Giornata mondiale dell’ambiente: il pianeta è a rischio

Natura

Come il rapporto malato con la natura sta mettendo a rischio la sopravvivenza della terra e dell'uomo

Dalla pandemia alle locuste, dagli incendi in Australia all’acqua alta a Venezia, i messaggi di allarme dal Pianeta si susseguono senza sosta fino all’ultimo sotto gli occhi di tutti il Covid-19.

La scienza ha confermato come la diffusione del Covid-19 sia direttamente collegata a un rapporto “malato” con la natura, caratterizzato da deforestazione, commercio illegale di animali selvatici, modelli di produzione e di consumo insostenibili a cui si aggiungono i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità.

Per questo nella Giornata mondiale dell’ambiente di oggi 5 giugno (voluta dalle Nazioni Unite nel 1972 per ricordare la prima Conferenza delle Onu sull’Ambiente, tenutasi a Stoccolma nel giugno di 48 anni fa) e dedicata alla crisi della biodiversità,  il WWF ha deciso di ripercorrere le maggiori emergenze degli ultimi 18 mesi per raccontare la drammatica escalation dei segnali che ci sta inviando il pianeta ed evidenziare come solo un buon gioco di squadra possa farci uscire dalla crisi planetaria.

Lo ha fatto pubblicando il Planet Escape Room, un report dove le principali emergenze ambientali vengono considerate come se fossero gli elementi di una Escape Room planetaria, che necessita di risposte concrete per passare al livello successivo, ossia quello in cui le nostre condizioni di vita, di salute e di benessere siano garantite e protette.

Si comincia con l’apocalisse degli insetti di Novembre 2018: Uno studio tedesco ha dimostrato come in 27 anni ci sia stata una riduzione di più del 75% della biomassa degli insetti, fondamentali per garantire l’impollinazione di moltissime piante, il cui valore è stimato annualmente in oltre 235 miliardi di dollari, e quindi la base alimentare per tutta l’umanità. Come ci si salva? Mettendo al bando tutti i pesticidi più letali 

Maggio 2019 L‘estinzione delle specie: il rapporto Ipbes Intergovernamental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Servicesdell’ONU) pubblicato a maggio 2019 ci dice che Il 75% dell’ambiente terrestre e il 66% dell’ambiente marino sono stati modificati in modo significativo dall’azione dell’uomo, mettendo a rischio la sopravvivenza di un milione di specie. Bisogna tornare all’epoca dei dinosauri per assistere a tassi di estinzione così elevati.  Fermiamo l’estinzione delle specie.

Estate 2019: brucia l’Amazzonia: oltre 200.000 roghi, alimentati da una politica di rapina e da temperature sempre più alte, hanno mandato in fumo più di 12 milioni di ettari di foresta e di altri preziosi ecosistemi del “polmone verde del Pianeta” che regola il ciclo delle piogge del pianeta, fornisce il 20% delle acque dolci che arrivano negli oceani, sequestra tra i 140 e i 200 miliardi di tonnellate di carbonio ogni anno, raffredda il Pianeta, contrasta la desertificazione, produce cibo e medicine per tutti, avvicinando la terra drasticamente al 25% di distruzione che segnerebbe il punto di non ritorno oltre il quale tutti questi servizi sarebbero compromessi. Anche qui la risposta è: fermiamo la distruzione dell’Amazzonia.

Settembre 2019 ghiacci bollenti: un nuovo report dell’dell’IPCC  (Intergovernmental Panel on Climate Change) ci avvisa che a causa di temperature che nell’inverno Artico hanno superato di 6°C le medie stagionali, i ghiacci marini e terrestri si stanno riducendo a un ritmo da capogiro, con il rischio di aumentare il livello medio marino e di rilasciare in atmosfera le enormi quantità di gas serra finora intrappolate nel permafrost. Fermiamo lo scioglimento dei ghiacci per non affogare. 

Novembre 2019 Venezia affoga nell’acqua alta e l’Australia brucia: a causa del riscaldamento globale la Serenissima sprofonda nell’acqua alta e l’Australia e l’Indonesia vanno a fuoco Come ci si salva? Limitiamo il riscaldamento globale entro gli 1,5°C per salvare Venezia. Abbassiamo le temperature per prevenire i mega-incendi  

Dicembre 2019  l’invasione delle locuste: tra le fine del 2019 e l’inizio del 2020 sono comparsi immensi sciami di locuste, moltiplicatesi grazie all’insolita abbondanza di vegetazione nel Corno d’Africa, a causa della stessa anomalia che nel frattempo teneva all’asciutto l’Australia. Da allora gli sciami stanno devastando i raccolti che incontrano e mettendo a rischio l’approvvigionamento di cibo di oltre 20 milioni di persone in 15 paesi africani. Anche qui la risposta è nel mitigare il cambiamento climatico. 

Febbraio 2020 Coral bleaching è lo “sbiancamento”, ovvero la morte dei coralli a causa della perdita di alghe che fornivano loro nutrienti essenziali, favorita dall’aumento della temperatura degli oceani dovuta al riscaldamento globale. Limitiamo le emissioni in atmosfera per salvare i coralli.

E infine si arriva a marzo 2020 quando mentre il mondo combatteva già il Coronavirus un’ondata di calore ha portato in alcune aree dell’Antartide temperature a ben 18.3°C, determinando la fusione dello strato superficiale di ghiaccio in molte zone, con picchi di perdita locali fino al 20%. Un dramma, se si pensa che la fusione totale della calotta glaciale antartica porterebbe all’innalzamento del livello degli oceani fino a 60 metri, mettendo a rischio il futuro di migliaia di città, miliardi di persone e interi sistemi produttivi.

La pandemia causata dal virus SARS-CoV-2  è il risultato di tutte queste componenti: oltre 5 milioni di contagiati, oltre 300.000 vittime a livello globale: ed è la più grave tra le numerose e sempre più frequenti malattie di origine zoonotica che stanno colpendo la specie umana.

Per questo il WWF in occasione della Giornata Mondiale dell’ambiente ha lanciato una grande consultazione on line acceesibile dal loro sito: Il mondo che verrà per dare la possibilità ai cittadini di collaborare per trovare insieme soluzioni condivise che ci aiutino a costruire un futuro migliore, sano, sostenibile e sicuro.

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