“Quei giorni” che fanno diventare grandi

Natura

L'arrivo delle mestruazioni, da sempre, significa diventare grandi e fa da spartiacque anche nei rapporti con l'altro sesso. Ne parliamo nella storia vera Un'estate meravigliosa

Sono mamma di un figlio maschio e quindi non ho avuto l’onere (o l’onore) di dover spiegare con una certa urgenza, arrivati alle soglie dell’adolescenza, cosa significhi diventare signorina.

A dire il vero ho cercato lo stesso di raccontare la cosa a mio figlio di 11 anni – complice qualche pagina di scienze da studiare sulla riproduzione – ma l’argomento ciclo non ha destato molto il suo interesse, o forse il mio imbarazzo era così evidente da vanificare lo sforzo di rendere la mia spiegazione il più possibile scientifica.

Di certo le mestruazioni rappresentano un territorio off limits per il mondo maschile, qualcosa che gli uomini guardano con diffidenza e da cui tendenzialmente preferiscono tenersi lontani; l’ho visto anche dalla reazione di mio figlio che ha interrotto subito il discorso in modo frettoloso, con un «ho capito, come Berenice, quella della V A» riferendosi probabilmente a una bambina che in quinta elementare si era già sviluppata (e di cui naturalmente si era sparsa voce).

Ho quindi molto apprezzato lo sforzo fatto da Salvatore Anfuso di raccontare su Confidenze nella storia vera Un’estate meravigliosa, cosa succede alla protagonista Elena l’estate in cui diventa signorina, e soprattutto come quel momento abbia segnato un cambiamento nei rapporti con i coetanei dell’altro sesso.

Già perché inutile negarlo, ma credo che anche oggi come un tempo, questo evento faccia da spartiacque nella separazione tra maschi e femmine; le ragazzine dai 10 ai 14 anni solitamente non parlano d’altro tra loro. E i maschi a quell’età, mi sia consentito dirlo, non sanno neanche di cosa le loro compagne stanno parlando.

Faccio parte di una generazione educata con l’idea che fosse sconveniente parlare in pubblico di mestruazioni, ma ciò non toglie che alle scuole medie tra noi compagne, il tema fosse oggetto di articolate discussioni, consigli e passaparola dispensati dall’alto di chi aveva già varcato quella soglia. E non senza un certo orgoglio.

Quando arrivò il mio turno, accettai il cambiamento con rassegnazione, senza farmene né un vanto né un cruccio, e come Elena, la protagonista della storia vera, provai un senso di vergogna e imbarazzo: non sapevo come dirlo a mia mamma, ma quando mio papà mi aumentò la mancetta settimanale capii che “aveva saputo”.

Oggi che siamo bombardati da pubblicità televisive di assorbenti di ogni tipo forse certi pudori non esistono più.

E voi come avete vissuto questa trasformazione del corpo? E come la stanno vivendo le vostre figlie? È cambiato qualcosa nel modo di avvicinarsi a un evento naturale ma spesso inutilmente demonizzato? Aspetto i vostri commenti

Confidenze