo officiante dei suoni, il prodigioso e tragico Modigliani, l’arte di Luigi Ontani e Luigi Ontani, opera d’arte lui stesso…L’autrice ha confidenza con tutti, ce li presenta come non li abbiamo mai immaginati, affabili e inafferrabili, abitanti di mondi che si incontrano e si dissolvono sfiorandosi. Senti la grandezza nella profondità di intuizioni, nei rovesciamenti di senso, per quanto riguarda me, specie su cose che credevo di conoscere come il Ludwig di Visconti, che avevo molto amato, e leggendo vedevo tutto ciò che mi era sfuggito, e pensavo “Ma sono cieca!”

So chi è Tiziana Gazzini, so come scrive, e mi aspettavo solo bellezza, ma mi è arrivato molto di più, un discorso sulla filosofia dell’arte e sulla intollerabile vastità umana di chi frequenta l’arte.

Nella prefazione (degna del testo) Francesco Forlani scrive, parlando di Chesterton e di un’insegna di Coffee Room che leggeva sempre rovesciata: Il segreto del libro che avete fra le mani è forse proprio in questo ribaltamento dei piani, delle lettere, la distorsione della realtà che solo uno spirito visionario potrà davvero compiere, e che sola garantirà l’accesso al labirinto di creatori disposti a mettere a rischio e pericolo la propria vita  pur di non sacrificare l’opera (…)… quel “vagolare” attraverso spazio e tempo, arte e storia, è pervaso da un’ossessione che solo una missione potrà possedere, ed è per questo che il passo è sicuro, ancorché l’andatura sinuosa e sensuale (…). Una danza in cui lasciarsi andare, guidare incantati da una flanerie costellata da meraviglie e veri e proprio tesori.

Gazzini: Restare in bilico fra etica ed estetica è un gesto da funamboli che non conosce vertigini, e respinge ogni rete di protezione. A Francesco Forlani questo evoca la traversata di Philippe Petit, il funambolo che sfidando la legge della gravità e quella della polizia quel vuoto lo aveva colmato nel 1974 camminando, danzando en flaneur, su un cavo d’acciaio teso fra le Torri Gemelle. Lettore, adesso è ora di salire, tocca a te.

Parafrasando un verso di Sandro Penna: Scrivano, annota: la leggerezza.

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