C’è un luogo in Africa dove si ascolta la natura e si respira la storia. Oggi si chiama KwaZulu-Natal, ovvero il luogo degli Zulu, il popolo del cielo, ma prima della fine dell’apartheid (abolita nel 1991) era conosciuto solo come Natal. Andarci è un viaggio dentro le pieghe della memoria, in una sinfonia di paesaggi che sembrano dialogare con lo spirito. Lì ho sentito l’Africa autentica, quella che insegna, che commuove, che rimane incisa nell’anima.
Le Midlands e la memoria di Mandela
Il mio viaggio inizia a Durban, vivace città costiera che affascina soprattutto per il Miglio d’oro, il lungo tratto di sabbia dorata su cui si affaccia. Dopo una lunga passeggiata lungo Addington Beach e un tuffo nelle acque dell’oceano, mi dirigo verso il centro della città per curiosare tra i mercati e le gallerie d’arte dove faccio incetta di bracciali, collane, tappetini di erba secca intrecciata ed eleganti coperte con perline. Ancora un po’ stanca del lungo viaggio, rientro nel mio hotel, The Oyster Box, sul lungomare di Umhlanga, che, dal 1947, regala suggestive vedute dell’oceano con in primo piano il suo famoso faro. All’interno scopro pure una incredibile collezione di opere d’arte di artisti sudafricani e soprattutto del KwaZulu-Natal. Dopo un’abbondante colazione, è già tempo di lasciare questo gioiello per dirigermi all’interno, verso le Midlands, dove il paesaggio si addolcisce in colline nebbiose, casette in stile vittoriano e atmosfere da campagna inglese. Eppure, sotto quella grazia bucolica, scopro un luogo che ha lasciato un’impronta molto forte nella storia. Al mio arrivo a Howick, infatti, cammino lentamente verso il Nelson Mandela Capture Site, una scultura monumentale in acciaio di Marco Cianfanelli, composta da 50 colonne d’acciaio. Lì, davanti a quell’opera, che si trasforma nel volto di Madiba solo da un punto preciso, ho la sensazione che il tempo si sia fermato a quel giorno del 1962, quando Mandela, che avrebbe cambiato il destino del Paese, venne arrestato. Poco distante, ammiro le Howick Falls, spettacolari cascate che si gettano da un’altezza di 95 m in un abisso verde smeraldo. Un salto d’acqua sacro per gli Zulu e abitato, si dice, dagli spiriti degli antenati. Proseguendo verso nord, il paesaggio muta ancora e mi tornano in mente le lettere di Rudyard Kipling, Nobel per la Letteratura 1907, che attraversò il KwaZulu-Natal durante la seconda guerra anglo boera e descrisse le Midlands come “un paesaggio che sussurra e sanguina”, immagine perfetta di una terra segnata dalla bellezza e dal conflitto.
Alla ricerca dei Big Five
Dopo due ore circa di macchina, tra bambini con la divisa delle scuole che camminano ordinatamente sul ciglio della strada e mercati di frutta fresca, eccomi nel regno dei safari, un’attività che mi emoziona sempre. La Nambiti Private Game Reserve è una riserva di più di 9.000 ettari in cui vivono i “Big 5” (leone, leopardo, rinoceronte, elefante e bufalo africano) in un suggestivo paesaggio di praterie, bush, savana, piccoli laghetti e piante indigene dalle lussureggianti fronde come baobab, Marula, Mopane e acacie. Giusto il tempo di lasciare i bagagli in camera, ed è già tempo di vivere il primo safari al tramonto. In silenzio la jeep percorre sentieri sterrati costellati da buche profonde che mi fanno sobbalzare ma la vera ricompensa è vedere a pochi metri di distanza un elefante che attraversa la strada con passo solenne, un leopardo che si muove tra le rocce con eleganza letale e l’elegante silhouette del leone che vigila dall’alto. Nel momento in cui il cielo inizia a tingersi di nuances rosa, ci fermiamo in una radura nel punto più panoramico e contemplativo della riserva per brindare con un calice di vino bianco a questa natura così suggestiva. Dopo una cena all’aperto attorno al boma (un grande fuoco) come da tradizione qui, il cielo sudafricano diventa protagonista assoluto. Col naso all’insù vedo le più belle costellazioni, come la Croce del Sud, che si stagliano alte nel cielo australe, regalandomi un’emozione unica. Non avevo mai sentito un silenzio così pieno. Alle prime luci dell’alba la savana si risveglia e la natura mostra il suo volto più autentico. Sono solo le cinque del mattino e, dopo un caffè, partiamo in silenzio, con la luce dorata che filtra tra le acacie, alla ricerca degli animali. E la magia si ripete ancora questa mattina con la visione degli elefanti che solcano lentamente il bush, mentre in cielo il sole inizia a far capolino.
Spiagge infinite e snorkelling tra gli squali
È già ora di ripartire da questo luogo che mi ha regalato così tante emozioni per raggiungere un’altra tappa del mio viaggio. Ma prima, mi fermo a colazione all’Hartford House, nelle Midlands, un’ex residenza coloniale immersa tra giardini inglesi, al cui interno si trova il Summerhill Stud, uno degli allevamenti più prestigiosi al mondo di purosangue. Un piccolo tour tra le scuderie e sono già in macchina in direzione South Coast che mi accoglie con la sua bellezza drammatica: baie solitarie, scogliere a picco, spiagge che sembrano non finire mai. A Scottburgh, passeggio tra le dune con la sensazione di essere sospesa nel tempo, mentre al largo, sfido la paura immergendomi all’Aliwal Shoal, paradiso dei sub, dove faccio snorkelling tra branchi di enormi squali pinna nera, pesci iridescenti e tartarughe. Prima di rientrare a Durban per il ritorno, dedico la mattinata a Oribi Gorge, un canyon vertiginoso, incastonato in una giungla subtropicale. Certo avrei potuto provare il Big Swing, uno dei salti pendolari più alti al mondo, ma ho preferito percorrere il ponte tibetano e la zipline, entrambi sospesi sopra il canyon da un’altezza vertiginosa. Quante emozioni in questo incredibile viaggio! ●
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Testo di Elena Barassi pubblicato su Confidenze 48/2025
















