Impegnatissima con due spettacoli teatrali, Flora Canto, mamma di due bimbi (Martina, nove anni e Niccolò, quattro), ci racconta come concilia lavoro e famiglia, grazie a una rete di affetti sempre pronti a dare una mano a lei e al marito, Enrico Brignano.
Come sono andate le feste, ti sei rilassata o hai anche lavorato?
«Entrambe le cose. La vigilia di Natale ho organizzato una cena con i parenti di Enrico, mentre il 25 sono venuti i miei a pranzo. A Capodanno io ed Enrico eravamo in scena insieme, al Teatro Sistina, e poi ho iniziato le prove del mio spettacolo».
Hai debuttato il 6 gennaio, al Sistina di Roma, con il tuo show: “Me la Canto e me la sogno… ancora”. Hai festeggiato la Befana?
«Sì, con i bambini abbiamo fatto colazione e aperto le calze. La Befana mi ha portato dolci e un bel pubblico caloroso a teatro».
Che effetto fa recitare, sola, al Sistina?
«È un tempio della recitazione, sento una grande responsabilità. Poi, una donna in scena da sola mancava da più di 10 anni. L’ultima era stata Michelle Hunziker».
Come nasce questo spettacolo?
«L’ho scritto tutto io, ci ho messo quasi quattro mesi. Nasce da tutte le volte che mi fermano per strada per chiedermi se mio marito a casa è simpatico come in tivù. Io rispondo: “No signora, a casa è come il suo!”. Così ho deciso di raccontare, con ironia, la nostra quotidianità. Lo porto in scena dal 2024, sempre con nuovi episodi. Vengono tante donne, si portano i mariti e si divertono. C’è anche molta musica, quattro ballerini, io canto anche. È una grandissima soddisfazione».
Fai concorrenza a tuo marito?
«No, la star di famiglia è lui. Siamo una squadra. Mi ha supportato sistemando parte della scenografia, lui è cintura nera di bricolage».
Da febbraio sarai in tournée anche con “Cantando sotto la pioggia”. Sei la protagonista femminile?
«Sì e Martina Stella fa la mia rivale. Io e lei non potremmo essere più diverse, ma siamo diventate amiche. Conciliare una tournée e la famiglia non è facile, il sacrificio più grande è la lontananza dai figli. Se posso cerco di tornare, guidando di notte per chilometri, se sono troppo lontana, faccio le videochiamate. Dormire in albergo da una parte è relax, dall’altra mi crea sensi di colpa».
Vengono anche a Enrico, quando è in giro per lavoro?
«No, il papà è fondamentale ma non indispensabile per la gestione quotidiana dei figli».
Cercate di non essere mai impegnati contemporaneamente?
«Ci proviamo, ma a volte le date si accavallano. In caso di necessità subentrano i rinforzi: mamma, nonna e la tata. Sono tranquilla perché con loro i bambini sono sereni. Il nostro lavoro per i figli è la normalità. Una volta la maestra ha chiesto di descrivere che lavoro fa la mamma. Martina, ha scritto: “Mia mamma si trucca ed esce tutte le sere”. Sono andata a spiegarmi con l’insegnante, perché non pensasse male… Ora le sue maestre vengono sempre a vedermi a teatro».
Come sono i tuoi bimbi?
«Niccolò è tutto suo padre, è laziale come lui e già romanza le cose e fa battute. Martina assomiglia a me, come me è romanista, solare e sensibile. Studia canto e hip hop ma vuole fare la ricercatrice. Cerco di insegnarle a essere forte e a farsi rispettare. Spero che i bambini crescano strutturati, capaci di difendersi, ma abbiamo insegnato loro anche il rispetto e la gentilezza. Ogni tanto bisticciano ma sono legatissimi e fanno tutto insieme».
Che genitori siete?
«Io sono molto fisica, affettuosa, però so dare regole, insomma, equilibrata. Il tablet possono utilizzarlo poco e il cellulare Martina lo avrà solo fra due anni. Enrico invece si è trasformato con la nascita dei figli: era burbero, ha imparato la bellezza degli abbracci, si è sciolto. È bravissimo a costruire piste, castelli e trenini, i bambini si divertono. L’unico rimprovero che gli faccio è che, in macchina nel traffico, si lascia scappare qualche parolaccia piuttosto pittoresca!».
Come definiresti la tua famiglia?
«Divertente, ricca di cose da fare, mai noiosa, una famiglia “intensa”».
Sei orgogliosa di quello che hai costruito come donna e come attrice?
«Molto, ho raggiunto traguardi importanti. Diventare mamma è una grande cosa e una fortuna. Poi il matrimonio (nel 2022) ha chiuso il cerchio. Sul piano artistico sono soddisfatta, ma si può sempre migliorare. Il mio sogno è riportare il varietà in tivù».
Sei molto amica di Carlo Conti, gli hai chiesto un ruolo a Sanremo?
«Sì, ma non me l’ha dato. Gli ho detto: “Speriamo che l’anno prossimo il Festival lo faccia un altro, così almeno ho una speranza!”».
Da piccola pensavi di fare l’attrice?
«Sì, ho delle foto a otto anni, sul palco, in campeggio. Facevamo un musical, cantavo e ballavo. Ero fan di Raffaella Carrà e di Anna Marchesini, i miei grandi esempi. Poi a 19 anni ho iniziato, a teatro con Lino Banfi».
Ha contato di più l’aspetto fisico, la determinazione o il talento?
«La bellezza è il primo biglietto da visita, però va unita a talento e carattere».
Hai conosciuto Enrico per lavoro. Pensi mai a come sarebbe la tua vita se non fossi andata a quel provino?
«In realtà, se non fossi andata al Sistina a vedere Michelle Hunziker. Quella sera faceva freddo e non volevo uscire, ma poi sono andata e lì ho incontrato l’ex produttore di Enrico. Mi aveva vista recitare e mi ha detto: “Brignano cerca attrici per il nuovo spettacolo, vieni ai provini”. Da lì è iniziato tutto».
La cosa più bella che ti dice tuo marito?
«Mica te la posso dire sul giornale!».
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Intervista di M.G. Sozzi pubblicata su Confidenze n 3/2026
Foto cover: Roberto Bacci/karmapressphoto
















