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Il caso Sea Watch: tu avresti agito come Carola?

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Da una settimana l’Italia si divide sul caso Carola: tra chi sostiene che la capitana della Sea Watch 3, la trentunenne Carola Rackete, abbia violato la legislazione italiana (l’accusa è di resistenza a nave da guerra) entrando nel Porto di Lampedusa e chi invece ritiene che l’obbligo di soccorso in mare previsto dalle Convenzioni internazionali debba prevalere sulla legislazione nazionale ed europea (ricordiamo che la Corte europea dei diritti dell’uomo si era pronunciata contro lo sbarco dei 42 migranti sull’Isola). Com’è noto il giudice di Agrigento Alessandra Vella non ha convalidato l’arresto né ha disposto misure cautelari per la capitana della Ong tedesca, ma del caso sentiremo parlare ancora per molto.

Lasciando da parte convinzioni politiche e giuridiche, abbiamo pensato di chiedervi cosa avreste fatto voi, al posto di Carola? Vi sareste comportati nello stesso modo, dando la precedenza alla vita umana o avreste rispettato le leggi? Rispondete in forma del tutto anonima al nostro sondaggio.

Commenti

  1. 5 luglio 2019 / ore 15:00
    Stefania

    No, non mi sarei comportata come Carola; avrei agito spinta dall’urgenza di salvare vite umane e mi sarei recata al porto aperto prossimo; non avrei tenuto i bisognosi per due settimane in mezzo al mare; non avrei duellato a braccio di ferro; avrei rispettato la Legge di un Paese ( qualsiasi ) indipendentemente dallo scopo politico o dalla perdonale ideologia politica ( per quella c’è sempre tempo ) dato che un’alternativa c’è sempre.
    Prendiamo, ad esempio, un’ambulanza che trasporti un malato, se questa si fermasse in mezzo alla piazza per 15 giorni in attesa che in “quel” ospedale si liberasse un letto: cosa accadrebbe? Il malato morirebbe, dunque si attiva il problem-solving. Salvare vite umane implica l’uso del buon senso e soprattutto del rispetto ( questo, ultimamente, deve essere morto davvero ).
    Un altro esempio: la farmacia sotto casa è chiusa per turno, cosa faccio? Abbatto il vetro andando contro con l’auto? Grido con il megafono il nome del dottore obbligandolo ad aprire? A quanto pare, qualcuno pretenderebbe che funzionasse in questo modo.
    Altro esempio: il reparto di un tal ospedale resta chiuso il sabato e la domenica per disposizioni Ministeriali e tagli, il malato vuole andare lì ma non può, che fa? Abbatte la porta a testate?
    È solo il mio punto di vista, umano e senza colore partitico, per quello che vale…

  2. 6 luglio 2019 / ore 10:06
    Edi Morini

    Non mi permetto di giudicare una situazione tanto complessa e difficile. E’ impossibile sentenziare a distanza, tanto meno si può condannare. Vorrei, tuttavia, che ci ricordassimo con identica sensibilità ed ugual clamore di una nave che va alla deriva da troppo tempo: è una nave italiana, scalcagnata, carica di esodati, sottoccupati, disoccupati, sfrattati, pignorati. E’ una nave alla deriva che attende soccorsa: carica di donne maltrattate, di cittadini e cittadine impigliati nelle reti della burocrazia senza sapere come cavarsela, è la nave alla deriva dei bambini seviziati, degli animali innocenti in mano ai vivisettori, degli affidamenti ingarbugliati. Facciamo del nostro meglio perché questa nave simbolica non diventi un vascello fantasma. Ma ottenga identica attenzione, ugual sostegno pratico e meritata considerazione

  3. 6 luglio 2019 / ore 14:44
    Donatella

    Stefania e Edi hanno detto proprio tutto quello che c’è da dire, sottoscrivo tutto

  4. 9 luglio 2019 / ore 10:47
    Valeria Camagni

    Grazie a tutte per i vostri commenti, sono la migliore testimonianza di come l’argomento interessi e nello stesso tempo divida le persone

    1. 9 luglio 2019 / ore 14:43
      Giovanna Brunitto

      L’argomento è complesso, eppure credo che una forma di vicinanza e di contatto tra le parti opposte va trovata. Questa discussione aiuta a comprendere i vari punti di vista.
      Grazie

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