Zucchero e depressione, un amaro legame

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Una nuova ricerca lo conferma: il consumo abituale di zucchero e dolci ha effetti negativi sulla salute mentale. Per vincere la depressione dobbiamo considerare anche ciò che mangiamo

Ha un titolo che non lascia adito a dubbi: “Il potenziale depressogeno degli zuccheri aggiunti” (The depressogenic potential of added dietary sugars) ed è una ricerca pubblicata sul numero di questo mese del periodico scientifico Medical Hypotheses, che ha puntualizzato l’esistenza di un legame che a me, e a voi che mi seguite con pazienza, non lascerà sorpresi, ma che comincia solo ora a essere accettato e condiviso dal mondo accademico classico (meglio tardi che mai, direte…).

 

Che il consumo abituale di zucchero e dolci abbia ricadute indesiderate sulla salute mentale non è infatti una novità per chi è abituato a vedere l’uomo non come un semplice insieme di organi e a considerare la nutrizione qualcosa di molto più sottile che il mero computo di calorie e porzioni.

 

Lo studio appena pubblicato conferma che c’è un’indubbia relazione tra consumo di zucchero e vulnerabilità alla depressione. Analizzando gli effetti fisiologici e psicologici dell’ingente quantità di zuccheri che caratterizza la dieta media dei Paesi industrializzati, il team di ricerca ha evidenziato che zucchero e dolci agiscono come una droga.

 

Proprio come una droga, i dolci hanno un’immediata azione euforizzante. Ma il paragone non termina qui: lo zucchero provoca anche dipendenza. A lungo termine, il consumo regolare di zucchero, ancor più se in dosi significative, genera cali d’umore e peggioramento della sensazione di benessere psicofisico complessivo, a cui si tende istintivamente a rispondere con la ricerca di ulteriori dolci, instaurando così un vero e proprio circolo vizioso.

 

Una dieta ricca di zucchero perturba molti processi metabolici, infiammatori e neurobiologici (infiammazione sistemica, stress ossidativo, insulinoresistenza, disbiosi intestinale e altro ancora) ed è in grado, così, di avere implicazioni nell’insorgenza e nella persistenza della depressione.

 

Lo zucchero aggiunto è onnipresente nella dieta occidentale contemporanea. Oltre a quello che deliberatamente aggiungiamo a caffè, tè e tisane, c’è lo zucchero presente nei tanti dolci che ogni giorno finiscono sulle nostre tavole, anche quelli che in apparenza sembrano più inoffensivi, come i biscotti per la prima colazione o le fette biscottate. Come se non bastasse, ingeriamo un quantitativo ingente di zucchero in forma “nascosta”, attraverso il consumo di un’ampia serie di prodotti industriali, di cui solo i più smaliziati, quelli che leggono con cura le etichette degli ingredienti, riescono ad avere contezza: troviamo zucchero in abbondanza nei succhi di frutta, in molti fiocchi di cereali per la colazione, negli yogurt alla frutta, in tante minestre pronte, in diverse salse (come il ketchup), nel pane per hamburger e in tutta una pletora di ulteriori alimenti industriali a prima vista insospettabili. Di norma, per mascherare la presenza di zucchero e non “allarmare” il consumatore, l’industria alimentare ricorre a sinonimi o a sostanze nutrizionalmente del tutto confrontabili: glucosio, destrosio, fruttosio, sciroppo di malto, succo d’uva e tante altre fantasiose possibilità che con il saccarosio, il comune zucchero da cucina, hanno in comune potere dolcificante e danni provocati.

 

Ciò che mangiamo non influisce solo sul corpo, ma anche sulla salute mentale, e lo fa in modo potente. Scegliere con cura il nostro cibo può effettivamente aiutarci a combattere la depressione, in chiave per di più del tutto naturale e fisiologica.

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