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Nella buona e nella cattiva sorte, finché Fido non vi separi

Natura

Se un cane e un gatto da soli non sono motivo di divorzio, possono però metterci lo zampino... Attenzione allora a scegliere bene il partner!

Quando si sta per convolare a nozze bisognerebbe considerare, tra le tante variabili che nella vita a due si possono incontrare, anche l’attitudine del partner a prendersi cura di un quattrozampe. Come racconta la storia vera La Guardiana, raccolta da Orsolina Guerri, che trovate su Confidenze.

Sì perché prima o poi capita a tutti di volerne al fianco uno. Qualcuno li chiama animali d’affezione, una categoria che significa tutto e niente, ma sta di fatto che cani, gatti, criceti, pappagallini, pesci, tartarughe, sono sempre più presenti nelle nostre case e diventano parte integrante della famiglia. Ma se il desiderio di considerarli tali non è condiviso dal partner allora iniziano i guai.

Lo scoglio più grande naturalmente riguarda cani e gatti perché, volenti o nolenti, la loro presenza rivoluziona le nostre vite e soprattutto le nostre case, inferendo un duro colpo a tende, divani, tappeti, tappezzerie e poltrone. E non ultimo alle vacanze, l’incubo per ogni proprietario di animale che non sia munito di seconda casa o mappe delle pensioni e alberghi che accettano animali.

Se guardo a com’è andata a casa mia posso dire che alla fine a essere addomesticato è stato più mio marito che il gatto.

Partito in sordina, il desiderio di avere un micio in casa, si è consolidato a mano a mano che nostro figlio (unico) cresceva e si è concretizzato nel classico regalo da promozione di fino anno (a Milano a prendere un gatto a inizio luglio non c’era certo la fila…).

Mio marito, fino a quel momento restio all’idea di accogliere, o meglio accollarsi, in casa un animale domestico, aveva escluso a priori l’ipotesi cane e ignorato a lungo i miei vari amarcord di un’infanzia trascorsa a giocare con un micetto, così come i miei discorsi sull’importanza di crescere accanto a un animale imparando ad amarlo e a rispettarlo, ma davanti alla richiesta esplicita di nostro figlio: «papà prendiamo un gatto?» non ha saputo dirgli di no.

Sono stata fortunata perché ho un marito tutt’altro che pedante e precisino (sapevo di poter contare sulla sua indole ludica e informale), che ama giocare sul tappeto con gatto e prole e non si scompone di fronte ai miei malumori per gli strappi alle tende, la terra delle piante continuamente scavata fuori e i croccantini sparsi sul pavimento, anzi mi risponde con un sorriso: «ma vuoi mettere con la gioia che ti dà questa creatura?».

Non tutti però la pensano così: ci sono consorti allergici al pelo del gatto, altri più attenti ai loro golf di cachemire che alla felicità di un animale e altri ancora che chiudono la porta della camera da letto perché no, il micio sulle lenzuola non è proprio igienico…

Quindi attenzione, se un cane o un gatto da soli non sono motivo di divorzio possono però metterci lo zampino (è il caso di dirlo) e far naufragare la coppia. Mai trascurare, per esempio, il fattore gelosia, e mai avere la presunzione di sentirsene immuni, perché prima o poi vi troverete a essere gelosi anche delle attenzioni che il partner dedica al cane o al gatto invece che a voi. Ammetto a malincuore di indispettirmi molto quando al rientro a casa, mio marito riserva parole di tenerezza prima al micio che alla sottoscritta. Ma lui per contro si lamenta che la notte quando allunga il braccio verso di me per un gesto di tenerezza,  finisce per accarezzare il gatto che dorme appiccicato a me.

E quindi alle future spose dico: valutate bene chi vi mettete in casa (il bipede non il quadrupede!! ) se non volete finire come la protagonista della storia vera raccolta da Orsolina Guerri: e poi chiedetevi con sincerità: siete disposti a seguirvi nella buona e  nella cattiva sorte finché … Fido non vi separi?

Confidenze