Mauritius, splendido mosaico

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Sulla piccola isola vulcanica dell'Oceano Indiano convivono popoli e religioni. Un viaggio da sogno, tra lunghe distese di sabbia color vaniglia, mangrovie e foreste di ebano, rituali antichi e un’ospitalità accogliente

Gemma incastonata nell’Oceano Indiano, Mauritius è una piccola isola vulcanica di cui ci si innamora a prima vista. Dina Arobi, l’isola che luccica, l’avevano soprannominata i primi naviganti arabi, che approdarono su quest’isola disabitata, parte dell’arcipelago delle Mascarene. Ritornarci è ogni volta un’esplosione di emozioni. Sarà per via del sorriso dolce della popolazione creola, ma pure per quel mosaico di popoli e religioni che fa sì che convivano in perfetta armonia templi hindu, tamil e chiese cristiane. Mentre prepotente e vigoroso è il suono del séga, una musica ancestrale, ricordo dei tempi delle colonizzazioni e della schiavitù, che di notte riecheggia in sensuali danze intorno al fuoco.
Il Ganga Talao e le terre di ChamarelProprio per assaporare il lato romantico dell’isola, la mia prima tappa è Ganga Talao, o Grand Bassin, un lago vulcanico, incastonato tra le alture verdeggianti, secondo la leggenda frutto di una lacrima di Shiva, il luogo più sacro dopo il Gange per gli induisti. Ed ecco davanti a me la statua colossale di Shiva, alta 33 metri, che veglia sul lago con la sua maestosa presenza, simbolo di protezione e benevolenza. Passeggiando lungo le sponde del Ganga Talao, tra il profumo dell’incenso che si mescola all’aria tersa e le preghiere sussurrate dai fedeli, il tempo sembra sospeso, e la mia mente si lascia avvolgere da un senso di pace. Ma è il momento di lasciare questo luogo che ogni volta mi ammalia per visitare le terre di Chamarel, uno dei fenomeni geologici più affascinanti al mondo: le dune multicolori si alternano in sfumature di rosso, ocra, blu e viola, creando un effetto quasi onirico. Qui, la natura sembra davvero aver giocato con la tavolozza dei colori, lasciando un’opera d’arte a cielo aperto che muta a seconda della luce del giorno. Accanto a questo spettacolo naturale, intravedo la Cascata di Chamarel, che, con il suo salto di circa 100 metri, si staglia tra le rocce laviche, incorniciate da una vegetazione lussureggiante. Il fragore dell’acqua che si infrange sulla pietra è un inno alla potenza e alla bellezza della natura. Dopo questa giornata dedicata alla contemplazione, è tempo di rientrare nel resort che si trova su una scenografica penisola privata, all’interno del Blue Bay Marine Park. All’ombra di casuarine e alberi di mango raggiungo la mia camera che è a un passo dal mare e da cui mi godo un tramonto che infiamma il cielo di rosa e arancio.

Nella riserva naturale

Dopo una veloce colazione a base di frutti tropicali, raggiungo la barca per una giornata di mare. La prima tappa è l’Île aux Fouquets, o Isola del Faro. Un piccolo lembo di terra che ospita un faro abbandonato, che mi regala un’atmosfera surreale, con il vento che soffia tra le rovine, mentre il mare ribolle contro le rocce vulcaniche. Proseguendo, la barca mi porta all’Île aux Aigrettes, una riserva naturale dove osservo la tartaruga gigante di Aldabra e il raro piccione rosa, entrambi salvati dall’estinzione, e ciò che rimane della foresta secca costiera che una volta ricopriva gran parte dell’isola. Questa fu anche l’ultima area in cui visse il dodo, il buffo tacchino di enormi dimensioni che si estinse nel 1681 dopo essersi imbattuto negli olandesi. Prima di arrivare nella scenografica Ile aux Cerfs, ci dirigiamo alla Cascata del Grand River Sud-Est, la cui vista dalla barca è spettacolare: l’acqua, che si riversa con fragore tra le rocce nere, crea incredibili giochi di luce, componendo una sinfonia naturale indimenticabile. Una volta posati i piedi sulla sabbia dell’Île aux Cerfs, il cui nome deriva dalla presenza di cervi introdotti dai coloni olandesi nel XVII secolo, è tempo di immergermi nelle calde acque dell’Oceano Indiano, osservando i pesci colorati muoversi, come in una danza, tra i coralli. E subito dopo mi godo un pic nic a base di insalata di cuori di palma e granchio e gamberi alla mauriziana.

Frutti tropicali e tante spezie

L’entroterra color smeraldo punteggiato da laghi e crateri di vulcani spenti, disseminato da piantagioni di canna da zucchero e da rosseggianti alberi flamboyant, nasconde segreti inaspettati. Come la foresta di ebano, una riserva protetta dove gli alberi secolari di questo legno prezioso intrecciano le loro radici tra le rocce laviche. Passeggiando nella foresta raggiungo un punto panoramico da cui la vista sulla costa è davvero pura magia. Prima di raggiungere, nel pomeriggio Port Louis, la capitale, mi godo un giro in canoa tra le mangrovie della spiaggia del mio resort che sembrano proteggere le limpide acque. Più tardi, il trambusto della capitale che si mescola all’eleganza dei palazzi coloniali mi stupisce. Soprattutto quando percorro le stradine intorno al mercato centrale, in cui le spezie diffondono nell’aria un aroma di curcuma, cardamomo e zenzero, mentre le bancarelle traboccano di frutti tropicali, dalle succose papaye ai litchi. Un tour veloce al Caudan Waterfront dove faccio incetta di tessuti colorati, baccelli di vaniglia e spezie e sono pronta a vivere un’incredibile esperienza tra le acque profonde dell’oceano. Mentre la sagoma imponente di Le Morne Brabant, ancestrale blocco monolitico di roccia basaltica, simbolo della sofferenza degli schiavi dell’isola, sembra proteggermi dall’alto, mi getto nelle acque profonde e nuoto mentre decine di delfini danzano accanto a me. Misteriosi e affascinanti. Come questa piccola perla dell’Oceano Indiano.

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Testo di Elena Barassi, pubblicato su Confidenze 3/2026

Foto: MTPA

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