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Leggere 1092 pagine di goduria

Sogni

Ho iniziato tardi, ma poi non ho più smesso. Perché leggere è un comodo mezzo per viaggiare in epoche e ambienti diversi. E per conoscere “gente” nuova

Inizio con il presentarvi Antonio La Cava, un insegnante in pensione che da 20 anni gira per la Lucania con il suo Ape Car pieno di libri (ne riesce a caricare fino a mille) per trasmettere ai bambini il piacere della lettura.

Ve ne parlo perché su Confidenze in edicola adesso c’è un articolo sul signor La Cava, che s’intitola Regalo la gioia di leggere. Un piacere infinito, che a me è stato donato in occasione del mio venticinquesimo compleanno da una cara amica a cui sono ancora riconoscente (rinnovo il mio continuo grazie mille, Lodo!).

Le cose sono andate così. Organizzo la festa per il mio primo quarto di secolo e tra i pacchetti ce n’è uno che contiene due libri. Rimango basita, ma educatamente ringrazio anche se dentro di me sono livida dalla rabbia: più che presenti mi sembrano una presa in giro. Però la sera dopo, in balia di chissà quale strano stato d’animo, decido di aprirne uno. E, colpone di scena, completamente immersa nella trama non riesco più a spegnere la luce.

Morale, finisco anche il secondo libro in meno di una settimana e da allora non ho più smesso di leggere. La mia passione sono le biografie (curiosa come una giornalista), i romanzi storici (visto che a scuola disegnavo sul diario invece di ascoltare le lezioni) e le storie d’amore (ma va?). Mentre non  mi piacciono i racconti (meno che meno quelli brevi), perché non faccio in tempo ad affezionarmi ai protagonisti che già li devo lasciare.

Quindi, sul mio comodino giace di solito una sberla di libro (i preferiti superano il migliaio di pagine) che mi accompagna per almeno una decina di giorni. Durante i quali mi ritrovo ospite di qualche casa reale, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, oppure con il cuore in subbuglio nell’attesa del fighissimo lui di turno che, mannaggia, non si palesa.

Naturalmente, dei tanti titoli passati sotto i miei occhi ce ne sono stati di memorabili, che mi hanno incollato alle loro pagine. Per esempio, uno letto durante la classica settimana da mammina al mare con i figli, in cui i miei avranno avuto 4 o 5 anni. Una vacanza che pensavamo di trascorrere cheek to cheek to cheek (eravamo in tre) e che invece fino a un certo punto si è rivelata un continuo: «Mamma, quando hai finito il capitolo facciamo il bagno?», «Mamma, quando hai finito il libro giochiamo con le formine?», «Mamma, quando hai tempo costruiamo la pista per le biglie?».

Invece di rispondere, io grugnivo abbastanza infastidita. Ma appena me ne sono resa conto, ho finito la storia in una notte. Così, il giorno dopo in spiaggia, armata di secchielli e palette, ho finalmente fatto gruppo con i miei adorati bambini. Però, al posto di un banale castello, insieme abbiamo costruito una Stonehenge in miniatura, ispirata al libro divorato mentre loro dormivano: Sarum. Cioè 1092 meravigliose pagine che raccontano le vicende di cinque famiglie nel corso di 10 mila anni (dall’era glaciale ai giorni nostri). Se mi sono affezionata ai personaggi? Vabbè, di più: diciamo che ancora oggi li considero parenti!!!

Confidenze